Bonn, 15 novembre – Francia e Germania sono gli unici due paesi tra i 7 grandi ad avere i loro capi alla COP23. Angela Merkel e Emmanuel Macron si salutano come vecchi amici che si vedono spesso, nella plenaria di alto livello della COP. Merkel parla per prima “Sappiamo che l’accordo di Parigi è solo un inizio. Sappiamo anche che con gli attuali impegni non riusciremo a raggiungere gli obiettivi di due gradi o 1,5°”, ha detto davanti ai rappresentanti di circa 200 paesi.

Merkel, che in questi giorni sta negoziando la formazione di un nuovo governo tra il Green Party e il partito democratico pro-business (FDP), sa bene che le centrali a carbone attualmente rappresentano il 40 per cento dell’elettricità tedesca. Uno degli obiettivi climatici è quello di ridurre le emissioni di anidride carbonica del 40 per cento entro il 2020. Il FDP si oppone a una scadenza per il carbone. I verdi, nella trattativa, potrebbero ammorbidire le loro posizioni arrivando persino a ritoccare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2. E’ quel che temono Climate Action network e Greenpeace, che, anche stamattina, (oltre ai paesi in via di sviluppo) l’hanno invitata a fissare una chiara scadenza per eliminare l’uso del carbone entro il 2030. E così Merkel a COP23 sottolinea: “Quella del clima è una sfida centrale per il mondo. Una questione di destino dell’umanità. E il nostro messaggio è che vogliamo proteggere il pianeta”.
“Nonostante la posizione degli USA di Trump – continua la cancelliera – il resto del mondo deve trovare la soluzione per obiettivi che limitino l’uso delle energie fossili”.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato altri paesi a contribuire a compensare l’impatto che gli Stati Uniti provocheranno uscendo dall’accordo di Parigi. La Francia, inoltre, continua il presidente, supporterà la carenza di finanziamenti alla scienza del clima dell’Onu, l’IPCC: “E non ci sarà un euro di meno”.
“Propongo che l’Europa sostituisca l’America”, dice Macron.

Per gli Stati Uniti, intanto, il sottosegretario di Stato per gli affari politici Thomas Shannon, che doveva intervenire domani, sarà sostituito da Judith Garber, vice segretario di Stato per gli oceani e gli affari scientifici e ambientali internazionali. Senza bloccare i colloqui, il secondo più grande emettitore di gas a effetto serra ha mantenuto un profilo bassissimo sin dall’inizio di questa COP23. I paesi in via di sviluppo, che si aspettano parole forti e impegni concreti dalle nazioni industrializzate, sono molto attente quindi ai segnali inviati da Berlino e Parigi. Ricorderanno probabilmente la scelta di Angela Merkel di insistere sui rischi causati dal cambiamento climatico e dalla necessità di aiutare i paesi del Sud ad adeguarsi. La Germania, durante questa COP, ha fatto sapere che aggiungerà 100 milioni di euro ai fondi per il clima, di cui 50 milioni nel Global Adaptation Fund, per aiutare i paesi più vulnerabili. “Dobbiamo essere presi seriamente”, ha chiuso la Cancelliera.

Macron ci va giù con dichiarazioni serie. “La soglia irreversibile è stata infranta, anche in Francia è successo. Il riscaldamento degli oceani ha impatti sui paesi vulnerabili. Il cambiamento climatico aggiunge insicurezza, ingiustizia e vulnerabilità perché impatta sui più fragili. Questa è una sfida – Parigi è una sfida ambiziosa ma un punto di partenza a cui teniamo e sul quale non molleremo. Siamo su una traiettoria che ci porterà ad un surriscaldamento di +  3°C, vuol dire che stiamo accettando tacitamente la sparizione di popolazioni come quelle qui presenti. Vogliamo un impegno forte. Quello del Marocco e e delle Fiji e tutti quelli che continuano con ambizione. Abbiamo bisogno di un dibattito scientifico forte. Serve supporto per l’adattamento e la mitigazione. A livello europeo ci impegniamo a ridurre le emissioni, le priorità in  Francia sono chiare: favorire e incoraggiare i finanziamenti delle connessioni che servono per utilizzare meglio le energie rinnovabili in UE”.

