Non pungono soltanto ma fanno anche luce. Le meduse, da incubo dei bagnanti al mare, diventano una benedizione per gli abitanti delle città. Questi animali planctonici, che viaggiano alla deriva delle correnti, trasparenti e gelatinosi, composti per il 90% d’acqua, affascinano da sempre adulti e bambini. Ma adesso impiegando la loro proprietà di bioluminescenza potranno anche diventare molto utili.

La bioluminescenza in natura non è mica un caso raro. Questa reazione chimica che avviene per opera di geni è comune a oltre l’80% degli organismi marini. Capaci di bioluminescenza, ci sono vegetali come le alghe oppure animali come calamari, pesci e coralli.

Tuttavia, è solo da qualche anno che la bioluminescenza ha incontrato la tecnologia e dalla loro unione è nata una lampadina vivente, insomma che emette una bio-luce. È il caso della start-up francese Glowee che ha cominciato a lavorare studiando i geni responsabili di bioluminescenza reperibili nei batteri che vivono in simbiosi coi calamari e con le meduse. Gli scienziati di Glowee hanno estratto questi geni per poi reimpiantarli in altri batteri comuni, non tossici.

Il passo successivo è stato inserire la coltura batterica allevata, in un contenitore trasparente, garantendo, ovviamente, a tutto il gruppo di microrganismi i nutrienti per continuare a crescere e riprodursi quindi per continuare a fare luce. Sono stati scelti dei contenitori adesivi, in modo che si possano facilmente applicare a qualsiasi superficie di vetro. A oggi Glowee ha sperimentato illuminazioni di vetrine, insegne pubblicitarie, lampioni e segnaletica stradale.

Non è difficile intuire i vantaggi di questa scoperta che potrebbe in futuro sostituire le varie illuminazioni la cui elettricità è quasi tutta derivante da fonti fossili. È una fonte pulita, si potranno così ridurre le emissioni di CO2. Ma si abbasseranno anche i costi della bolletta: una coltura batterica cresce esponenzialmente consumando pochi nutrienti. Di sicuro potrebbe semplificare la vita a molte isole, a molti paesi emergenti o a zone urbane isolate.

Ma una volta “esaurite” dove vanno buttate queste lampadine? Nulla va sprecato: i batteri costituiscono una biomassa utile da impiegare a loro volta come fonte energetica. C’è ad ogni modo ancora molta strada da fare: bisogna risolvere il problema della durata che a oggi è nell’ordine di un mese. Intanto, il team di Glowee non si ferma: si stanno cercando di mettere a punto dei batteri che siano anche mangiatori di CO2 e che possano purificare le acque.

È il caso di concludere affermando quanto le potenzialità dei microrganismi siano davvero maxi.

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Corrispondente dalla sua terra ligure. Approda a Giornalisti nell'erba dopo l'esperienza elettrizzante di inviato in "Expo Milano 2015". È laureato magistrale in Biologia a Milano. Gruppo sanguigno: giornalista ambientale e scientifico, ma ha scritto per diverse testate dalla cronaca, alla politica fino al settore ho.re.ca. Ama la natura sotto il pelo dell'acqua, con maschera e pinne, ma anche sopra, ottimo a dorso di cavallo. La comunicazione è l'ingrediente delle sue giornate. Collabora con Acquario di Genova (ha un passato da Whale watcher). Colazione rigorosamente focaccia e cappuccino. Appassionato di arte (debole per Caravaggio), bioetica, lettura e feste in spiaggia in buona compagnia. Contatto: g.vallarino@giornalistinellerba.it

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