“L’olio di palma è dannoso per l’ambiente”.  La frase in sé non ha molto senso. L’impatto della coltivazione di palma da olio sull’ambiente, numeri alla mano, pare sia decisamente inferiore a quella di moltissimi prodotti della terra simili: a parità di quantità di prodotto, il terreno e le risorse naturali impiegate sono nettamente inferiori, così come l’uso di fertilizzanti, rispetto ad altre colture di olii vegetali. Non chiede acqua, e non ha bisogno di fertilizzanti (rapporto 1 a 6 rispetto ad esempio alla colza). Occupa, una minima parte di terreno rispetto alle altre (oliva, girasole, colza, soia, ecc) e non chiede nulla per crescere, quindi è tecnicamente più sostenibile. 

La palma da olio ha una resa media di 3,47 tonnellate per ettaro: 5 volte più della colza (0,65 t/ettaro), 6 volte di più del girasole (0,58 t/ettaro), 9 volte più della soia (0,37 t/ettaro) e 11 (0,32 t/ettaro) volte rispetto all’olio di oliva. La palma da olio utilizza 17 milioni di ettari di terreno per fornire il 35% del fabbisogno mondiale di olio vegetale, mentre servono 111 milioni di ettari perché la soia garantisca appena il 27% del fabbisogno globale. Non chiede tanta acqua (ma anche qui i calcoli non sono tutti concordi),  non ha bisogno di gran quantità di fertilizzanti (rapporto 1 a 6 rispetto ad esempio alla colza). Occupa una minima parte di terreno rispetto ad altre coltivazioni analoghe e non chiede nulla per crescere, quindi è tecnicamente più sostenibile. Almeno a breve termine.

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Mettendo un attimo da parte la questione deforestazione, che può essere approfondita partendo da qui, dal punto di vista delle risorse naturali, come si diceva, l’olio di palma è effettivamente più sostenibile. La quantità di risorse naturali e di terreno necessario per coltivare le piante – a parità di quantità di prodotto – utilizzata dalla palma rispetto all’olio di colza, di girasole, di soia, di oliva, è decisamente inferiore.

differenze impatto soia palma

Questi numeri non sono da sottovalutare quando si parla di cibo, soprattutto se si considera che la popolazione mondiale da sfamare (oggi 7.4 miliardi di persone tra cui molte in sofferenza da cibo; numero che entro il 2050 si prevede arrivi a più di 9 miliardi e, possibilmente, in migliori condizioni alimentari) è in crescita esponenziale mentre il pianeta è invece in rapido calo di superficie coltivabile per cambiamenti climatici e urbanizzazioni.

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Qualche altro dato utile. 

– La coltura della palma da olio genera più olio per ettaro rispetto alle altre colture. Un ettaro di palme produce 3,5-4 tonnellate di olio, 10 volte rispetto a un ettaro coltivato a soia, 7 volte il girasole, 5 volte la colza. A parità di produzione serve meno terreno coltivato
– Rese in tonnellate di olio per ettaro: palma 3,47, colza 0,65, girasole 0,58, soia 0,37, oliva 0,32 (FaoStat 2012)
– Con 17 milioni di ettari di terreno coltivato a palma, pari al 5% delle colture per semi da olio e lo 0,3% dei terreni agricoli mondiali, si produce il 35% del fabbisogno globale di oli, con 111 milioni di ettari coltivati a soia si produce il 27% del fabbisogno mondiale di oli
– Nei prossimi decenni per sfamare l’umanità serviranno 30 milioni di tonnellate di oli vegetali in più (Nazioni Unite, Oil World 2010)
– Nei prossimi decenni per sfamare l’umanità serviranno 70 milioni di tonnellate di oli vegetali in più (The Malaysian Palm Oil Sector-Overview 2012)
– Per soddisfare la domanda futura di oli prevista dall’Onu (30 milioni di tonnellate in più) serviranno altri 8 milioni di ettari (pari alla superficie della Cecoslovacchia) coltivati a palma, oppure 43,3 milioni di ettari (pari alla superficie della Svezia) coltivati a colza oppure 62,5 milioni di ettari (pari alla superficie dell’intera Francia) coltivati a soia (Fonte Il Sole24Ore)

La Malesia ha destinato alle colture il 23,9% della sua superficie (l’Italia il 47%) e vuole mantenere a foresta oltre il 50% del territorio (Banca mondiale)

