altInchiesta sulle iniziative dei Comuni italiani sede di atenei per informare gli studenti che vengono da fuori sulle abitudini della raccolta differenziata locale.

Trasferirsi in un altra città per iniziare gli studi universitari è un grande cambiamento per ogni ragazzo o ragazza: vivere lontani dalla famiglia in appartamenti o in case studenti e modificare tante consuetudini  è una grande novità. Fra le tante sfide c’è anche quella di scoprire come si fa la raccolta dei rifiuti sul posto: le città universitarie supportano gli studenti che vengono da fuori a scoprire le abitudini locali? Questa è la domanda che mi ha portato a cercare di fare una piccola inchiesta per avere un’idea di quale sia la situazione nelle principali sedi di facoltà.

Durante i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2012 ho contattato i Sindaci dei 50 comuni sedi di Università (Ancona, Bari, Benevento, Bergamo, Bologna, Bolzano, Bra, Cagliari, Camerino, Campobasso, Casamassima, Cassino, Castellanza, Catania, Catanzaro, Chieti, Como, Ferrara, Firenze, Fisciano, Foggia, Genova, L’Aquila, Lecce, Macerata, Messina, Milano, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Pavia, Perugia, Pisa, Potenza, Reggo Calabria, Sassari, Siena, Teramo, Torino, Trento, Trieste, Udine, Urbino, Varese, Venezia, Vercelli, Verona, Viterbo) individuati in base all’elenco degli atenei italiani fornito dal Centro studi orientamento (http://www.cestor.it/atenei/indice.htm)  per invitarli alla compilazione di un questionario relativo ad attività informative sulle procedure per la raccolta differenziata rivolte a studenti provenienti da altre città: sono stati chiesti il tipo di comunicazione fornita e  da quanto tempo questa è stata attivata, le indicazioni date, l’eventuale monitoraggio dei risultati, le ragioni alla base dell’iniziativa e il costo della stessa.

Nei siti dei Comuni che mettevano a disposizione l’indirizzo del Sindaco ho inviato una mail direttamente al primo cittadino, quando non c’era possibilità di comunicare direttamente con lui ho compilatoi moduli di contatto online del Comune oppure ho scritto all’URP.

Le città che hanno risposto sono state solo 19 (Aosta, Ancona, Bari, Bolzano, Bra, Castellanza, Como, Ferrara, Firenze, Genova, Lecce, Macerata, Messina, Milano, Perugia, Siena, Udine, Urbino e Venezia), e di queste solo 14 hanno avviato  attività informative per studenti universitari (Bra, Macerata, Bari, Siena, Bolzano, Milano, Urbino, Castellanza, Ferrara, Perugia, Firenze, Genova, Venezia e Ancona), 3 ci stanno pensando (Udine, Como e Aosta), mentre Messina e Lecce purtroppo, vorrebbero attivarsi ma non hanno disponibilità economiche.

I progetti più ricorrenti includono l’affissione di poster in citta e/o all’interno delle facoltà, la distribuzione di depliant e lettere all’interno delle sedi universitarie, oltre alla convocazione di assemblee, alla consegna di appositi contenitori per la raccolta differenziata e dalla distribuzione di materiale per la raccolta porta a porta. Poi ci sono anche iniziative più originali: Perugia ha organizzato addirittura uno spettacolo, ‘Pensa verde’ con Luca Pagliari, un’’eco-happy hour’, oltre a stipulare protocolli di intesa con le varie facoltà; Venezia ha pensato un programma speciale di raccolta rifiuti rivolto alle studentesse, e il progetto Junghans  con ESU (azienda regionale per il diritto allo studio)  per la raccolta differenziata nella casa dello studente della Giudecca. Questa iniziativa prevede formazione sia per i ragazzi  che per il personale interno, la distribuzione di materiale informativo sulle modalità e il calendario di raccolta, l’inserimento della raccolta differenziata nel regolamento interno alla casa dello studente ed anche un sistema premio/sanzione per i comportamenti corretti/scorretti nonché la redazione di un Manuale di progetto per la replicabilità delle buone pratiche attuate. Con il suo  ‘Apri la porta alla raccolta differenziata” il Comune di  Ferrara prevede un tutoraggio porta a porta da parte di un esperto rifiutologo per  insegnare a riciclare. Milano ha realizzato l’App  ‘PuliAmo’(anche se è stata pensata per tutti i residenti e non appositamente per gli studenti): inserendo il proprio indirizzo si ha a disposizione un calendario digitale della raccolta differenziata, la collocazione dei punti di raccolta più vicini, un dizionario aggiornabile che indica il corretto riciclaggio per gli oggetti su cui si hanno dubbi. Si può prenotare il ritiro di rifiuti ingombranti e segnalare con una foto le discariche abusive che, secondo alcune recensioni, vengono prontamente pulite. L’idea è davvero eccellente anche se forse l’App va perfezionata perché sembra spesso soggetta a crash. Anche il comune di Genova dichiara di avere l’App ‘ABC rifiuti Genova’ che però   sull’AppStore non c’è.

