Scene da un presente distopico… scriveva un collega ieri su facebook, commentando la notizia/link a Repubblica di  183 persone arrestate di cui il 70% minorenni per gli incendi in Australia”. Sotto tra i commenti: “una gang di adolescenti in rivolta generazionale?”

Oddio no. Gironzolo subito tra tante testate per capire meglio. Su Fanpage leggo innanzi tutto che non si tratterebbe di 183 arrestati, ma di 183 denunciati (gli arrestati sarebbero 24). Fa la sua differenza. Ne deduco che non sarebbero loro quindi i responsabili dei roghi che stanno devastando il continente: quelli li avrebbero messi al gabbio e ne avrebbero dato dettagli.

E scopro che i minorenni denunciati sarebbero 40 (il 22% quindi, che è un numero ben diverso dal 70%). Tra le righe della dichiarazione virgolettata del Ministro dell’Interno del Nuovo Galles del Sud, si capisce ancora meglio di cosa si tratta: “Ancora oggi, nonostante i tanti decessi, troviamo persone che accendono fuochi non rendendosi conto di quanto sia pericoloso violare l’attuale divieto totale di incendio”… “Bisogna vivere su Marte per non capire cosa sta accadendo”. “Nella mia mente, chiunque accenda un fuoco contro il divieto totale di incendi sta mettendo a rischio la comunità e deve essere sanzionato e in molti casi portato in tribunale”.

Ok: non hanno preso i responsabili, stanno solo cercando di far vedere che non stanno con le mani in mano, stanno fornendo numeri statistici sulle azioni di polizia.

Perché allora i giornali di mezzo mondo il 7 gennaio scrivono che si tratta di arresti? Nessuno sa la differenza tra arresto e denuncia? Perché sembra che tutta la catastrofe sia opera dolosa, che il cambiamento climatico, la siccità non c’entrino praticamente nulla?

La prima risposta me la dà il Guardian, che già nel pomeriggio del 7 scriveva: “Da una analisi dei social media, gli account dei bot e dei troll sono coinvolti in una campagna di disinformazione che esagera il ruolo di incendio doloso nel disastro in Australia. Gli incendi boschivi in tutta la nazione sono stati accompagnati da ripetuti suggerimenti di un’epidemia di incendio doloso o di “emergenza incendiaria”…. Le false affermazioni sono, in alcuni casi, utilizzate per minare il legame tra gli attuali incendi e le stagioni di fuoco più lunghe e intense causate dai cambiamenti climatici. Timothy Graham, docente senior dell’Università di Tecnologia del Queensland sull’analisi dei social network, ha esaminato i contenuti pubblicati sull’hashtag #arsonemergency su Twitter, “valutando 1.340 tweet, 1.203 dei quali unici, pubblicati da 315 account…”.

Una campagna mediatica fake grandiosa e globale diffusa in pochissime ore, dunque, ma che altrettanto velocemente, in buona parte dei casi, ovvero delle testate internazionali, si sgonfia, torna alle sue dimensioni reali. Gli aggiornamenti più o meno palesi agli articoli e ai titoli, pian piano, arrivano anche su qualche giornale italiano. 

Sul blog di Stella Bianchi sull’Huffington Post ad esempio, la sera successiva (8/1 aggiornamento delle 20) si legge “Incendi in Australia, la prima cosa da spegnere sono le fake news”. Ecco, vediamo: “La più devastante stagione degli incendi che l’Australia ha conosciuto sembrava aver trovato un colpevole, anzi 183, e una parola chiave “arson”, incendio doloso. Una lettura che ha avuto una diffusione enorme. Solo che non era vera. Era una gigantesca campagna di disinformazione per indebolire il legame tra riscaldamento globale e intensità degli incendi. La storia dei 183 arrestati per incendio doloso viene riportata all’inizio da News Corp, il gruppo Murdoch (quello di cui ampiamente si parla nella serie Netflix “The Loudest Voice”, tanto per capirsi, ndr), poi retwittata da Donald Trump, quindi da siti americani di estrema destra e da noti esponenti sempre dell’estrema destra”, come già riportava più di 24 ore prima il Guardian.

