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NASA’s Goddard Institute for Space Studies, Shutterstock.com (sunset image)

Il giorno della vigilia di Natale, la mia vicina di casa ha sfoggiato, sul tavolo da pranzo del suo giardino, una splendida mimosa in fiore. Un’enorme macchia di colore giallo ha illuminato il cortile dove affacciano gli appartamenti del nostro complesso di case.

Un momento: la mimosa non è il fiore simbolo del’8 marzo, giornata dedicata alle donne? Sebbene il mio orgoglio ferito di giardiniera con scarso talento può tirare un sospiro di sollievo, ci vuole davvero poco a capire che – signora mia – qui le stagioni non ci sono proprio più.

Ma mentre i negazionisti, i disinteressati o, molto più spesso, i disinformati hanno gioito per le calde temperature che hanno fatto sognare un Natale californiano, due giorni fa sono arrivati i dati di NASA e National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) per il 2015. Quello che si è appena concluso, strappa il record al 1998, e si aggiudica il titolo di anno più caldo dal 1880 (cioè da quando si sono iniziate a tenere le moderne registrazioni delle temperature) ad oggi.

Dato che le stazioni meteo cambiano spesso di posizione gli scienziati NASA stanno ancora analizzando i valori degli indici GISTEMP (Goddard Institute for Space Studies), ma anche gli studi di NOAA concordano con questa constatazione, e si stima che i dati ottenuti siano certi al 94 %. Insomma, per rimanere in tema di pratiche “bollenti”, il 2015 è stato l’anno più caldo degli ultimi 135 anni, ci possiamo mettere la mano sul fuoco.

Siamo nel pieno dei cambiamenti climatici e dovremmo impegnarci davvero tanto affinché le temperature rimangano “ben al di sotto dei 2 °C”, come stabilito dall’accordo di Parigi, perché il vecchio anno, con l’aumento di 0,13 °C rispetto al 2014, fissa l’innalzamento medio della temperatura di superficie del nostro Pianeta a + 1 °C rispetto ai livelli preindustriali. I maggiori incrementi si sono verificati negli ultimi 35 anni, e 15 dei 16 anni con registrazione di temperature record, si sono verificati dal 2001.

“Il cambiamento climatico è la sfida della nostra generazione, e il lavoro della NASA su questo problema è di vitale importanza per ogni persona sulla Terra”, ha detto l’amministratore della NASA Charles Bolden. “I dati annunciati dovrebbero scuotere i politici. Adesso è il momento di agire sul clima”.

“Anche senza El Niño, questo sarebbe stato l’anno più caldo mai registrato”, ha confermato  Gavin Schmidt, direttore del Goddard Institute for Space Studies della NASA. Certo, questo fenomeno climatico, con il suo anomalo surriscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico, ha contribuito all’aumento delle temperature, ma non ne è stata la causa: è l’effetto cumulativo del trend di lungo termine, dovuto principalmente dall’attività umana e in particolare dall’uso di combustibili fossili.

Ma le dinamiche climatiche non colpiscono tutte le regioni della Terra allo stesso modo e, ad esempio, per i 48 Stati Uniti contigui, la temperatura media nel 2015 è stata le seconda più calda mai registrata.

Almeno per il momento, gennaio sembra avere temperature più consone a un inverno europeo, che però, nel frattempo, hanno ghiacciato la mimosa “in stato confusionario” della mia vicina.

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Approda a Il Refuso nel 2008 dove rimane in pianta stabile dal 2014, dopo una serie di esperienze lavorative nel giornalismo, la comunicazione e il management. Nel 2010, diventa giornalista pubblicista, per Giornalisti Nell'Erba ricopre prima il ruolo di responsabile relazioni esterne e coordinatore generale, in occasione di Expo è coordinatrice di #gNeLab e dal 2015 vicedirettore di giornalistinellerba.it. Ama il cibo, la musica (rigorosamente antecedente agli anni 2000) e condividere i primi due in buona compagnia.

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