L’informazione della fretta, dell’arrivo prima io, ci ha oramai abituato a leggere articoli che fanno misinformazione o disinformazione. Abbiamo titoli delle stesse testate che a distanza di pochi giorni si contraddicono completamente. Siamo di fronte ad un’informazione che disorienta, crea panico, sfiducia nei confronti del nostro Paese.

In questi giorni abbiamo assistito ad un Up and Down continuo, l’Italia che chiude i confini, l’Italia esagerata, l’Italia dei ricercatori che hanno isolato i virus e tanto altro.

Vorrei partire proprio dai ricercatori però per una riflessione più ampia. Ieri venerdì 28 febbraio è andata in onda una puntata di Presa Diretta su Rai Tre, durante la quale, forse dovendo abbassare i toni sull’emergenza sanitaria, si è passati ad individuare un altro nemico, la Scuola.

Quella stessa scuola che i ricercatori italiani, stimati in tutto il mondo, li sforna da anni e in gran numero. 

Bene ieri sera, la nostra scuola è diventata … una cattedra e i banchi, un professore che parla e gli studenti che ascoltano e prendono appunti e poi i pomeriggi passati a studiare ore e ore, decine di pagine da memorizzare e ripetere alle interrogazioni e poi finito il diploma in testa non rimane nulla, ci si scorda tutto… 

Una scuola che “l’ultimo rapporto dell’Ocse Pisa valuta agli ultimi posti per competenze scientifiche e comprensione del testo”. No, non è così. L’informazione data in trasmissione non è corretta. Siamo nella media europea in matematica, ad esempio (e nel nord-est e nord-ovest anche meglio della tanto decantata Finlandia). E a circa metà classifica nel resto. 

E’ un attacco alla scuola anche ciò che questa mattina scrive una nota testata italiana: “Computer e concerti: così i prof spendono il bonus formazione”.

Dispiace ed è molto grave che l’Italia sia così autolesionista. 

All’articolo mancano informazioni: non è stato scritto, ad esempio, che il Bonus docenti (500 euro all’anno) è stato introdotto anche per integrare uno stipendio poco dignitoso; non è stato detto che lo stesso Bonus viene erogato proprio per acquisto di libri, biglietti teatro, cinema, concerti, per strumenti digitali (solo alcuni) e per la formazione. 

Non è stato detto che la riforma prevedeva che i docenti avessero diritto ad usufruire anche di momenti culturali che sicuramente potevano rendere gli insegnanti meno noiosi e più aggiornati, perché se è vero che gli alunni imparano meglio se stanno bene, la stessa cosa vale per i docenti.

Non è stato detto poi che gli strumenti digitali acquistati vanno spesso a supplire le mancanze della scuola pubblica che dovrebbe essere innovativa e digitale, ma spesso è senza fondi e senza strumenti. Quanti docenti continuano ad usare il registro elettronico con i propri device, compreso il cellulare, e con le proprie schede internet?

Infine, cosa gravissima, non viene mai detto che la formazione dei docenti non è esclusivamente a pagamento e non è offerta esclusivamente dalla piattaforma S.O.F.I.A, introdotta appunto dalla Legge 107 insieme al Bonus. 

Ora forse a qualcuno è sfuggito il nesso: è stato erogato un fondo dal Ministero (Bonus) ed è stata predisposta una piattaforma (S.O.F.I.A) di formazione a pagamento dal Ministero. I soldi dovevano uscire per poi rientrare probabilmente, ma…  non erano stati fatti i conti con l’autonomia di insegnamento e di formazione che per fortuna rimane ancora un diritto dei docenti.

Forse, anzi sicuramente, molti non sanno che l’offerta formativa gratuita per i docenti è vastissima e spesso molto valida (e non mi riferisco a quella di Eni): la offrono enti specializzati, la offrono le case editrici, la offrono docenti che a loro volta diventano specializzati e formatori.

É per questo che molti docenti pur formandosi non spendono il bonus.

Perché, mi domando allora, continuare a diffondere informazioni distorte? A cosa portano? A cosa possono servire?

E perché fare una trasmissione come quella di ieri, 28 febbraio, dove la scuola italiana è raccontata come una catastrofe, a parte qualche rara eccellenza che – tra l’altro – più di una volta lo fa con fondi da Enti privati?

La scuola italiana non può essere dipinta né di bianco né di nero e cercare di classificarla in modo così superficiale è irresponsabile se non addirittura anticostituzionale.

La scuola italiana è innanzitutto ancora pubblica, è laica, è una scuola che accoglie, è una scuola che si innova con l’impensabile e senza tutto ciò che sembra indispensabile.

Abbiamo visto, durante la trasmissione, una scuola finlandese bellissima, strutture e arredi che noi sogniamo, ma abbiamo sentito anche un Dirigente che diceva la parola d’ordine della scuola è FIDUCIA: il dirigente ha fiducia nei docenti, i docenti hanno fiducia negli alunni e gli alunni hanno fiducia nei docenti.

Ecco nelle scuole italiane, prima degli arredi e degli strumenti, è questo che manca, la FIDUCIA.

Perché si continua a raccontare che la Scuola italiana non funziona, che i docenti non si formano e non si  dice che la scuola italiana ha avuto per anni una scuola primaria che è stata un esempio per molti paesi europei prima dei tagli.

Perché non si  dice che il nostro modo di insegnare a tutti gli alunni (svantaggiati e non) è oggetto di studio in ogni paese europeo ed ha ottenuto dei premi.

Perché non si racconta che questi metodi eccellenti sono stati e continuano ad essere affossati dai tagli all’istruzione, da riforme sconclusionate che portano a cambiamenti di nomenclatura (ed. fisica che diventa ed. motoria, conoscenze/competenze, ASL che diventa PTCO e via così), e a introduzione di nuovi oneri burocratici senza onori, strumenti, risorse. 

Perché non si ha il coraggio di dire chiaramente che dietro queste riforme ci sono stati sempre enormi tagli di ore, di personale, di fondi

Si dice che i ragazzi usciti da scuola dimentichino tutto, ma è davvero così? 

Le università italiane sono considerate ovunque ottime e i nostri alunni, pur smemorati, continuano a frequentarle. Molti riescono ad avere risultati eccellenti e si distinguono nel lavoro, all’estero.

Sì, all’estero, perché questo nostro povero Paese è condannato ad una perenne emorragia culturale e lavorativa giovanile che sta già mettendo in crisi l’intero processo economico italiano.

E ai giovani che rimangono in Italia, insoddisfatti e depressi, lasciamo l’illusione, con la nostra misinformazione e/o disinformazione, che poi in fondo non è colpa di nessuno perché la colpa è sempre del sistema. Magari la colpa è anche dei loro vecchi insegnanti e il cambiamento è impossibile. Così questi giovani si possono nuovamente sdraiare, possono dimenticare e lasciar perdere le insulse manifestazioni di piazza per fare sentire la loro voce.

Complimenti! Dopo 26 anni trascorsi a motivare, ad incoraggiare, a far riflettere, ad inventare una didattica innovativa, a portare ogni giorno qualcosa di nuovo e interessante nelle mie classi, a dibattere con i miei studenti, avevo proprio bisogno di questo ennesimo attacco.

Sappiate però che sono questi attacchi che rendono i docenti come me, sempre più audaci, innovativi e LIBERI

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