Avreste mai pensato che la lana di pecora potesse essere la soluzione al problema dei disastri ecologici delle petroliere in mare?
L’inquinamento dei mari a causa della perdita di petrolio è purtroppo un tema sempre attuale, che molto spesso viene risolto troppo lentamente. Il passare del tempo tra gli incidenti e gli interventi per arginare le perdite infatti, sono molto lunghi, e questo non fa altro che aggravare il problema.

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Mario Ploner dell’azienda Tecnomeccanica Biellese, Mauro Rossetti dell’associazione Tessile e Salute,e Luciano Donatelli presidente della LD Consulting, hanno pensato ad un modo semplice per rispondere a tutto questo: il progetto Woolres (Wool Recycles Eco Sistem) che sfrutta la lana di pecora non trattata. Essendo un materiale idrofobo, la lana riesce ad assorbire il petrolio in superficie, senza catturare l’acqua. I vantaggi sono sia economici che ambientali. La lana utilizzata infatti è quella che viene scartata dalla filiera tessile a causa di una trama troppo grossolana, che non la rende lavorabile. Una volta assorbito il petrolio inoltre, questo può essere recuperato e riutilizzato, semplicemente strizzando la lana, e questo dovrebbe essere di incentivo per le aziende petrolifere stesse.

Inoltre i metodi utilizzati fino ad oggi per eliminare il petrolio, utilizzano additivi chimici, che comportano comunque un alto danneggiamento della flora e della fauna marina. L’uso della lana di pecora invece non ha nessun risvolto negativo: un chilo di lana può assorbire fino a 10 chili di petrolio, quindi con un rapporto di  1 a 10, ma questo rapporto sale a 1 a 220 se si tiene conto del fatto che la lana può essere riutilizzata fino a 22 volte senza perdere le capacità di assorbenza. Al termine di questi 22 lavaggi la lana inizierà a perdere in efficienza, ma potrà comunque essere utilizzata anche come combustibile industriale o per i pannelli isolanti delle case.

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Il prototipo di questo progetto è stato presentato alla Maker Faire Rome 2015, e lo scopo è quello di trovare compagnie navali disponibili ad applicare questo progetto alle petroliere. Tale sistema permetterebbe di risolvere il problema dell’inquinamento dei mari con un effetto immediato, iniziando da subito a raccogliere il petrolio, senza dover attendere l’arrivo dei soccorsi. Fino ad oggi, oltre ai numerosi test su scala ridotta, è stato fatto un solo test su ampia scala, ma nessuno in scala reale. A tale scopo a fine mese ci sarà un incontro in Messico, che si trova sulla tratta tra Venezuela e USA (rispettivamente uno dei più grandi produttori e uno dei più grandi importatori di petrolio) e che quindi è particolarmente sensibile a questa tematica, per cercare di trovare partner navali che possano sviluppare il prototipo su scala reale.

Chissà che, per una volta, la soluzione più semplice non sia anche la migliore.

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Sono laureata in Scienze della Comunicazione ed iscritta all'Ordine dei Giornalisti del Lazio, sezione pubblicisti. Ho studiato Fisica per tre anni, ma ho deciso di reinventarmi per seguire la mia strada. Raccontare, comunicare, rendere partecipi tutti di quello che succede nel mondo, senza pregiudizi, solo con passione. Perché è l’informazione l’arma più grande che abbiamo a nostra disposizione.

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