di Arianna Ferrin e Filippo Cipressa

“Professione reporter” è il titolo del celebre film di Michelangelo Antonioni ed è il titolo del workshop dedicato allo storytelling: il racconto di una notizia attraverso le immagini. “Molte le differenze tra la nascita e lo sviluppo del fotogiornalismo”, Enrica Scalfari, responsabile AGF, fotografa da circa 30 anni, ripercorre mentalmente la storia del mestiere di fotoreporter. “Sono cambiati i mezzi, il mercato ed il rapporto economico con i giornali, case editrici, web e televisioni e c’è stata un’evoluzione del lavoro che da un lato è migliorato e dall’altro peggiorato – continua la fotografa – all’epoca, la fotografia era un lavoro in cui c’era poca concorrenza”. I risultati delle fotografie si vedevano successivamente, dopo il passaggio in camera oscura e lo sviluppo, perciò ci si impegnava di più per evitare errori irrimediabili, non c’erano le possibilità del digitale. Oggi, avviene tutto attraverso uno schermo. Ció che si deve mantenere nel tempo è la fantasia, divertirsi e avere una grande passione per il proprio lavoro.
“Nel mondo della fotografia è fondamentale cercare di tirare fuori una fotografia differente” aggiunge il fotoreporter Alessandro Serranó. Racconta delle sue esperienze nel mondo lavorativo, come riuscí, per esempio, durante la tragedia di Rigopiano a fotografare i tre bambini feriti e la difficoltà che ebbe, per rendere appieno la realtà nelle condizioni logistiche difficili che una valanga di tale portata può presentare.
Nel fotogiornalismo è importante il rapporto con la tecnologia, sottolinea Flavia Scalambretti, fotografa e social media expert. “La comunicazione avviene attraverso internet, che non ha portato solo aspetti negativi alla fotografia, infatti grazie a questo puoi gestire in prima persona le immagini che vai a lavorare”, conclude.
Luigi Narici – fotoreporter e filmaker – suggerisce di soffermarsi sempre nel racconto del reale che necessita di sensibilità e un punto di vista personale.

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