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Fiorenzo Omenetto, docente di ingegneria biomedica, e David Kaplan, capo del Dipartimento di Bioingegneria della Tufts University hanno realizzato una seta tecnologica in grado di sostituire la plastica e ridurre quindi il suo impatto ambientale. Questa seta ha una biodegradabilità programmabile, può rimanere stabile anche per anni, sia in acqua che in terra o dissolversi istantaneamente. Attualmente non si riesce a produrre la seta in laboratorio ma si debbono usare i bachi, perché la seta sintetica non ha più le stesse caratteristiche di quella naturale. Questa seta tecnologica si può impiantare nel corpo senza doverla rimuovere chirurgicamente: infatti attualmente viene utilizzata per fare cornee artificiali e, magari in futuro, ci si potranno costruire pacemaker per il cuore. Si potranno realizzare dispositivi in seta in grado di essere un giorno utilizzati per rilevare basse concentrazioni di sostanze presenti nel nostro corpo, per esempio il glucosio o marcatori tumorali. Un altro dispositivo, in fase di progettazione, utilizza la seta per realizzare una “maglia” che avvolge la superficie del cervello, utile per per diagnosticare e trattare l’epilessia. Ci si possono costruire anche viti per fissare ossa fratturate, microaghi per iniezioni, ma anche predisporre dispositivi in grado rilasciare farmaci all’interno del nostro corpo. Questo materiale è in grado di conservare i farmaci perché non si altera ad alte temperature. In campo alimentare può essere usata per contenere delle informazioni: per esempio ci si possono costruire degli ologrammi commestibili. Questa “nuova” seta viene utilizzata anche per la micro-elettronica, per produrre pellicole trasparenti, per costruire componenti ottici. La nuova seta è molto resistente e quindi utile a produrre vari oggetti: ingranaggi, dadi, bulloni, tazze, imballaggi, nastri catarifrangenti. Molti di questi oggetti sono prototipi in fase di commercializzazione. In alcuni di questi progetti è coinvolta anche l’Italia, per esempio c’è una collaborazione con la Stazione sperimentale della seta di Milano e con il professor Zamboni del Cnr di Bologna al quale chiediamo se la “seta tecnologica” viene già utilizzata. “Per il momento è utilizzata in dimostratori: lenti, bicchieri, ologrammi, transistor, sensori, altri elementi elettronici ed ottici. Ancora non e’ sul mercato, ma ci stiamo lavorando…”. E’ molto costoso produrre e utilizzare questo materiale? “Poiche’ la seta e’ ancora molto usata nell’industria tessile, la materia prima non manca. Certo che se vogliamo, oltre a vestiti e cravatte, produrre lenti, bicchieri, elettronica eccetera….. ne dovremo produrre di piu’. Un punto molto importante e’ il costo: un bicchiere o un paio di occhiali di seta devono costare piu’ o meno quanto un bicchiere di plastica o un paio di occhiali di vetro o di plastica. Le analisi di esperti dimostrano che questo e’ possibile e quindi noi continuiamo a lavorarci su per arrivare a sostituire la plastica con la seta”.

Mattia Leonardi

9 anni, corrispondente da Livorno di Giornalisti Nell’Erba

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