di Gabriele Ripandelli, David Rossetti, Filippo Cipressa

foto di Ilaria Sofia Arcangeli

Gattini, “buongiornissimi caffè”, Coca-Cola alcolica. Il mondo delle fake news sta entrando ogni giorno di più nelle nostre vite. “La prima fake news è che le fake news provengono solo dal web, la seconda è che solo noi “comuni mortali” ci imbattiamo in esse”, si dice chiaro e tondo al Festival Internazionale del Giornalismo. Salvatore Aranzulla, Cristina Broch, Matteo Grandi e Pinuccio, insomma un panel di esperti, si trovano ogni giorno a combatterle. Aranzulla speiga come approcciarsi alle fake news in modo scientifico – nel modo tipico delle guide del suo sito, un sito che in Italia ha un seguito paragonabile a quello di Youporn, come dice Matteo Grandi. Giannone, in arte Pinuccio, ha colto l’assist degli altri ospiti per soffermarsi  su quanto gran parte delle responsabilità non è di chi crea le fake news, ma degli utenti finali. Oltre a battute su zie che mandano quotidiani buongiorni e le invasioni di gattini con il suo solito stile effervescente ed ironico, ha voluto spiegare le fake news come termine finale di un processo legato ai social in cui la nostra vita diventa finzione, in cui tutti ci sentiamo vip e parliamo ad un pubblico e non ai nostri amici, in cui noi stessi siamo fake, personaggio sempre felici e sempre belli, in piena forma.

Broch riporta esempi reali di fake news in cui è stata coinvolta la Coca-Cola. uno dei più virali, quello della Coca-Cola alcolica: una notizia distorta che ha origine in una sperimentazione in Giappone su una bibita che non aveva niente a che vedere con l’originale, e che ha avuto però un impatto negativo sulla reputazione della nota bevanda. Le aziende come rispondono alle fake che le travolgono? Spesso con il silenzio: del resto in molti casi è inutile dare spiegazioni – a meno che non siano richieste dai consumatori. Questo perché comunque una multinazionale è per antonomasia considerata poco credibile.

 

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