india-ratifica2 ottobre 2016 – Un altro 4,5% di emissioni di CO2, ossia quelle dell’India, si aggiunge alla lista prevista dall’Accordo di Parigi. Dopo la ratifica della Cina, degli Stati Uniti e dell’India, siamo ben vicini a quel 55% rispetto alle emissioni globali che fa scattare l’entrata in vigore del ParisAgreement. L’Europa, il cui ok è arrivato dal consiglio straordinario dei ministri dell’ambiente venerdì scorso e dovrà passare in parlamento questa settimana, farà superare la soglia. L’india, che è il terzo paese al mondo per emissioni, ha ratificato prima dell’Italia e di altri paesi europei. L’Europa, che in un primo tempo aveva intenzione di attendere l’iter di approvazione dei singoli paesi, ha invece accelerato e venerdì scorso l’Environment Council ha dato l’ok.

“L’India ha depositato nella sede dell’Onu a New York il documento di ratifica dell’accordo sui cambiamenti climatici”, scrive sui social network il ministro dell’Ambiente indiano Anil Madhav Dave. La consegna è avvenuta in occasione delle celebrazioni per il compleanno del Mahatma Gandhi.

Con l’India sono 62 i Paesi che rappresentano quasi il 52% delle emissioni globali che hanno ratificato l’accordo. L’Europa, che ratifica questa settimana, rappresenta il 12%. Siamo quindi ben oltre quel 55% di emissioni e quei 55 paesi previsti dall’accordo preso a Parigi durante la COP21.  Ma se l’Europa ha preso in mano la situazione per arrivare alla COP22 di Marrakech con i requisiti per l’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi, questo deve comunque essere ratificato nei singoli paesi UE. Finora l’hanno fatto in 7: Germania, Francia, Ungheria, Slovacchia, Malta, Portogallo e Austria.

gallettiIl Ministro Gian Luca Galletti, uscito soddisfatto dall’Environment Council di venerdì e con la promessa di una ratifica italiana entro COP22, comunque precisa:”L’Italia è stata determinante nel trovare l’accordo, che non era facile, anche perché abbiamo fatto i compiti a casa ed è passato un principio di equità nello sforzo di riduzione. Noi l’abbiamo voluto e l’abbiamo visto inserito nella dichiarazione finale”. Nell’ultimo paragrafo della dichiarazione congiunta infatti compare un richiamo al ruolo di “orientamento strategico” del Consiglio e un riferimento al principio di “equità” nella distribuzione dello sforzo di riduzione delle emissioni. L’Italia insomma vuol vedere “riconosciuti i suoi sforzi e i risultati già raggiunti dal nostro Paese”. Abbiamo dato e quindi ci fermiamo in attesa che gli altri facciamo meglio? E’ per questo che aspettiamo a ratificare? E le nostre politiche energetiche saranno davvero decarbonizzanti?

 

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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