BufalenetI social network si ingozzano di bufale e fanno ingozzare i proprietari dei siti bufalari. La superficialità di un click può innescare cascate di condivisioni fatali. Ma per fortuna, molte bufale hanno le gambe corte grazie a Bufale.net: un blog di cittadini che, gratuitamente (non fanno parte di nessuna istituzione), smaschera le notizie false, diffondendo a sua volta la versione giusta. È un servizio che gli anglosassoni chiamano di debunking, insomma: è una lotta all’ultimo click tra disinformazione e informazione. Certi post su facebook hanno raggiunto le centinaia di migliaia di condivisioni. “È un fenomeno in crescita, pericoloso, da non sottovalutare – spiega Luca Mastinu di Bufale.net al panel I pericoli nell’era del giornalismo del Festival Internazionale del Giornalismo alimentare – i siti bufalari si arricchiscono grazie ai click sui banner (le inserzioni pubblicitarie che fuoriescono ovunque sullo schermo) oppure con la messa in atto di vere e proprie truffe, che prontamente segnaliamo alla polizia postale“.

IDENTIKIT DI UNA BUFALA

Navigando in rete è facile sentire puzza di bufale e alcuni indizi possono confermare i sospetti. Innanzitutto lo stile. “Le bufale fanno leva sull’emotività: esasperano rabbia, paura e dolore” commenta Mastinu. Poi c’è da tenere d’occhio il tema. “Le più virali hanno come oggetto l’immigrazione o l’alimentazione”. Tra le categorie più bersagliate ci sono gli immigrati fortunati, i pensionati sfortunati, oppure gli onnivori e i vegani che a turno diventano cattivi. “Una questione ricorrente quasi come una fissazione è la carne cinese di cane, a rischio vendita nei nostri supermercati, poi, altre bufale diffusissime sono sul pericolo di cataclismi o sulle vaccinazioni”.

Da controllare è la fonte. “I siti bufalari usano nomi simili alle testate ufficiali, imbrogliando la lettura veloce degli internauti”. Infatti, c’è Reppubblica con un p di troppo, il Giomale con la m, Il fatto quotidaino che invertendo due lettere diventa forse una rivista su bambi? E ancora confusione si crea con La gazzetta della Sera o con l’unione di due testate come Libero-giornale.

“La diffusione di notizie da parte dei bufalari è talmente impetuosa che non viene posta attenzione alla correttezza dell’italiano e spesso il messaggio è mantenuto identico anche quando colpisce aziende diverse”.

Last but not least ci sono le cosiddette frasi esca: i clickbait. “Condividi se sei indignato”, “fai girare se sei una persona onesta” o “se ha finito la pazienza”. Mentre per farsi aprire il sito, si usano ami come “guarda l’incredibile risposta”, “è pazzesco come è andata a finire”.

MA SONO INNOCUE?

“Le bufale non sono affatto innocue – risponde Mastinu – danneggiano sia i venditori sia i consumatori. Intanto mettono in cattiva luce determinate categorie della società. Poi quando parlano di alimentazione possono influenzare negativamente le vendite delle aziende”.

È sotto gli occhi di tutti come l’allarme olio di palma, nel giro di pochi mesi, abbia rivoluzionato gli scaffali dei supermercati. Si può solo immaginare quale sia stato l’effetto del post attribuito a molteplici marchi di acqua minerale che riporta il caso di un bambino finito all’ospedale per aver bevuto dell’acqua tossica.

Ma le bufale, quando hanno a tema i vaccini, possono innescare reazioni di boicottaggio tali da minacciare la salute pubblica. Negli ultimi anni il Ministero ha dovuto rafforzare le sue campagne di vaccinazione proprio perché una larga fetta di persone intimorite dai messaggi sul web ha scelto di non vaccinarsi. Tale decisione non è solo individuale, ma ricade sugli altri, perché aumenta il virus in circolazione.

Come porre fine a queste nefaste catene di Sant’Antonio?  Facebook ha allo studio un sistema per segnalare agli utenti che si è di fronte a notizie discutibili. “C’è un vuoto legislativo – chiosa Mastinu – se sono truffe indaga la polizia postale, se attaccano le aziende è difficile che le stesse portino avanti cause per diffamazione, e ad ogni modo in tutti gli altri casi, chi tutela i cittadini e la società? Google ha provato ad intervenire eliminando i banner sui siti bufalari. Ma è una situazione ancora dai contorni sfumati”.

E intanto la moltiplicazione delle bufale e dei pesci (abboccati) procede.

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Corrispondente dalla sua terra ligure. Approda a Giornalisti nell'erba dopo l'esperienza elettrizzante di inviato in "Expo Milano 2015". È laureato magistrale in Biologia a Milano. Gruppo sanguigno: giornalista ambientale e scientifico, ma ha scritto per diverse testate dalla cronaca, alla politica fino al settore ho.re.ca. Ama la natura sotto il pelo dell'acqua, con maschera e pinne, ma anche dall'alto, ottimo sul dorso di un cavallo. La comunicazione è l'ingrediente delle sue giornate. Collabora con Acquario di Genova (ha un passato da Whale watcher). Colazione rigorosamente focaccia e cappuccino. Aperitivo, spritz o Mohito. Appassionato di arte (debole per Caravaggio), bioetica, lettura e feste in spiaggia in buona compagnia. Contatto: g.vallarino@giornalistinellerba.it

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