Nel frattempo, infatti, sempre il Guardian, alle 7.22 dell’8 gennaio, aveva aggiunto un paio di precisazioni: “La polizia di Victoria afferma che non ci sono prove che nessuno dei devastanti incendi boschivi nello stato sia stato causato da un incendio doloso, contrariamente alla diffusione della disinformazione globale che ha esagerato gli arresti incendiari durante l’attuale crisi. La cifra fuorviante di 183 incendiari arrestati dall’inizio della stagione si è diffusa mercoledì in tutto il mondo, dopo che i primi rapporti su News Corp sono stati raccolti da Donald Trump Jr, siti web statunitensi di estrema destra e personalità popolari di destra”.

La fake news il 7 ha fatto il giro del mondo in mezza mattinata, evidentemente. In Italia, quasi tutti allineati (molti ancora adesso).

La Stampa: 183 arresti (aggiornamento alle 21.01 del 7 gennaio), “Gli incendi devastanti che in queste settimane hanno colpito l’Australia sono in gran parte dolosa e ora la polizia ha arrestato 183 persone accusandole di aver appiccato i roghi nel Nuovo Galles del Sud, tre dei quali sono scoppiati solo nell’ultima settimana”.

Ansa, ore 12.53 del 7/1: “La polizia australiana ha arrestato oltre 180 persone sospettate di avere appiccato incendi nel Nuovo Galles del Sud, tre solo nell’ultimo fine settimana… nella maggior parte dei casi si è trattato, secondo le autorità, di incendi provocati dall’uomo… Tra i fermati anche 40 minorenni…”.

Adnkronos, alle 8.35 del 7/1: “Le autorità australiane hanno arrestato 183 persone con l’accusa di aver appiccato deliberatamente incendi boschivi negli ultimi mesi”. Il Secolo XIX, 7 gennaio: “La polizia australiana ha fatto sapere di avere arrestato oltre 180 persone sospettate di aver appiccato alcuni incendi nel Nuovo Galles del Sud”.  Stessa cosa sul Corriere, sul Messaggero, su Il Mattino, su Il Giornale

La Repubblica aveva fatto altrettanto, ma evidentemente in aggiornamenti successivi (non segnalati al lettore) è stata corretta la prima versione che avevo aperto da Facebook il 7 nel primo pomeriggio. Ora si legge: “Le autorità australiane hanno identificato e denunciato oltre 180 persone sospettate di aver appiccato deliberatamente incendi boschivi. E tra queste 24 sono state arrestate. I provvedimenti sono stati assunti dal mese di novembre a oggi. In particolare 29 incendi sono stati deliberatamente causati nella regione di Shoalhaven, nel sud-est del Nuovo Galles del Sud, in soli tre mesi. Gli arresti sono stati effettuati in relazione a incendi dolosi appiccati nel Nuovo Galles del Sud, a Queensland, Victoria, nell’Australia Meridionale e in Tasmania”.

 

Pure lHuffington post, alle 9.54 dell’8 gennaio, ancora scriveva: “Oltre 180 arrestati per i roghi dolosi in Australia: sette su dieci sono minorenni”. Si legge anche, nel testo, che “nel Queensland il 70% dei sospettati è minorenne. A riportarlo è The Australian“, anche se in effetti l’Australian, pure questo del gruppo Murdoch, l’8 gennaio parla, si, di 183 arresti, ma dall’inizio del 2019. 

Su Foxnews (sempre gruppo Murdoch) l’8 gennaio si legge: “… i funzionari (della polizia ndr) hanno annunciato lunedì che quasi 200 persone sono state accusate di reati legati al fuoco dall’inizio della catastrofica stagione degli incendi. Gli incendi, alimentati dalla siccità e dall’anno più caldo e secco del Paese, sono in atto da settembre, mesi prima di quanto tipico della stagione annuale degli incendi in Australia”. Accusate, quindi, non arrestate. E persino con la complicità della siccità e del caldo, wow. The Sun (stesso gruppo editoriale), invece alle 23 del 7 ancora riporta (ed è tutt’ora in pagina così): “Più di 180 persone arrestate per incendio doloso…”. 

ABCnews nel mentre titola: “24 australiani arrestati per aver deliberatamente appiccato incendi in questa stagione”. 24, non 183.

