Martellante l’allarme diffuso da tutte le istituzioni internazionali: nel 2050 in mare ci sarà più plastica che pesci. E con esso si moltiplicano le iniziative per sensibilizzare più persone possibili: mostre, convegni e laboratori didattici in ogni festival. Accompagnano i dati preoccupanti, i consigli per un consumo responsabile: fare la differenziata, utilizzare sacchetti e bottiglie riutilizzabili, acquistare cosmetici, dentifrici e saponi senza microplastiche.

Ma se la sfida nei prossimi anni, in scala globale, sarà quella di non produrre più plastica, resta il problema di riutilizzare quella che già c’è e che rischia di finire in discarica o negli oceani.

Proprio su questa scia è il progetto Q-bottle. Un gioiellino tutto italiano che ridà vita alle bottiglie – in un’ottica di economia circolare – le rimette in azione trasformandole in felpe, polo e giacconi.

Il 2017 porta con sé una triste maglia nera: sono state prodotte 8,3 miliardi di tonnellate di plastica e solo il 9% è stato riciclato. Per l’UNEP (United Nations Environment Programme), ogni anno, 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani.

Q-Bottles s’inserisce in quei progetti che vogliono invertire la tendenza. È nato in Piemonte grazie all’azienda Quagga ed è stato finanziato con il crowdfunding sulla piattaforma francese Ulule.

I suoi capi sono 100% fibra riciclata a dimostrazione che c’è moda e moda e Quagga è la prova concreta che anche lo shopping può andare a braccetto con l’ambiente.

Ma un capo di plastica ha la stessa qualità dell’abbigliamento tradizionale a cui siamo abituati? La risposta arriva dai progettisti di Quagga: “Grazie alla tecnologia siamo riusciti a creare un comfort che non ha nulla da invidiare a qualunque altra fibra naturale come il cotone. Dalle bottiglie si ottengono tessuti d’avanguardia come, per esempio, un jersey in poliestere leggero, traspirante e resistente”.

La fibra riciclata in questione si chiama Newlife ed è prodotta da Sinterama (Biella) con certificazione Global Recycle Standard stabilita da ICEA e Confidence in Textiles (Oeko Tex Standard 100). La trasformazione delle fibre in tessuto è invece opera della torinese Alpimaglia Srl.

Ed è così che dal Piemonte – distretto storico per la manifattura tessile, e che negli ultimi decenni ha sofferto i duri colpi della globalizzazione – che riparte un modo nuovo di vestire. Un’idea di abbigliamento ecosostenibile, una risposta futuristica che potrebbe ridare ossigeno all’economia del territorio.

Il bello dell’economia circolare è la sua spirale infinita: “Non esiste un fine vita, i capi in poliestere possono a loro volta essere nuovamente riciclati”. E ovviamente per dei capi così green, Quagga non poteva tralasciare l’aspetto della coloritura: “Tutti i nostri prodotti sono realizzati con tinture eco-compatibili“. Non è vero che alla gente non interessa l’ambiente: “L’obiettivo di 50 prevendite stabilito con Q-bottle su Ulule è stato ampiamente superato ed il crowdfunding si è chiuso con una prenotazione di  146 capi” concludono soddisfatti da Quagga.

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Corrispondente dalla sua terra ligure. Approda a Giornalisti nell'erba dopo l'esperienza elettrizzante di inviato in "Expo Milano 2015". È laureato magistrale in Biologia a Milano. Gruppo sanguigno: giornalista ambientale e scientifico, ma ha scritto per diverse testate dalla cronaca, alla politica fino al settore ho.re.ca. Ama la natura sotto il pelo dell'acqua, con maschera e pinne, ma anche sopra, ottimo a dorso di cavallo. La comunicazione è l'ingrediente delle sue giornate. Collabora con Acquario di Genova (ha un passato da Whale watcher). Colazione rigorosamente focaccia e cappuccino. Appassionato di arte (debole per Caravaggio), bioetica, lettura e feste in spiaggia in buona compagnia. Contatto: g.vallarino@giornalistinellerba.it

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