“Sia santificato il fascismo… Quando c’era Mussolini si stava di gran lunga meglio. Lui era un grande uomo, che pensava al popolo ed ha portato tantissime cose positive… Altro che i politici di adesso, capaci solo di promettere e promettere, senza fare nulla di concreto se non arricchire sé stessi ed i loro amici. Gli stranieri poi con il duce sarebbero tutti tornati al loro paese: una sana pulizia di ciò che rovina il nostro paese e  che al giorno d’oggi ci vorrebbe proprio. Addio crimini, assassinii e spaccio di droghe…”.

Da rabbrividire. Sentire dire determinate cose non solo da storici sostenitori del fascismo, ma anche, e soprattutto, da ragazzi e neo-maggiorenni fa riflettere. Considerare poi che il fascismo, come qualsiasi forma di estremismo, è anticostituzionale in Italia e che nonostante ciò si candidino anche alle elezioni 2018 partiti di estrema destra come CasaPound e Forza Nuova e mi sento di aggiungere, viste le dichiarazioni in odor di razzismo di Salvini, anche Lega Nord, e probabilmente riceveranno anche una buona quantità di voti, fa scaturire molti interrogativi: quale è attualmente la situazione politica e sociale italiana? Si può davvero parlare di un ritorno di un’ideologia fascista? Perché un ragazzo ammira certi ideali distanti molti anni da lui? 

Nel 2018, a 73 anni dalla fine del fascismo – e questo fa paura – c’è ancora bisogno di spiegare, come ha fatto il Fatto Quotidiano l’altro giorno, che ai tedeschi, stranieri pure loro tanto quanto gli africani, è stato lasciato fare quello che volevano nel nostro paese, e che il fascismo ha affamato gli italiani e ingrassato Mussolini e i suoi amici. Sui giornali non a caso sono stati pubblicati vari articoli sul ritorno di estremismi. Superfluo? No, a quanto pare. La risposta a chi pensa che il parlare di determinate questioni al giorno d’oggi sia solo il frutto di un esercizio d’oratoria viene anche solo direttamente dalle classifiche dei libri più venduti su Amazon. La grande scalata del Mein Kampf, arrivato ad occupare la ventiquattersima posizione in classifica, con un aumento di vendite del 1037%, ed un superamento di più di 200 posti, suona come un chiaro messaggio: il fascismo sta tornando di moda. 

L’aver registrato queste vendite dopo la strage di Macerata sembra avere, nel nostro paese, un collegamento con il ritrovamento di quel libro nella casa di Luca Traini, l’attentatore razzista che ha ferito sei persone nere dopo la morte di Pamela Mastropietro. Lo stesso desiderio di farsi vendetta da soli, infatti, lo si ritrova in molte delle recensioni che ha ricevuto nell’ultimo anno il libro.

C’è chi ha descritto Hitler come “un uomo a cui non è stata data la possibilità di cambiare il mondo” o come “un pazzo che però aveva capito che i popoli sono solo marionette nelle mani dei potenti”, e chi ha marcato l’invito a rivoltarsi alle oppressioni e agli “abbietti personaggi”che dominano il mondo di oggi. Però se da una parte un libro come Mein Kampf può alimentare pensieri pericolosi, è necessario ribadire che in un mondo dove si parla di libertà di stampa e di pensiero, non si può censurare nessun tipo di opera: sarebbe un atteggiamento fascista.

E, anzi, la diffusione di determinati libri, come afferma Padraig Reid nel quotidiano israeliano Haaretz, può aiutare a comprendere, debellare e superare determinate teorie. Va considerato però che nel XXI secolo, era in cui tutto è a portata di click, può essere molto pericoloso lasciare i testi alla condivisione di qualche estremista con le proprie note su internet, più di quanto sia lasciarli alla reperibilità negli scaffali di librerie di edizioni pubblicate da critici storici con appunti e annotazioni affidabili.

Il motivo di una diffusione di pensieri neofascisti può essere anche in parte rintracciato nella diffusione di giornali vicini alla destra, che cavalcano tematiche e modi populisti, che – anche per vendere – danno spazio a titoli fuorvianti mettendo in evidenza il reato di uno straniero rispetto a quello di un Italiano; un’altra parte di responsabilità va anche a figure politiche – come quella di Salvini probabilmente – pronte a lanciare parole pesanti come macigni, promesse e tutto ciò che in un corteo o, in una qualsiasi forma di incontro con il popolo, alimentano il desiderio di un cambiamento in senso nazionalista e razzista. Certo è che giornali e politici cavalcano un qualcosa che già esiste, un malessere diffuso, una crisi di valori, un dilagare di rabbia che si riversa sulle stesse classi politiche e soprattutto sul “diverso”, quello straniero capro espiatorio di vari malcontenti.

In tutto questo, poi, l’antifascismo a volte non resta a guardare e, anzi, si rende esso stesso protagonista di violenze. Basta pensare all’accaduto di Palermo, dove Massimo Ursino, responsabile provinciale di Forza Nuova, è stato legato mani e piedi con nastro da imballaggio e pestato a sangue in strada da persone con il volto coperto da sciarpe. Il tutto di fronte ad altre persone e con qualcuno pure a girare il video. A Perugia, è Casapound a dichiararsi vittima di un pestaggio, le cui vittime si ritenevano fossero, invece, di Potere al Popolo. Il messaggio di Leoluca Orlando ha attraversato l’Italia:”il fascismo non si combatte con lo squadrismo, bensì con la cultura e la resistenza”. Matteo Renzi, invece, dopo aver dichiarato che “chi non è antifascista non è degno di far parte della comunità democratica italiana”, non rileva un allarme fascismo, dice che la situazione attuale è diversa da quella in cui si diede il via alla dittatura di Mussolini. E parla piuttosto di una grave emergenza educativa, la stessa che sarebbe dietro la strage di Macerata.

Ma potranno cultura e conoscenza silenziare questi borbottii neofascisti sempre più evidenti, o si sta entrando in un periodo di grave scontro tra fazioni?

Facebook Comments

Post a comment

diciannove + 12 =