“Sulle necessità idriche della coltura di olio di palma la maggior parte della recente ricerca pubblicata nella letteratura internazionale è stata condotta in Malesia e in Africa francofona occidentale. La struttura vegetativa unica della palma (fusto e foglie) insieme al lungo intervallo tra l’inizio di fiori e la raccolta della frutta matura (circa tre anni) significa che i collegamenti causali tra i fattori ambientali (in particolare acqua) e la resa sono difficili da stabilire. La maggior parte delle radici si trova intorno al mezzo metro nel sottosuolo, ma le radici possono raggiungere una profondità superiore a 5 m e diffondersi lateralmente fino a 25 m dal tronco. Non è facile misurare il consumo di acqua reale di palma da olio” (FAO, studio del 2011

Secondo Flaviano Bianchini, attivista per i Diritti Umani, fondatore e direttore di SOURCE International invece le piantagioni da palma consumano talmente tanta acqua che costringono a modificare anche le deviazioni dei fiumi. In Guatemala – spiega – i due fiumi non arrivano più al mare e sono state lasciate 45000 persone senza acqua per poter coltivare. il paradosso è che in Guatemala la bolletta dell’acqua non viene pagata dalle imprese estere, che possono deviare il corso e farne ciò che vogliono.

Rischio alluvione. La palma da olio è sempre più fondata su torbiere in tutta l’Indonesia. Una delle preoccupazioni è che il drenaggio necessario per la coltivazione della palma da olio in torbiere porta a cedimenti del terreno, aumentando potenzialmente il rischio di alluvioni future.

Rischio biodiversità. Rispetto alle foreste, le piantagioni di palma da olio in generale danno un supporto inferiore alla ricchezza di specie e all’abbondanza di impollinatori invertebrati (Sodhi et al., 2010). Liow, Sodhi & Elmqvist (2001) hanno trovato abbondanze inferiori, ma una maggiore diversità di api impollinatrici. Ulteriori perdite di impollinatori possono essere anticipati a causa dell’inquinamento da incendi su vasta scala.

Il flusso di energia dell’ecosistema diminuisce del 51% nella transizione da foresta tropicale a coltivazione. Il flusso di energia indica un ciclo complesso che inizia dai raggi solari, la più importante fonte di energia che “entra” in un ecosistema. Le piante usano i fotoni (la luce) per trasformare l’anidride carbonica e l’acqua in materiale organico, foglie, frutti e rami. Poi, animali e funghi si nutrono di parti degli alberi, e si crea così un importante flusso di energia lungo i nodi della rete alimentare nell’ecosistema. La diminuzione di questo flusso segnala una perdita di efficienza e funzionamento dell’ecosistema.

Nel solo 2010, secondo uno studio pubblicato da Nature climate change, il disboscamento nel Kalimantan (la parte indonesiana dell’isola del Borneo) per la coltivazioni di palma da olio ha prodotto più di 140 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

E un articolo del 2010 afferma che l’emissione di CO2 causata dalla decomposizione delle torbiere bonificate a Sumatra e nel Kalimantan è stata, nel 2006, tra 355 e 855 milioni di tonnellate. Allo stesso tempo, la bonifica delle torbiere e la deforestazione modificano il ciclo dell’acqua e altri “servizi degli ecosistemi” delle foreste tropicali pluviali e di quelle situate su paludi o torbiere. Una foresta tropicale, per esempio, produce molto più ossigeno e assorbe più CO2 di una coltivazione di palma da olio, considerato il ciclo di vita dei due ambienti.

Un recente studio sembra invece dire che il bilancio del carbonio nel suolo resta uguale.

 

https://www.researchgate.net/publication/231922452_THE_water_relations_and_irrigation_requirements_of_oil_palm_Elaeis_guineensis_A_review

https://www.cambridge.org/core/journals/experimental-agriculture/article/div-classtitlethe-water-relations-and-irrigation-requirements-of-oil-palm-span-classitalicelaeis-guineensisspan-a-reviewdiv/CC4E0C8360BF74EB8A25B2A8C866137D

http://dx.doi.org/10.5751/ES-08490-210252

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/brv.12295/full

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0959378016300814

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Redazione centrale di giornalistiNellerba.it Giornalisti Nell'Erba è realizzato dall'associazione di promozione sociale Il Refuso. Nel tempo ha collezionato tanti riconoscimenti e partnership come ad esempio quelle con ANSA, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa, Federazione Italia Madia Ambientali FIMA, European Space Agency (ESA), Agenzia Spaziale Italiana, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Lega Navale Italiana, Marina Militare, Università di Roma Tor Vergata. Ha i riconoscimenti della Presidenza della Repubblica, del Ministero dell'Ambiente e tante altre istituzioni.

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