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Perugia – Festival del giornalismo – “E’ una scelta molto coraggiosa quella di mettere a rischio la propria vita” afferma Giulio Rubino ai microfoni gNe presenti al festival del giornalismo di Perugia.
Poliziotto? Artificiere? Pescatore di profondità? No, o forse un mix dei tre. Il cofondatore di Irpi è un giornalista investigativo. Se si legano i tre mestieri al mondo delle notizie viene fuori la descrizione perfetta del suo lavoro: un poliziotto che denuncia e condanna la criminalità, un artificiere che disinnesca tutte le false informazioni e un pescatore (di notizie) di profondità che deve scendere ad esaminare ogni singolo dettaglio riguardante il caso in considerazione.
Il pericolo? Un attentato alla propria vita da parte delle bande criminali.
Perché? Perché rendere nota la propria identità espone a rischi sempre dietro l’angolo. Infatti, la maggior parte dei giornalisti investigativi che trattano di mafia dopo aver iniziato a rendere pubblico il loro lavoro, hanno iniziato a  girare con la scorta, Rubino no.
Saviano, anche lui grande ospite del festival del giornalismo, ne è l’esempio più grande.
E allora che consiglio dà Giulio a questo tipo di giornalisti? “Se uno è curioso non deve tirarsi indietro, ma andare a stuzzicare quei tasti che potrebbero scattare e far uscire le notizie giuste”. Sottolinea però, che proprio per la pericolosità del mestiere, la scelta di intraprendere questa strada deve essere presa con la piena consapevolezza personale e senza influenze esterne. Ma se qualcuno dovesse decidere di fare questo bellissimo mestiere, deve intestardirsi per andare in fondo alla notizia, senza farsi problemi, si può cambiare pure 100 volte idee sullo stesso caso. L’importante è avere la forza di rialzarsi per trovare una strada alternativa.

In chiusura, Giulio Rubino rilascia anche qualche dichiarazione su un tema d’attualità politica come la legge sulla legalizzazione della droga. Per lui è un modo per combattere le mafie, ma deve essere studiato il modo con cui la legge viene costruita. Come in Olanda? “Li’ è illegale coltivarla ed illegale venderla, ma è legale consumarla nei coffee shop. Credono che compaia dal nulla per magia? Di sicuro dietro ci sta qualcuno che la coltiva, che compie un gesto illegale e dunque dietro ci stanno i criminali e dunque dietro ci sta la mafia”.

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