“Quasi la metà dell’olio di palma usato nell’Unione Europea finisce bruciato come biodiesel nei motori a gasolio, contribuendo alla distruzione delle foreste equatoriali e peggiorando la situazione climatica, il tutto con la benedizione, e i sussidi, degli Stati europei”, si legge nell’incipit di un’inchiesta di QualEnergia del maggio 2018

Questa beffa è in atto già da molti anni, e la cosa paradossale è che l’uso di olio di palma per farne “gasolio verde” è così sussidiato nell’Unione Europea, nel quadro della sostituzione del 10% dei combustibili da petrolio con biodiesel e bioetanolo, che il 46% delle sette milioni di tonnellate di olio di palma che l’Europa importa ogni anno, finiscono bruciate nei motori diesel (e un altro 16% per produrre elettricità “verde”).

Si potrebbe sperare che, almeno, questo uso dell’olio di palma nei motori contribuisca ad abbattere le emissioni di CO2 del 50-60% rispetto al gasolio, come specificato dalle stesse regole che l’UE ha fissato. Ma è vero esattamente l’opposto.

Un rapporto del 2015, richiesto dalla Commissione Europea ad un consorzio di enti di ricerca coordinati dall’International Institute for Applied Systems Analysis, ha concluso che fra i vari tipi di biocombustibili per autotrazione (biodiesel e bioetanolo), l’olio di palma è quello che produce di gran lunga più emissioni: circa 230 grammi di CO2 per ogni MegaJoule di calore prodotto.

La Commissione europea ha dovuto ammettere che i biocarburanti di prima generazione inquinano fino a 3 volte più di benzina e gasolio. L’utilizzo di olio di palma nei trasporti è cresciuto del 606% tra il 2010 e il 2014. Al punto che il 45% di tutto quello utilizzato in Europa è stato impiegato nel settore per un totale di 3,5 miliardi di litri, con una crescita del consumo totale di biodiesel del 34%. Un altro 20% è finito nella generazione di elettricità e riscaldamento.

I dati sono stati resi pubblici per la prima volta da Transport & Environment, (T&E) ONG  che si occupa di monitorare la politica europea in tema di mobilità sostenibile. T&E nel 2016 ha svelato, per la prima volta, i dati raccolti da Fediol, l’associazione dell’industria europea dell’olio vegetale.

«Ora sappiamo il motivo per cui l’industria sta trattenendo questi numeri – denuncia Josh Dings, direttore esecutivo dell’ONG – Essi mostrano l’orrenda verità della politica europea sui biocarburanti: alimenta la deforestazione in America Latina, Africa e sud-est asiatico, accresce le emissioni dei trasporti, non fa nulla per aiutare gli agricoltori europei e non migliora la nostra sicurezza energetica. Come se il dieselgate non fosse già abbastanza grave, ora abbiamo un biodieselgate».

Il biodiesel a base di olio vegetale vergine è il più popolare nel mercato europeo: siamo i secondi più grandi importatori del mondo.  “Se non mettiamo fine agli incentivi per i biocarburanti nocivi, quelli migliori non avranno alcuna possibilità”, ha detto Dings di T&E.

L’imbroglio delle bioenergie, come lo chiama la rivista New Scientist, deriva dal fatto che nel calcolo del loro effetto sul clima si considera solo la CO2 evitata sostituendo carbone e petrolio, e non quella emessa a causa del loro uso. “Se si tagliasse l’intera Amazzonia per sostituire con legna il carbone usato in Europa, quello conterebbe come riduzione del 100% nelle emissioni di CO2”, dice l’economista delle risorse Tim Searchinger (Princeton University).

La ragione per cui l’olio di palma è così pericoloso per il clima non è però nella sua scarsa resa, al contrario: fra le piante da olio è senz’altro la più sostenibile, visto che produce 5 volte più olio per ettaro della colza e 9 volte più della soia. Il problema è che la palma da olio cresce in aree equatoriali, normalmente occupate da foresta. Sotto quelle aree ci sono spesso terreni torbosi che, una volta deforestati e drenati, si decompongono rapidamente, o bruciano, liberando enormi quantità di CO2 in atmosfera. Perché allora l’Europa continua a sostituire il 5% del gasolio con olio di palma?

Share this article

Redazione centrale di giornalistiNellerba.it Giornalisti Nell'Erba è realizzato dall'associazione di promozione sociale Il Refuso. Nel tempo ha collezionato tanti riconoscimenti e partnership come ad esempio quelle con ANSA, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa, Federazione Italia Madia Ambientali FIMA, European Space Agency (ESA), Agenzia Spaziale Italiana, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Lega Navale Italiana, Marina Militare, Università di Roma Tor Vergata. Ha i riconoscimenti della Presidenza della Repubblica, del Ministero dell'Ambiente e tante altre istituzioni.

Facebook Comments

Post a comment

2 × 1 =