COP23, 16 novembre – Un bambino e il mondo intero ad ascoltarlo. È toccato ieri al giovane Timoci Naulusa, studente dodicenne delle Isole Fiji che stesso la presidenza COP ha scelto di far parlare nella fase di apertura di una “plenaria di alto livello”. Sessione dove sono presenti delegati e leader mondiali, alla quale Timoci ha esordito definendoci tutti parte di un “villaggio globale“. Tra i punti salienti del discorso l’appello a “passare dalle parole ai fatti, perché da sole le parole non risolveranno i problemi del mondo”. Innocente, quanto concreto il consiglio di “non essere condizionati solo dagli interessi e dalle questioni economiche ma di essere, piuttosto, orientati a soddisfare i bisogni dell’ambiente”. Discorso che ha ricevuto l’ovazione da parte dell’intera plenaria.

Anche per questo tiene banco la questione dei diritti umani, minacciati dagli effetti del cambiamento climatico. Argomento di dibattito scelto proprio oggi dal Presidente COP Frank Bainimarama, come a dare forza alle preoccupazioni del giovane Timoci. Perché ormai è chiaro, più si posticipa l’obiettivo zero emission e più le nuove generazioni vedranno a rischio il proprio futuro. “Con il cambiamento climatico non parliamo solo di aumento delle temperature – ha dischiarato Bainimarama – ma di diritti umani, che vanno integrati nell’azione climatica. È responsabile della nascita di nuovi conflitti e del potenziamento di quelli esistenti e mette a rischio la sicurezza delle persone che abitano il Pianeta. Ma gli effetti sono pure economici, fa sprofondare nella povertà e crea disuguaglianza tra comunità, porta sofferenza. E non tocca a me dirlo, gli effetti sono ormai sotto gli occhi di tutti. Ma se abbiamo qualche possibilità, dobbiamo sfruttarla per fermare questi effetti. Sappiamo bene che si tratta di una questione complicata, perché è difficile fermare le emissioni gas serra, ma dobbiamo farlo ora per noi e le future generazioni”. Nel suo intervento, Bainimarama ha anche detto di voler dare accoglienza ai rifugiati climatici, in costante crescita in tutto il mondo, delle tribù delle isole vicine colpite duramente dagli eventi climatici estremi come i “water disaster”.

Isole come le Marshall, rappresentate dal Presidente Hilda Heine, che ha ribadito: “I diritti umani sono a rischio. Non tutte la nazioni al momento subiscono le stesse conseguenze ma nessuna nel mondo può dirsi fuori da rischio. L’obiettivo è quello di accrescere le nostre consapevolezze riguardo i diritti umani e su come questi vengono influenzati dalle modifiche del clima. E dobbiamo essere consapevoli che siamo noi a possedere la chiave per decidere quale porta aprire per le future generazioni. Il mondo deve fare di più, deve impegnarsi a tagliare le emissioni”.

Di diritti umani, questioni di genere e delle novità emerse in materia da questa COP23, il Gender Action Plan e il lancio dell’Indigenous People Platform, ne abbiamo parlato con Chiara Soletti di Italian Climate Network che segue l’evoluzione storica della vicenda all’interno dei negoziati (video).

Facebook Comments

Post a comment