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Dopo la decisione del parlamento europeo di innalzare i limiti consentiti di emissioni di ossidi di azoto delle automobili e il rifiuto da parte del Governo italiano di accorpare le elezioni amministrative al referdum sulle trivellazioni, arriva un’altra pessima notizia per l’ambiente e, in particolare, per il clima.

Il 9 Febbraio la Corte Suprema degli Stati Uniti, con 5 giudici favorevoli e 4 contrari, ha bloccato il “Clean Power Plan” (CPP) su richiesta di 29 Stati (per la maggior parte sotto controllo dei Repubblicani) e di industrie del settore elettrico e dell’estrazione del carbone.

Il ricorso era stato presentato con la seguente motivazione “espande illegalmente i poteri di regolazione del Governo federale”.

La sospensione riguarda l’obbligo da parte degli Stati di presentare i loro piani di taglio delle emissioni di CO2 nel comparto elettrico ma, al momento, l’entrata in vigore del CCP fissata per il 2022 non sembra essere messa in discussione.

Nonostante la decisione, i governatori di alcuni stati, tra cui California e Colorado, hanno dichiarato che proseguiranno comunque con il loro piano di taglio delle emissioni.

A tal riguardo, non si è fatta attendere una dichiarazione da parte della Casa Bianca, contraria alla decisione della Corte: “Il CPP si basa su solidi fondamenti legali e tecnici e dà agli Stati il tempo e la flessibilità necessari per sviluppare normative per la riduzione delle emissioni disegnate sulle esigenze locali ed efficienti dal punto di vista dei costi e offirà benefici in merito alla qualità dell’aria, della salute pubblica e all’occupazione”.

Questo provvedimento era stato annunciato da Obama per ridurre i rischi derivanti dai cambiamenti climatici e prevede il taglio delle emissioni di CO2 generate dal sistema elettrico con l’obiettivo di ridurle del 32% entro il 2030 e rispetto ai livelli del 2005.

Obama aveva puntato molto sul CPP durante la COP 21 di Parigi presentandola come la più ambiziosa misura per la lotta al cambiamento climatico degli Stati Uniti e tutto ciò avviene in vista della ratifica del “Paris Agreement” prevista per il 22 Aprile a New York.

Coincidenza o meno, il giorno dopo la decisione della Corte Suprema è arrivato un nuovo appello da parte del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon che esorta le Nazioni nel praticare politiche di decarbonizzazione, di resilienza e di sostenbilità e che invita la popolazione a far sentire la propria voce attraverso la campagnia #Means4Me. L’iniziativa consiste nella realizzazione di un video di 30 secondi, da condividere sui social usando gli hashtags #ParisAgreement e #Means4Me, in cui rispondere alla domanda “cosa significa per te l’accordo di Parigi?”.

Ci piacerebbe saperlo anche dai Governatori di quei 29 Stati americani.

Illustrazione di David De Angelis

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