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Non è un periodo particolarmente felice per chi, appena finiti gli studi, si affaccia al mondo del lavoro; e non sempre si riesce a fare nella vita quello per cui si ha una grande passione. Oggi vogliamo dare un esempio positivo a chi si sente scoraggiato dai titoli dei giornali e dalle dichiarazioni dei politici. Intervistiamo Martina Zaroli, giovanissima imprenditrice, che ha fatto della sua passione un lavoro che porta avanti nel pieno rispetto dell’ambiente.

Dopo essersi laureata in Design della Moda al Politecnico di Milano, Martina si è data subito da fare e ha creato un suo marchio: AtelierPolline. Dopo l’università infatti non si è fermata e ha seguito corsi di Draping (modellazione a manichino), design della maglieria e tintura naturale. Nel suo piccolo atelier realizza completamente da sola abiti, borse e accessori usando vecchi vestiti e stoffe inutilizzate che si procura personalmente tra le mercerie e i negozi ormai chiusi della zona.

Non solo, li colora anche! Grazie alla tecnica shibori (una pratica molto antica usata dall’Africa al Giappone e da noi chiamata “tintura a riserva”) riesce ad ottenere nei suoi abiti sfumature particolarissime usando prodotti totalmente naturali come il caffè, le bucce di melograno o le cocciniglie (parassiti dei cactus dai quali si ottiene un forte color fucsia) e ovviamente rispetta l’ambiente: cosa non molto scontata visto che la quasi totalità dei tessuti che indossiamo ogni giorno sono colorati con sostanze chimiche che sono inquinanti se rilasciate nell’ambiente e in alcuni casi anche tossici per chi li produce o li indossa.

“Mi piacciono i materiali grezzi”. Un’intera collezione, infatti, è formata da borse realizzate con i sacchi del caffè e in ogni creazione viene messo molto impegnoper far risaltare il materiale di cui è composta, che torna così ad avere valore. Anche qui qualcosa di diverso da quello a cui siamo abituati: finto cotone, finta pelle, finta pelliccia e soprattutto tantissime fibre chimiche o di plastica (polietilene, nylon, elastene, ecc..) che sono concause di molte allergie e che rendono ogni abito uguale all’altro.

Una rinascita dell’artigianato e una ricerca della qualità in ciò che si compra e si produce sembra essere paradossale in questo periodo di crisi economica ma si è invece rivelata una scelta utile. Sono sempre di più i produttori di borse, abiti,mobili, addirittura giocattoli che vanno incontro a una fetta di mercato sempre più alta di consumatori accorti che comprano meno cose ma di maggiore qualità e che richiedono una certa attenzione anche ambientale. Ormai si stanno moltiplicando i marchi che sfoggiano magliette di cotone biologico, borse ricavate da vecchi scarti di sartoria, sedie fatte di cartone o mensole di plastica riciclata.

Molti di questi produttori sono quindi spinti più dalla competitività del mercato che da una vera a propria sensibilità ecologica. Non è questo il caso di Martina che fa parte di una generazione che ormai non riesce più a pensare a produrre qualcosa senza fare attenzione alle possibilità e ai limiti che l’ambiente offre.

alt“Mia nonna aveva una sartoria e già da piccola giocando andavo a frugare nel cestino degli scarti di tessuto per fare i vestiti alle bambole. Poi sono cresciuta e ho sperimentato strade diverse fino a quando non sono uscita dell’artistico e mi sono iscritta a Design della Moda. Gli studi mi sono stati utilissimi perché ho combinato la passione artistica e la creatività esercitate al liceo con la capacità organizzativa che ti insegnano al Politecnico: avere un ordine mentale ti aiuta a non perdere di vista gli obiettivi che ti proponi. Sono rimasta per un po’ in Università come assistente ma alla fine mi sono dedicata totalmente alla mia attività: in questi ultimi 12 mesi, oltre a frequentare corsi utili alla mia formazione, ho partecipato a diverse iniziative che mi hanno permesso di conoscere e collaborare con altri giovani artisti. Ho partecipato a START UP, al CREAM alla Fabbrica del Vapore e al Fuori Salone di Milano grazie anche alla spinta dei miei “studenti”. In tutto questo il mio maggiore sostegno è stata la mia famiglia che fa sempre il tifo per me: mi hanno lasciata libera di scegliere quello che volevo fare senza frenarmi o anteporre i loro sogni ai miei. Adesso mia madre in pratica mi fa da segretaria e ogni tanto per scherzare dico a mio fratello che quando sarò diventata ricca con il mio lavoro gli regalerò una macchina sportiva!”.

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