Il termometro è Pub-Med, la più ampia banca dati esistente. Se vi inserite la parola chiave “palm oil” escono fuori 2003 lavori scientifici, di cui 152 solo 2016 (erano appena 14 nel 2010, mentre il picco si è avuto nel 2013 e nel 2014 con 182 lavori per anno).

In 19 lavori se ne documentano gli effetti benefici sulla salute legati in particolare alla presenza di tocotrienoli. Si tratta per lo più di studi in vitro in cui si verifica l’azione soppressiva dei tocotrienoli sulla proliferazione di cellule neoplastiche. E’ del 2015 un articolo dal titolo “Palm oil and the heart: a review” (World J Cardiol). Gli autori, dopo aver esaminato tutti i lavori in cui si parla di profilo lipidico plasmatico e rischio cardiovascolare, sono giunti alla conclusione che l’olio di palma sarebbe addirittura in grado di proteggere dalla formazione delle placche aterosclerotiche in virtù del suo alto potere antiossidante (vitamina A e vitamina C).

Sono invece 38 i lavori in cui si discute dei metodi produttivi, dalla coltivazione alla trasformazione. Ammettendo che non vi siano conflitti di interesse tra gli autori dei lavori e l’industria dell’olio di palma, l’alto interesse sull’argomento ci lascia pensare che si stia investendo molto su questa coltura. Senza considerare che in 15 lavori si parla di impiego dell’olio di palma in ambito zootecnico (come dire che se pure si dovesse optare per l’eliminazione dell’olio di palma dai nostri biscotti ce lo ritroveremmo in qualche modo nella carne di maiale).

Scorrendo la bibliografia si comprende che un altro utilizzo dell’olio di palma consiste nella produzione di biodiesel (16 lavori). Qui il discorso è un po’ diverso.

Molti gruppi ambientalisti cercano da tempo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’impatto ambientale della coltivazione dell’olio di palma. Nel 2015 sono stati prodotti 8 lavori scientifici in cui si affronta l’argomento della bio-sostenibilità di questa coltura. Così ad esempio Barcelos E. et al pubblicano un articolo dal titolo “Oil palm natural diversity and the potential for yield improvement” (Front Plant Sci 2015) da cui per esempio di capisce che esiste una crescente domanda di oli vegetali a livello mondiale. Si stima che nel 2050 il fabbisogno raggiungerà i 240 milioni di tonnellate.

L’olio di palma africano, a quanto pare, ha la più alta produttività tra le colture oleaginose. Due tipi di olio vegetale sono estratti dal frutto della palma su scala commerciale, quello di palma (ottenuto dalla spremitura dei frutti) e il palmisto (ottenuto dai semi), caratterizzati da un diverso profilo nella composizione degli acidi grassi. Le piantagioni delle varietà attuali hanno una durata circa 25-30 anni. Questa fornitura consente piani di marketing e adeguamenti in linea con le previsioni economiche, spiegano gli esperti. La coltivazione della palma da olio, infatti, è tra le più redditizie nei tropici umidi. Anche perché i frutti della palma da olio sono una delle fonti vegetali più ricche di pro-vitamina A e vitamina E, quindi, il raccolto allevia la povertà e potrebbe fornire una soluzione pratica per eliminare la carenza globale di vitamina A. La palma da olio è una pianta perenne, un sempreverde che però si adatta bene alla coltivazione in aree territoriali ricche di biodiversità equatoriali. La crescente domanda per l’olio di palma minaccia quindi il futuro delle foreste pluviali e ha un grande impatto sulla biodiversità.

Il rendimento medio globale di 3,5 tonnellate di olio per ettaro (t) dovrebbe essere aumentato al potenziale di rendimento totale stimato in 11-18t. Come? Modificando la struttura delle piante così da ridurre le ore di lavoro per ettaro e da migliorare la meccanizzazione del raccolto. E puntando sul miglioramento genetico. Nel 2013 è stato portato a termine il sequenziamento dell’intero genoma della palma da olio. Una volta individuate le basi genetiche e molecolari delle caratteristiche agronomiche più vantaggiose si potrà adattare la composizione alle esigenze delle industrie alimentari, degli oleochimici e del carburante. La palma da olio sembra rappresentare la coltura ideale per soddisfare molti dei fabbisogni mondiali.

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Redazione centrale di giornalistiNellerba.it Giornalisti Nell'Erba è realizzato dall'associazione di promozione sociale Il Refuso. Nel tempo ha collezionato tanti riconoscimenti e partnership come ad esempio quelle con ANSA, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa, Federazione Italia Madia Ambientali FIMA, European Space Agency (ESA), Agenzia Spaziale Italiana, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Lega Navale Italiana, Marina Militare, Università di Roma Tor Vergata. Ha i riconoscimenti della Presidenza della Repubblica, del Ministero dell'Ambiente e tante altre istituzioni.

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