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Giorgio Pacifici (TG2)

Perugia, 7 aprile – Festival internazionale del giornalismo – Argomento bollente quello affrontato durante il panel discussion di venerdì mattina riguardo il decommissioning nucleare in Italia. “Un tema da sempre molto sentito dalla popolazione e per questo difficile da raccontare” dichiara Giorgio Pacifici, caposervizio per le trasmissioni scientifiche del TG2. E per avere un quadro completo, non poteva mancare a questa conferenza Marco Sabatini, responsabile media relations di Sogin, società che si occupa dal 2000 dello smantellamento delle centrali nucleari in Italia.
Dopo il 1987, anno in cui l’Italia decide di interrompere le sua esperienza con il nucleare sulla scia referendaria, è stata infatti l’agenzia di stato Sogin a curare lo smantellamento delle centrali. La società opera attualmente su cinque siti legati al ciclo del combustibile nucleare oltre che nelle quattro centrali italiane di Latina, Caserta, Trino e Caorso. “Le principali difficoltà incontrate nello smantellamento sono progettuali e tecnologiche” conferma Sabatini durante l’evento. Le strutture di contenimento delle scorie risalgono tra gli anni ’50 e ’70. Il problema è che quando vennero costruite vennero fatte senza una prospettiva di smantellamento. Oggi ci ritroviamo con strutture poco funzionali per il contenimento dei residui nucleari nonostante il rispetto di rigide norme per la sicurezza che l’argomento richiede. Tra i compiti di Sogin c’è quello del decommissioning per la gestione dei rifiuti radioattivi che, se non trattati in

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Marco Sabatini (Sogin)

modo adeguato, porrebbero rappresentare un enorme rischio ambientale per il paese. “Occuparsi di questo argomento richiede una particolare attenzione” dice Pacifici durante il suo intervento.
Affrontare questioni così delicate richiede infatti una certa freddezza, un’impostazione giornalistica anglosassone che mosti i pro e i contro  senza però esprimere una personale opinione. “Un tema serio come quello del decommissioning deve essere esposto in modo interessante per il pubblico non risultando però mai banali e né superficiali”.  Alla domanda “I social possono aiutare a rendere più appetibile questo tema anche attraverso immagini?” Pacifici risponde illustrandone sia la grande potenzialità nella diffusione del messaggio ma anche la loro pericolosità per l’immediatezza e la velocità con cui si diffondono nel informazioni. “I social vivono del momento, per questo non sono in grado di lasciare al decommissioning lo spazio che un tema così importante merita”.
Una realtà complessa quella del nucleare, da tenere d’occhio e da raccontare. Magari anche fuori dai social, in modo da rendere disponibile un’informazione maggiormente qualitativa e professionale. 

 

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