Il presidente francese parla anche di prezzo del carbonio: “Sono favorevole ad avere un prezzo di 30 € per tonnellata di CO2 per cambiare il comportamento: molti industriali proveranno a fermare o rallentare questo percorso, ma dobbiamo farlo, altrimenti  l’Europa non si presenterà all’appuntamento che la aspetta. Vogliamo una tassa alla frontiera per l’energia ai paesi che non si adattano al cambiamento ambientale. E anche gli accordi commerciali dovranno sottostare a queste regole, non dobbiamo permettere accordi con chi non si impegna.  Dobbiamo accelerare la trasformazione per ridurre le emissioni. Ci siamo impegnati ad uscire dalla produzione delle energia da fonti fossili. Fermiamo da qui al 2021 tutte le centrali a carbone e non faremo più nuove centrali termiche. Questa trasformazione è per favorire le energie rinnovabili”, dice Macron. Quanto al nucleare, però, “non possiamo fermarlo prima di fare tutti questi passi o dovremmo riaprire le centrali a carbone, mentre la nostra priorità è di ridurre le emissioni”. Mobilità: “Abbiamo rivisto la tassazione. Da qui a 20 anni vogliamo sopprimere i veicoli che provocano effetto serra. Per quello investiamo anche nel rivestimento degli edifici. E’ un piano climatico ambizioso, ma non ci sarà alcuna marcia indietro.  I paesi ricchi hanno una doppia responsabilità: abbiamo participato alle emissioni e alla rivoluzione industriale quindi dobbiamo partecipare alla transizione energetica. Gli stati ricchi devono fermare gli altri paesi dal vivere questa stessa tragedia”.

Anche Merkel usa parole concrete, anche se sue e forse non tutte condivisibili. “L’obiettivo comunitario delle emissioni – ridurre il 40% del gas a effetto serra entro il 2030, a partire dal 1990 – è un obbligo per ogni Stato membro dell’UE e tutti dovrebbero fare le loro parti. Dobbiamo mettere regole sugli ETS. La settimana scorsa – continua la Cancelliera – abbiamo raggiunto un accordo e questo strumento è orientato verso la riduzione. Le emissioni verranno rimosse grazie a questo sistema, gli Stati membri dell’UE hanno concordato i singoli contributi e tutti sono consapevoli della loro responsabilità. Da metà secolo la Germania vuole raggiungere la neutralità di GHG”.

Come? “Vogliamo allineare gli obiettivi 2020 e 2030 e 2050 e l’obiettivo per il 2020 è riduzione del 40% rispetto al 1990 e abbiamo molto da fare ed è difficile”.  Non è facile. “Le questioni sociali – l’occupazione – sono collegate al carbone. Ci sono conflitti all’interno della società anche in un paese prospero come la Germania. Ma sappiamo che abbiamo delle responsabilità, utilizziamo ancora la lignite e il carbone. Ne discuteremo qui nei prossimi giorni. Il paese industrializzato deve dare un contributo specifico alla decarbonizzazione perché ha capacità tecnologica, benchmark, responsabilità storica”.

Un plauso e un benvenuto da Merkel arriva all’America di “We’re still in”, quella che vuole stare negli impegni di Parigi e che sta lavorando con la Germania anche sul fronte del sistema ETS e rinnovabili.

La conclusione della Cancelliera è sui fondi per il clima. Il 20 dicembre si riuniranno a Parigi con la Banca mondiale proprio per affrontare questo tema. “I rischi e le azioni di adattamento sono temi molto importanti in questa COP. L’aumento della popolazione mondiale provoca e provocherà inevitabili conflitti per le risorse (“abbiamo sollecitato il Consiglio delle Nazioni Unite su questo rischio”). A sostenere i paesi in via di sviluppo per adattare il cambiamento inevitabile, la Germania “ha fornito 1,4 miliardi nel 2016 e quest’anno anche ulteriori 100 milioni di euro”.

“Ieri è stata lanciata una partnership globale per DRR – le soluzioni di assicurazione che possono essere una soluzione durevole per creare buffer per il rischio – e credo si debba farlo con i paesi più colpiti. La partnership partita da Marocco e dalla Germania è stata grande”.

Quanto agli impegni nazionali, secondo Merkel “possono essere solo un punto di partenza. Con gli NDC non saremo in grado di raggiungere il 2 ° o 1,5 ° C. Tutti devono fare la loro parte – dobbiamo essere considerati seri e vedere Parigi come punto di partenza. Se esaminiamo le catastrofi, capiamo subito che questo è un compito urgente”.

Resta comunque il fatto che le emissioni Eglobali invece di diminuire sono aumentate quest’anno del 2%, e che, a tutt’oggi, le emissioni procapite tedesche non sono poche.  Basti pensare che superano e non di poco quelle italiane. L’Italia, leader in efficienza energetica, ha appena varato una SEN (Strategia Energetica Nazionale) che, dopo mesi di discussioni e delusioni ambientaliste, ha stupito tutti coloro che ne aveva criticato le prime stesure e che almeno sulla carta lascia ben sperare. Qui sotto il commento di Maria Grazia Midulla, responsabile clima ed energia di WWF Italia, anche lei a seguire COP23.

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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