La motosega si aziona. Impazzisce. Un tronco secolare cade. E così si ripete per ore e ore. Tutti i giorni. È il problema della deforestazione che da cinquanta anni affligge le aree tropicali di Amazzonia, Congo, Borneo: polmoni verdi del nostro pianeta.

Che il taglio di alberi si intrecci con l’illegalità si sa da sempre, per quei tronchi ci si è macchiati persino di omicidi. Ma negli ultimi tempi il legame con la droga è talmente vincente che in America Centrale si è coniata una parola nuova: narcodeforestazione. Non la chiamano così i “soliti ambientalisti” ma si tratta di una pubblicazione uscita sulla rivista Environmental Research Letters a seguito di uno studio di un team di ricercatori dell’Università dell’Oregon.

Dati alla mano, gli scienziati denunciano: “La cocaina è una minaccia seria ma non perché le foreste sono sostituite dalle piantagioni di coca. La droga è la causa indiretta, i narcotrafficanti acquistano enormi quantità di terreni per riciclare i loro profitti illegali”. “A partire dagli anni duemila – spiega David Wrathall, autore dello studio – l’applicazione delle leggi Usa antidroga nei Caraibi e in Messico ha spinto i trafficanti in luoghi sempre più difficili da pattugliare, come le grandi foreste dell’America centrale”.

Sono sei le nazioni individuate come campo di battaglia: Guatemala, Nicaragua, Honduras, El Salvador, Costa Rica e Panama. Lo studio ha messo sotto la lente di ingrandimento le stime annuali di deforestazione dal 2001 al 2014. Valanghe di denaro sporco confluiscono ogni giorno ed è lì che nasce il problema di come riciclare tutte quelle banconote. “L’86% del traffico di cocaina globale si muove dal Centro America verso i consumatori del Nord America, stimando profitti illegali pari a 6 miliardi di dollari” prosegue il rapporto.

I narcotrafficanti hanno pensato bene di crearsi una copertura acquistando enormi appezzamenti di foresta per insediarvi ranch, allevamenti, attività agricole e turistiche.  “Si tratta della maggiore e non riconosciuta fonte di deforestazione in America centrale – incalzano i ricercatori – si stima che al traffico di cocaina si possa imputare fino al 30% della perdita totale di foreste in Guatemala, Nicaragua, Honduras degli ultimi dieci anni”.

 

 

Share this article

Corrispondente dalla sua terra ligure. Approda a Giornalisti nell'erba dopo l'esperienza elettrizzante di inviato in "Expo Milano 2015". È laureato magistrale in Biologia a Milano. Gruppo sanguigno: giornalista ambientale e scientifico, ma ha scritto per diverse testate dalla cronaca, alla politica fino al settore ho.re.ca. Ama la natura sotto il pelo dell'acqua, con maschera e pinne, ma anche dall'alto, ottimo sul dorso di un cavallo. La comunicazione è l'ingrediente delle sue giornate. Collabora con Acquario di Genova (ha un passato da Whale watcher). Colazione rigorosamente focaccia e cappuccino. Aperitivo, spritz o Mohito. Appassionato di arte (debole per Caravaggio), bioetica, lettura e feste in spiaggia in buona compagnia. Contatto: g.vallarino@giornalistinellerba.it

Facebook Comments

Post a comment

quattordici − uno =