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Durante il tragitto di ritorno da Casale Monferrato, dopo la cerimonia di premiazione dell’ambientalista dell’anno in memoria di Luisa Minazzi tenutosi a  il 4 dicembre, ho letto il libro a fumetti di Assunta Prato e di Gea Ferraris sulla tragica eredità della Eternit, una grande fabbrica produttrice di materiale isolante molto inquinante, per via della polvere di amianto rilasciata durante la lavorazione. Luisa Minazzi è stata un assessore all’ecologia del comune di Casale Monferrato, e ha lottato contro l’amianto; a causa di questa sostanza muore a 58 anni, dopo avere condiviso pubblicamente la sua sofferenza ed indignazione.

All’emozione per essere tra i finalisti ed aver ricevuto una targa di riconoscimento da parte del giornale la Stampa, quindi, è subentrato un senso di profonda angoscia per via dei tragici eventi avvenuti a Casale Monferrato. L’amianto è un prodotto altamente tossico, che inizialmente causa tosse e successivamente dolori addominali dovuti al mesotelioma: questa forma tumorale molto aggressiva causa l’accumulo di liquido pleurico tra pleura parietale e viscerale (due membrane protettive che rivestono i polmoni) portando alla morte per soffocamento. Troppi abitanti di questa sfortunata cittadina sono già deceduti a causa di questa tremenda malattia, molti sono già malati e altri potrebbero manifestare in futuro i sintomi del mesotelioma.

La storia del fumetto  inizia con il riferimento a una lettera scritta da una donna a sua madre, il cui contenuto verrà poi reso noto alla fine del testo. La vita nella fabbrica viene descritta da due operai appena assunti, ben felici del loro nuovo lavoro per via dei molti benefici concessi dall’azienda: salari alti, un litro d’olio al mese, una sostanziosa pensione e la distribuzione gratuita, su richiesta, di ‘polverino’, il versatile sottoprodotto di lavorazione dell’asbesto che poteva essere utilizzato per pavimentazioni, come vernice ecc. Pondrano Nicola, uno dei due nuovi operai, si rende conto però della gravità della situazione nella fabbrica, e, grazie all’aiuto di una dottoressa e del segretario della camera di lavoro locale, riesce a organizzare un movimento di protesta contro i direttori dell’azienda. Dopo una lotta spietata, il movimento di Nicola  denuncia i proprietari della Eternit. Il libro si chiude con il testo completo della lettera di Maria Rosa Pavesi  che descrive la scoperta della sua malattia a sua madre.

Il fumetto è coinvolgente, e contiene un’appendice con una sintesi della rassegna stampa relativa alla vicenda degli abitanti di Casale Monferrato e agli esiti processuali fino al 2011. Purtroppo nella vita reale, dopo due condanne della ditta, nel novembre del 2014 la cassazione la ha assolta: più di 2 mila morti vengono cancellate dalla prescrizione. Questa grande ferita nel territorio di Monferrato, per cui sono decedute e si sono ammalate molte persone, è uno dei tanti esempi di come le multinazionali e le aziende mettano le persone dopo il profitto e di come la legge non protegga chi paga con la vita. Solo in questo mese ricorrono due ricorrenze sconvolgenti: il 6 di dicembre è stato l’anniversario della morte di sette operai della Thyssen Krupp e, in secondo grado, ai proprietari dello stabilimento sono state ridotte le pene, mentre il 19 dicembre dello scorso anno sono stati tutti assolti i vertici della Montedison per la megadiscarica dei veleni a Bussi sul Tirino (dove il tasso dei tumori è più alto della media regionale).

Nel paese primo in Europa per decessi dovuti all’inquinamento poco è stato detto su di un appello di diverse associazioni mediche americane riportato dal New York Times relativo all’allarme per migliaia di prodotti tossici presenti in oggetti quotidiani (cosmetici e pesticidi, plastiche, shampoo, scontrini di cassa, ritardanti per le fiamme ecc.), che interferiscono con il sistema endocrino e causano tumori. Ma si sa, la comunità europea, che doveva stabilire entro il 2013 i limiti massimi di sicurezza di queste sostanze tossiche, si è ben guadata dal farlo, come rivela un rapporto del Corporate European Observatory e Stéphane Horel. È una storia vecchia che continua a ripetersi: come quando veniva negato l’effetto tumorale delle sigarette, la grande industria nasconde verità terribili con la giustificazione che le costerebbero riduzione di profitti. La lotta contro i giganti del ‘profitto a tutti i costi’ che non possono permettersi “di perdere un singolo dollaro”* è fondamentale, e se ci si dà per vinti la battaglia è persa. Bisogna prendere esempio da parte degli abitanti di Casale Monferrato, che continuano caparbiamente a lottare per avere un altro processo: a loro tutta la nostra solidarietà e l’augurio sincero che sia fatta giustizia.

* frase tratta da un documento emerso durante il processo contro la Monsanto per aver avvelenato migliaia di abitanti di Aniston, Alabama, sversando PCBs nel loro ruscello e condannandoli a morte.

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