Quattro città hanno iniziato nel 2008 o prima, altre quattro fra 2009 e 2010 e le altre successivamente; solo 2 hanno dichiarato il costo che si aggira tra 1.500 e 2.000 euro. Le informazioni fornite agli studenti in ordine di importanza sono: il calendario e gli orari per il conferimento dei rifiuti, i contatti per avere più informazioni, i punti e gli orari di distribuzione del kit e  le modalità per una raccolta differenziata di qualità.

Sette città su  13 hanno previsto dei monitoraggi per valutare l’efficacia delle loro azioni come compilazioni periodiche di report  sui rifiuti differenziati, revamping in assemblee pubbliche, distribuzioni di questionari nelle facoltà con il supporto delle associazioni studentesche e  controllo della qualità merceologica dei rifiuti conferiti presso i punti di raccolta interni ai grandi complessi universitari; per il progetto Junghans, Venezia ha fatto verifiche a campione da parte del personale ESU della casa dello studente anche per valutare quali sono le frazioni merceologiche più presenti e avviare progetti per loro riduzione. In occasione della ‘Conferenza della Decrescita’ di settembre 2012, inoltre, sono stati pesati tutti i rifiuti prodotti e i risultati sono confluiti nel Bilancio di sostenibilità della conferenza in fase di pubblicazione. Macerata ha attivato l’iniziativa ‘Ti Incontro e ti Informo’ grazie alla quale alcuni informatori ambientali contattano studenti universitari ed altri residenti presso le abitazioni per verificare le tutti hanno ricevuto il materiale informativo e compreso le regole da rispettare, prendendo nota di eventuali segnalazioni e suggerimenti.

Fra le città cha hanno già attivato monitoraggi, Macerata, Perugia e Urbino hanno constatato risultati postivi, mentre Genova e Bari non hanno purtroppo ottenuto riscontri soddisfacenti.

Uno dei motivi principali che ha spinto ad attivare le iniziative di informazione per far conoscere le abitudini locali è il grande numero di studenti concentrati per lo più nel centro cittadino che incide sulla raccolta differenziata e la volontà di far collaborare anche gli studenti a mantenere la città pulita. Altre ragioni invece sono la necessità di ridurre rifiuti in prossimità delle università garantendo la qualità della raccolta, e la volontà di rispettare la normativa vigente ed educare e sensibilizzare i giovani ai problemi locali e ambientali più generali. In alcune città, come Macerata, la collaborazione con enti universitari è già avviata da tempo con riscontri positivi, mentre a Bolzano l’iniziativa è partita addirittura dallo stesso collegio universitario.

Nelle città che hanno partecipato all’inchiesta (quasi il 40% del totale di tutte le città universitarie contattate)  i 2/3 hannogià avviato attività informative di vario tipo per gli studenti che vengono da fuori allo scopo di mantenere il decoro cittadino e sensibilizzare ai problemi ambientali: è un peccato che ci siano comuni che pur volendo attivarsi non abbiano i fondi per farlo. Non ci sono dati per dire quali siano le situazioni nelle città che non hanno ritenuto opportuno dare informazioni in merito alle loro politiche informative ambientali per gli studenti universitari, né è possibile sapere per quali ragioni si siano rifiutate di partecipare all’indagine nonostante ben due solleciti da parte mia: credo però che abbiano perso un’eccellente occasione di contribuire alla diffusione di buone pratiche per un confronto vantaggioso per tutti. Spero che le poche ma interessanti informazioni che sono contenute in questo articolo siano comunque uno spunto valido per aprire un dibattito e una condivisione utile a coordinare iniziative valide tra chi si è impegnato a condividere la propria esperienza e  tanti altri comuni sedi universitarie distaccate che non rientravano nell’ambito di ricerca di questa indagine.

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