di Filippo Bianchi e Arnaldo Bigi

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Perugia – Festival del giornalismo – Rabbia, razzismo, odio. Questo pensa la gente quando si parla del musulmanesimo. Khaled Diab, giornalista e scrittore, ha iniziato la sua personale battaglia contro i pregiudizi sull’Islam.
Il suo libro, Islam for political incorrect, è una riflessione sui cliché che affliggono ormai da tempo la nostra società. Il testo spazia su molti gli argomenti, ma l’autore si è soffermato soprattutto sul ruolo del velo e sull’uso degli stereotipi. All’autore sta particolarmente a cuore la figura dell’uomo medio islamico: visto da gran parte degli europei come misogino ed estremista, è una persona normale, che ama la sua famiglia e rispetta la moglie. Infatti sono molti gli esempi di uomini che hanno seguito la loro donna per amore. Donne che hanno avuto grandi problemi di integrazione nel mondo occidentale a causa del velo islamico, sempre messo in cattiva luce dagli europei. Di fatto, sono recenti le notizie giunte da Francia e Olanda che spiegano come alcuni leader politici vogliano, nel prossimo futuro, vietare il burka nei luoghi pubblici. L’autore continua parlando della Francia, paese che fin dalla Rivoluzione ha combattuto per rendere lo stato laico, e lo accusa di ipocrisia. Non si possono infatti vietare simboli islamici senza condannare quelli cattolici. Questo è alla base del razzismo che sibila tra la società.
La “maggioranza silenziosa”, così come l’autore chiama i musulmani “normali”, assiste tristemente alla figura che l’Europa gli ha ritagliato. Possono solo rifugiarsi nelle voci degli scrittori e dei giornalisti, come lo stesso Khaleb, che cercano di dare una nuova dignità al popolo islamico per un futuro senza velo (video).

 

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