Chi sono i negazionisti? Quanti sono coloro che non credono alla minaccia dei cambiamenti climatici?

A chi non è capitato di alzarsi la mattina e scorrere, con la colazione che ci aspetta sul tavolo, le notizie consigliate sul cellulare? Ebbene, immaginate ora che, un giorno, nella nostra esplorazione mattutina del mondo, ci colpisca una notizia: “Il riscaldamento globale è in realtà un processo naturale del pianeta”. Dopo un sorrisetto all’indirizzo di quella che intuiamo essere una fake news, ci alziamo e la mostriamo al parente o amico più vicino. La reazione che riterremmo ovvia sarebbe un altrettanto divertito sorriso, ma tenetevi pronti per l’inaspettato: la persona di fronte a voi, serissima, dice di essere perfettamente d’accordo.

Signori miei, ci troviamo probabilmente di fronte a un negazionista. Ma, precisamente, che cosa vuol dire? Un negazionista è una persona che, a dispetto di qualunque prova, nega la veridicità storica di un evento. Negli ultimi decenni, oltre al negazionismo di fatti storici, come quelli legati ai regimi nazista e fascista, è diventato allarmante anche un altro fenomeno: quello del negazionismo climatico, ovvero il pensare che lo stato attuale del nostro pianeta non sia preoccupante o che l’effetto del fattore antropico sul clima sia irrilevante. 

Secondo Andrea Rubin, professore di teoria delle scienze sociali all’Università degli Studi di Bergamo e relatore dell’Annuario Scienza Tecnologia e Società 2020 di Observa Science, la percentuale di persone che non credono ai cambiamenti climatici è ormai molto esigua, mentre quella di chi dubita che siano principalmente causati dall’uomo è sicuramente più elevata. Questo dato è decisamente più significativo, in quanto ci costringe a prestare più attenzione a una categoria sociale generalmente ritenuta numericamente trascurabile, chiedendoci da cosa derivi il loro essere male informati su questioni scientifiche e cosa si possa fare per aumentare la consapevolezza dell’emergenza climatica. 

Chiedendo ad un campione di popolazione quanto siano in disaccordo con la frase “Il clima sta cambiando per cause antropiche”, Observa Science ha rilevato che il 27,3% degli intervistati sono “abbastanza” o “molto” in disaccordo. In pratica, più di una persona su quattro non è convinta che le azioni degli esseri umani abbiano un effetto consistente sull’innalzamento della temperatura del pianeta, nonostante le numerose prove scientifiche raccolte, come la correlazione tra l’aumento della temperatura del globo e della CO₂ presente nell’atmosfera a partire dalla rivoluzione industriale, correlazione evidenziata dai carotaggi di ghiacciai millenari.

Come spiega Rubin, “non esiste al momento una sorta di “identikit” del negazionista climatico, in quanto crearne uno significherebbe schedare queste persone, ma possiamo comunque identificare alcune caratteristiche ricorrenti. Ad esempio, chi assume posizioni anti-scientifiche tende, solitamente, a non rivelarsi apertamente come negazionista”. Inoltre, mentre non si evidenziano differenze di genere, l’età dei cittadini incide sulla loro percezione della scienza. Il più alto tasso di alfabetizzazione scientifica, che negli ultimi anni in Italia è in ascesa continua, è infatti tra le persone più giovani, con titoli di studio più alti e maggiormente esposti all’ambiente scientifico. 

Ci sono, però, anche alcuni stereotipi attorno alla figura dei negazionisti climatici e più in generale, a quella di chi nega fatti scientifici. Ad esempio si tende a credere che appartengano unicamente a classi con poche opportunità culturali e un livello di istruzione per lo più basso, mentre Rubin chiarisce che “a volte, anche chi ha un livello di istruzione medio-alto, può diffidare di pareri specialistici o prove scientifiche perché, proprio essendo acculturato, pensa di poterli mettere in discussione”. 

Insomma, non esiste una “guida” alla relazione con il nostro amico negazionista. La persona che, di fronte a un cappuccino ormai freddo, quel giorno non ci ha sorriso in risposta, può avere caratteristiche diversissime da tutti gli altri che la pensano come lui. E va bene così, perché non siamo di fronte a un fenomeno senza soluzione, né tantomeno a creature fantastiche di cui, come in un romanzo della Rowling, un qualche Newt Scamander prima o poi si occuperà, ma a persone. 

In questo momento storico, tra ragazze con le trecce e adolescenti in piazza per cambiare il mondo e una società intera che cerca di abbandonare abitudini poco sostenibili, ciò che ci serve è raggiungere la consapevolezza che quella dei negazionisti climatici è una realtà sociale altrettanto concreta.

L’unica magia che serve all’umanità, quindi, è quella più potente di tutte, che non usa calderoni o bacchette, ma libri e penne. I dati ci dicono che siamo sulla buona strada, ma per combattere disinformazione e pericolose derive anti-scientifiche, l’educazione e la diffusione di notizie verificate da esperti sono ora fondamentali e producono risultati più efficaci di qualsiasi pozione o incantesimo. 

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