Katowice (dai nostri inviati) – Mentre in Polonia si svolge la 24° conferenza ONU sui cambiamenti climatici, in Marocco, a Marrakech, è in corso la prima Conferenza intergovernativa sui migranti del Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration, durante la quale, ieri, gli stati hanno adottato un Patto storico per una gestione condivisa, giusta, sicura della migrazione a livello globale in 23 obiettivi

“L’adozione odierna del Global Compact per la migrazione è un risultato storico per i bambini e gli Stati migranti”, commenta Unicef. “Per la prima volta, i bambini vengono riconosciuti come centrali nella gestione della migrazione. Senza creare nuovi obblighi, il Patto offre agli Stati uno strumento fondamentale per soddisfare meglio gli obblighi giuridici esistenti per proteggere, integrare e responsabilizzare tutti i bambini. Aiuta anche a fornire a milioni di bambini e giovani interessati dalla migrazione la possibilità di realizzare il proprio potenziale. Mettendo in pratica le misure proposte nel Patto, gli Stati possono meglio affrontare le cause che sradicano i bambini dalle loro case, fornire ai bambini migranti un migliore accesso all’istruzione e ai servizi sanitari e offrire loro una protezione più forte dallo sfruttamento e dalla violenza. Attraverso il Patto, gli Stati possono ottenere risultati più forti nel tenere insieme le famiglie e affrontare la xenofobia e la discriminazione”.

Al 2017,  i migranti erano 258 milioni, con un incremento del 49% rispetto al 2000. I migranti internazionali rappresentano ad oggi quasi il 3,4% della popolazione globale. Ogni anno sono circa 25 milioni le persone che sono costrette a lasciare il loro paese per ragioni che hanno a che fare con gli impatti ambientali. E con i cambiamenti climatici, inevitabilmente aumenteranno in modo esponenziale. 

Al Patto hanno aderito 160 Stati. Non  tutti. Gli Stati Uniti e l’Australia, ad esempio, no. Neppure l’Italia, che un anno fa (con un altro governo) si era candidata ad ospitare l’evento.

Le migrazioni sono ovviamente anche tra i temi dei negoziati della COP24. Tra varie possibili soluzioni di supporto alle popolazioni in difficoltà, c’è ovviamente il capitolo “capacity building” e i finanziamenti su cui si discute animatamente. Ma c’è chi è già costretto a migrare e chi lo sarà a breve, qualunque cosa di faccia, qualunque decisione e impegno sia preso. Nei testi si stanno mettendo a punto una serie di raccomandazioni che aiuteranno i paesi a far fronte agli spostamenti di persone a causa dei cambiamenti climatici.

Tra le idee messe in campo, c’è anche quella, che domani l’Istitute for Environment and Human Security delle Nazioni Unite presenterà alla stampa, di concedere un “passaporto climatico” a chi è costretto a trovare una nuova patria, come coloro che abitano nelle piccole isole destinate ad affondare, per poter migrare nei paesi in quei paesi che hanno causato maggiori danni con le loro emissioni. Con questo esempio su come facilitare le migrazioni proteggendo i diritti dei migranti, si potrebbe garantire giustizia climatica e sociale e dare un esempio su come facilitare le migrazioni proteggendo i diritti dei migranti.

Questa sera, sempre a COP24, proprio per salutare con favore il Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration adottato ieri a Marrakech e auspicare negoziati positivi sul tema dei migranti, è in programma la proiezione di un documentario prodotto da Thomas Anders per ArteTv che sarà presentato anche da Ovais Sarma del Segretariato Onu per i cambiamenti climatici.

 

 

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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