La CNN nell’aggiornamento delle 10 dell’8 gennaio offre maggiori dettagli: “Di queste 183 persone, 53 hanno ricevuto multe o accuse penali per non aver rispettato un divieto di incendio totale e 47 sono accusati di aver buttato una sigaretta accesa o un fiammifero a terra…La polizia sta inasprendo il divieto di bruciare in tutto lo stato. Domenica, stando alla polizia del NSW, un uomo è stato accusato di utilizzare utensili elettrici che presumibilmente avevano provocato un incendio a Mount Druitt. Tre persone sono state accusate di aver violato il divieto di fuoco durante il fine settimana. I servizi antincendio hanno spento gli incendi in due città diverse avviate a scopo di cottura, sempre secondo la polizia. Un altro uomo è stato accusato dopo che le autorità hanno scoperto diversi incendi accesi nella sua proprietà in un’altra città…”. La notizia si sgonfia di ora in ora.

The Telegraph, alle 5,53 dell’8, è ancora più preciso e tranchant: “La crisi degli incendi boschivi in Australia ha portato a quella che sembra essere una deliberata campagna di disinformazione avviata dai negazionisti del cambiamento climatico che sostengono che l’incendio doloso è la causa principale degli incendi in corso, nonostante mesi di siccità e temperature record.

…La polizia del Nuovo Galles del Sud ha dichiarato di aver preso provvedimenti contro 183 persone per “reati legati agli incendi boschivi”…Tuttavia, solo 24 di queste persone sono state accusate di accendere fuochi deliberatamente. Quarantasette sono stati accusati di aver buttato a terra una sigaretta accesa o un fiammifero e 53 per non aver rispettato il divieto totale di accendere fuochi…

I cambiamenti climatici sono stati un argomento di divisione, con i principali politici che hanno respinto il loro ruolo come fattore in gioco negli incendi record di questa stagione. A novembre, il vice primo ministro australiano ha descritto coloro che collegavano gli incendi ai cambiamenti climatici come “disgustosi” e “folli”. Altri parlamentari conservatori hanno sostenuto che i carichi di carburante sono il vero problema, mentre alcuni esperti hanno suggerito che gli ambientalisti avevano influenzato la politica nazionale di riduzione del rischio. Scott Morrison, il primo ministro australiano, che inizialmente si era rifiutato di impegnare ulteriori finanziamenti per combattere la crisi, ha escluso di voler cambiare la politica del governo sul cambiamento climatico.

Un altro elemento della storia di “incendi dolos” diffusa è l’affermazione che 43 persone sono state accusate di incendio doloso a Victoria. Tuttavia, questo si riferisce al numero di persone accusate di aver deliberatamente acceso gli incendi durante l’intero anno del 2019, inclusa gran parte dell’estate precedente. Più di recente, la polizia di Victoria ha accusato un uomo di 36 anni di “provocare incautamente un incendio boschivo e di reati connessi alla droga”. Un portavoce della polizia di Victoria ha detto a The Guardian che “non esiste attualmente alcun indizio concreto per indicare che gli incendi nell’Est Gippsland e nel Nord Est siano stati causati da incendi dolosi o altri comportamenti sospetti“.

“Si è diffusa anche l’affermazione che 101 persone nel Queensland siano state arrestate per incendio doloso questa estate. Tuttavia, la polizia dello stato ha affermato che la cifra include una gamma più ampia di reati antincendio, compresa la violazione dei divieti di incendio totali, e non era un totale di arresti, ma un totale di “azioni di polizia”. La polizia del Queensland ha riferito infine ai media locali che del totale riferito di incendi nella regione tra il 10 settembre e l’8 gennaio, si ritiene che circa il 10% sia stato deliberatamente acceso”.

Un fuoco di paglia, quello sugli arresti e i colpevoli, contrariamente a quelli reali che stanno devastando il continente australiano. Numeri statistici di azioni di polizia generali per la prevenzione sono stati trasformati in titoli sulla cattura dei colpevoli degli incendi dolosi di questa stagione, tra cui anche un bel po’ di minorenni, quelli che, guarda caso, stanno tanto antipatici ai negazionisti climatici. Aveva ragione il mio amico su facebook. Scene da un presente distopico. Solo che la distopia è mediatica, creata ad arte da uomini che hanno nome e cognome e mantenuta in vita da distrazione, sciatteria, fretta o forse addiritttura malafede. (ps: ancora adesso, aprite i link, cercate sulle testate online, quelle che si possono correggere quando si vuole, e vedete quanti hanno corretto il tiro).

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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