“L’inverno sta arrivando”, ripetono preoccupati i personaggi de Il Trono di Spade. Ghiaccio e freddo spaventano il continente fantasy dove le stagioni durano tantissimi anni. Ma “L’inverno non sta arrivando”, potremmo dire noi. La Groenlandia è al caldo, vittima del global warming. La calotta glaciale artica si sta sciogliendo: confluiscono nell’oceano 300 miliardi di tonnellate di ghiaccio ogni anno; il ghiacciaio Petermann, uno dei più grandi della Terra, grande quanto Manhattan, nel 2030 potrebbe non esistere più. Greenpeace – in missione con la nave Arctic Sunrise – non lo sta perdendo di vista, misurando e seguendo le evoluzioni della rottura.

È una situazione critica. E a venire in soccorso questa volta è l’attore Nikolaj Coster-Waldau, che, appunto, nella serie de Il Trono di Spade è Jaime Lannister. Nessun bianco destriero né armatura dorata ma zaino e telecamera. Nikolaj – nominato oltretutto Goodwill Ambassador dell’ONU – sta lavorando assieme al team di Google Street View a un progetto che usa Google Maps per documentare lo scioglimento di molte aree della Groenlandia.

Lo scopo del progetto? Far aprire gli occhi. “Possiamo ancora una volta, non credere ai grafici o ai report scientifici, ma possiamo davvero rimanere indifferenti se ci troviamo faccia a faccia con le immagini scottanti di ghiacciai che si sbriciolano a cui accedere con un click dello smartphone?” incalza Nikolaj.

Non è la prima volta che il Trono di Spade si intreccia con la scienza. L’estate scorsa i due draghi Drogon e Viserion prestarono il nome a due nuove formiche scoperte in Nuova Guinea. Adesso Jaime fa il testimonial prezioso contro il cambiamento climatico, unendosi ai tanti volti del cinema che stanno dando una mano all’ambiente, come Kevin Spacey, Schwarzenegger o Henry Cavill.

In Groenlandia è in atto una metamorfosi: aree che prima erano coperte di bianco adesso mostrano la terra nuda. Ed è una metamorfosi su più livelli, che colpisce anche l’antico popolo Inuit con la sua economia di sussistenza e i suoi costumi. La pesca e la caccia che hanno rappresentato tutto per millenni sono in declino. La terra ora spoglia cede il posto allo sfruttamento minerario. Ed è una magra consolazione, un triste baratto che fa i conti con la crisi delle riserve d’acqua, l’innalzamento degli oceani, la distruzione degli ecosistemi costieri. Il global warming minaccia anche il turismo sostenibile, importante scudo per il popolo Inuit che si è trovato all’improvviso immerso in una società occidentale senza risorse per sopravvivere.

La metamorfosi non ci restituirà più i paesaggi unici della Groenlandia, le sorgenti termali vista neve dell’isola remota di Uunartoq, né il maestoso fiordo di Qooroq. “Dobbiamo fermare il declino, io sto cominciando da casa mia, sono danese e mia moglie è groenlandese, i miei figli appartengono per metà a questo paradiso, ma tutti siamo soggetti ai cambiamenti di un pianeta che si surriscalda, dobbiamo unire le forze, ognuno deve fare la sua parte cominciando dalla propria realtà”.

 

 

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Corrispondente dalla sua terra ligure. Approda a Giornalisti nell'erba dopo l'esperienza elettrizzante di inviato in "Expo Milano 2015". È laureato magistrale in Biologia a Milano. Gruppo sanguigno: giornalista ambientale e scientifico, ma ha scritto per diverse testate dalla cronaca, alla politica fino al settore ho.re.ca. Ama la natura sotto il pelo dell'acqua, con maschera e pinne, ma anche dall'alto, ottimo sul dorso di un cavallo. La comunicazione è l'ingrediente delle sue giornate. Collabora con Acquario di Genova (ha un passato da Whale watcher). Colazione rigorosamente focaccia e cappuccino. Aperitivo, spritz o Mohito. Appassionato di arte (debole per Caravaggio), bioetica, lettura e feste in spiaggia in buona compagnia. Contatto: g.vallarino@giornalistinellerba.it

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