La finanza climatica registra qualche segnale di vita. Il CEO di ING Ralph Hamers ha annunciato una collaborazione finanziaria con BBVA, BNP Paribas, Standard Chartered e Société Générale per misurare la coerenza “climatica” dei loro portafogli di prestiti, con l’obiettivo di guidarli in un percorso in linea con l’accordo di Parigi. Nello specifico, le banche in questione – che dispongono di un portafoglio prestiti combinato di 2.400 miliardi di euro in una serie di settori – hanno firmato una lettera di impegno, impegnandosi a finanziare il cambiamento e a far funzionare i loro bilanci. Secondo Hamers, questo “dimostra che le banche stanno diventando sempre più pronte a prendere provvedimenti coraggiosi ma necessari per fare la nostra parte nel raggiungimento di un’economia a basse emissioni di carbonio”.

La Banca Mondiale ha annunciato che sta raddoppiando il suo obiettivo per la finanza climatica a 200 miliardi di dollari tra il 2021 e il 2025.

Nel mentre, i negoziatori, a quanto pare, sono vicini a raggiungere un accordo di compromesso su come segnalare gli aiuti finanziari, ha detto ai giornalisti il capo dei negoziatori della Commissione europea Elina Bardram. I paesi in via di sviluppo vogliono ferme rassicurazioni su quanti soldi offrirà la parte più ricca. Ma i paesi sviluppati non vogliono spingersi così lontano da bloccare i loro bilanci in legge internazionale. “Ci sono alcuni vincoli costituzionali per i paesi sviluppati riguardo le spese future, vincoli che sono difficili da superare”, ha spiegato Bardram.  La posta in gioco – espressa chiaramente da Mohamed Nasr, presidente del gruppo africano di negoziatori – è questa: “Non possiamo avere un accordo a Katowice senza un pacchetto di finanziamenti per il clima”. Si vedrà.

Intanto le Multilateral Development Banks (MDBs), in una dichiarazione congiunta, hanno costituito una joint venture per allinearsi agli obiettivi di Parigi. L’anno scorso, le nove MDB hanno contribuito con 35 miliardi di dollari alla lotta al cambiamento climatico nelle economie in via di sviluppo ed emergenti, e hanno contribuito a mobilitare altri 52 miliardi in denaro pubblico e privato.

E il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon ha annunciato un finanziamento di 200.000 sterline per il Partenariato di Marrakech per l’azione globale per il clima, “per incoraggiare la collaborazione tra governo, imprese e società in generale a ridurre immediatamente le emissioni e aumentare la resilienza contro l’impatto del cambiamento climatico”.

 “Ciò di cui abbiamo bisogno è un meccanismo trasparente per vedere come i flussi finanziari possono passare dal mondo sviluppato a quello in via di sviluppo, da fonti pubbliche e private”, dice il Segretario generale dell’Onu. A proposito del Fondo verde per il clima, Guterres ha voluto sottolineare che non può e non deve essere l’unica fonte finanziaria su cui contare. Il Segretario Onu si aspetta una mobilitazione: “La scorsa settimana la Germania è stata la prima a promettere nuovi fondi – ha detto –  con un contributo di 750 milioni di euro”. Sì, “c’è stato un miglioramento significativo del GCF”. E si, “Il Fondo ha bisogno di una migliore gestione per essere più efficace, ma soprattutto ha bisogno di fondi”.

Migliore gestione? Ecco che si discute. Sul prossimo capo del Fondo verde per il clima, il Giappone, ad esempio, preme a favore di uno dei suoi diplomatici più anziani, Kenichi Suganuma: visto che versano un miliardo e mezzo al Fondo, avrebbe diritto a stare al vertice, sostiene il delegato Kaoru Magosaki. Ma la posizione non è in vendita, gli ha risposto il sudafricano Zaheer Fakir. Il candidato sarà valutato sulla base degli stessi criteri di tutti gli altri, ha detto a nome dei paesi in via di sviluppo.

Visa, invece, ha pensato ad uno spettacolare crowdfunding.  A Katowice, alla COP24, sta presentando un modo per fare donazioni per l’azione per il clima usando una nuova piattaforma digitale, con benefici dell’attività verso i progetti di resilienza del clima del Fondo di adattamento. Un’installazione a schermo digitale mostra un ecosistema forestale virtuale in uno stato lussureggiante. Gli spettatori vedono le immagini dell’ecosistema degradarsi lentamente e possono contribuire a fermare il processo toccando un lettore elettronico con una carta contactless Visa per simulare l’atto di fare una donazione. La salute dell’ecosistema virtuale migliorerà dopo un accumulo di passaggi delle carte, a dimostrazione dell’importanza dell’azione collettiva per invertire gli effetti dei cambiamenti climatici. Per ogni passaggio effettuato durante COP24, Visa donerà 3 euro al Fondo di adattamento.

 

 

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Redazione centrale di giornalistiNellerba.it Giornalisti Nell'Erba è realizzato dall'associazione di promozione sociale Il Refuso. Nel tempo ha collezionato tanti riconoscimenti e partnership come ad esempio quelle con ANSA, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa, Federazione Italia Madia Ambientali FIMA, European Space Agency (ESA), Agenzia Spaziale Italiana, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Lega Navale Italiana, Marina Militare, Università di Roma Tor Vergata. Ha i riconoscimenti della Presidenza della Repubblica, del Ministero dell'Ambiente e tante altre istituzioni.

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