educazione

Roma, 11 giugno 2015  – Gennaio 2015. Moltissimi giornali pubbicano la notizia che a partire dal prossimo anno scolastico, per decisione coniunta del Miur e del Ministero dell’Ambiente, si farà educazione ambientale nelle scuole italiane. La notizia arriva dopo mesi di mesi di campagna sulla Buonascuola, un documento pubblicato dal governo nell’autunno 2014 in cui la parola “ambiente” non compariva affatto. Sulla buonascuola è stata fatta una consultazione pubblica, chiusa il 15 novembre, a cui ha partecipato anche la Rete docenti Giornalisti Nell’Erba, che ha inviato un documento di proposta per l’introduzione concreta e realizzabile della cultura ambientale in tutti gli ordini e gradi della scuola.

Gennaio 2015. Barbara Degani, Sottosegretario all’Ambiente,  scrive alla Rete dei Giornalisti Nell’Erba annunciando entro breve la presentazione congiunta Miur-Minambiente delle linee guida per l’educazione ambientale nella Buonascuola, linee guida per l’attuazione delle quali certamente sarebbe servito “il loro prezioso apporto”.

15 gennaio 2015.  Su La Stampa si legge, parola di Degani, che “il progetto nei suoi dettagli lo spiegheranno i ministri dell’Ambiente e della Pubblica Istruzione, quello che posso dire è che è un percorso che prende spunto da un’idea nata dai precedenti responsabili dei dicasteri”. Un’idea che però nel documento La Buona Scuola, di un paio di mesi prima, non viene minimamente accennato.

Fino ad ora era tutto lasciato al buon cuore degli insegnanti, che fanno lezioni di questo genere su loro iniziativa”, spiega il Sottosegretario. “Ecco che qui arriva l’idea del Ministero perché, vengo dal Veneto dove questi progetti sono tantissimi – dice – ma a macchia di leopardo, come in tutte le altre regioni e in tutto il paese. Mancava un coordinamento nazionale. Abbiamo preso tutto quello che c’era a disposizione e abbiamo lavorato insieme al Miur, il mandato è di renderlo materia curriculare. Adesso la bozza del corso è pronta per i due ministri con i percorsi didattici e le schede di approfondimento, un corso pensato aperto perché siamo in continua evoluzione”. La bozza è pronta, dunque, a gennaio.

A febbraio, sempre Degani (è quasi sempre lei a parlare della questione, mentre il ministro Giannini non ne parla affatto) intervistata da Today, ripete che le linee guida saranno presentate in una conferenza stampa congiunta MIUR- Minambiente. Spiega che “in parte sono le linee guida del 2009 (quelle firmate da Prestigiacomo e Gelmini ndr), ad esempio per quanto riguarda il tema della biodiversità e della gestione dei rifiuti; parte sono stati attualizzate; il restante è stato creato ex novo come la tematica riguardante lo spreco alimentare, completamente assente nel 2009”.

Roba vecchia, dunque (dal 2009 al 2015 le questioni ambientali si sono un “pochino” evolute… quest’anno, tanto per dire, si decidono a Parigi, alla conferenza mondiale sul clima, le sorti del pianeta) più l’attualizzazione… come dire Expo. Ma ovviamente tutto questo è un lavoro aperto – continua Degani – perché attendiamo i suggerimenti di quelli che sono prima di tutto i formatori, il corpo insegnanti, ma anche di tutti coloro che si occupano di educazione ambientale come ad esempio le associazioni ambientaliste”. Un suggerimento (anzi, una proposta concreta e strutturata) era già arrivata a novembre, ma consultazioni ulteriori, non ce ne sono state. Altri docenti e ambientalisti sono stati interpellati?

La spina dorsale della nuova disciplina. “Dieci saranno i macro temi trattati: dalla biodiversità, alla alimentazione e allo spreco alimentare fino alla gestione dei rifiuti”. E cambiamenti climatici, tanto per dire, che fine hanno fatto? Come intendono strutturare l’introduzione nelle scuole? Sempre Degani risponde: “Non ci sarà un’ora di educazione ambientale, ma l’insegnamento verrà spalmato sulle varie discipline scolastiche. Il desiderio del Ministero dell’Ambiente è che un giorno l’educazione ambientale possa diventare una vera disciplina, ma il percorso è ancora lungo e chiama in causa prevalentemente il Ministero dell’Istruzione che deve indicare dove collocare questo insegnamento, come collocarlo e soprattutto chi potrà insegnarlo”.

Insomma, siamo a carissimo amico. Ma siamo a febbraio.

A marzo, in effetti, una circolare del Miur parla di educazione ambientale,  ma si tratta di un progetto nazionale per tutelare le rondini (è primavera!). Per il resto le macchie di leopardo si moltiplicano. E la conferenza stampa congiunta slitta.  Ci sono le linee guida della scuola italiana per Expo2015, ma non quelle sull’educazione ambientale nelle scuole.

Il 4 marzo, il ministro dell’Ambiente annuncia di nuovo che “saranno presto consegnate agli insegnanti le linee guida per l’educazione ambientale realizzate d’intesa con il Miur”. Il ministro Giannini parla di “conoscenze che si devono trasformare in comportamenti”. Compito che dovrebbe essere assolto da “quegli insegnamenti che abbiamo voluto chiamare educazione alla cittadinanza della quale fanno parte il rispetto dell’ambiente, la sensibilizzazione al bello e la conoscenza dei principi costituzionali che guidano la nostra vita”.

Il 12 marzo, il ddl la buona scuola viene approvato dal consiglio dei Ministri. Galletti annuncia che l’educazione ambientale c’è. Ma nel comunicato stampa del Governo, non se ne fa cenno.

Il 27 marzo il Ministro Giannini presenta il disegno di legge alla Camera.  L’educazione ambientale c’è in un solo paragrafo (2 righe in 52 pagine). E’ alla lettera e) dell’articolo 2 (sull’autonomia scolastica, in cui si dice che le istituzioni scolastiche effettuano le proprie scelte…). Si legge al comma 3 che “le istituzioni scolastiche individuano il fabbisogno di posti dell’organico dell’autonomia, in relazione all’offerta formativa che intendono realizzare, nel rispetto del monte orario degli insegnamenti e tenuto conto della quota di autonomia dei curricoli e degli spazi di flessibilità, nonché in riferimento a iniziative di potenziamento dell’offerta formativa e delle attività progettuali, per il raggiungimento dei seguenti obiettivi…” tra cui, appunto, lo “sviluppo di comportamenti responsabili ispirati alla conoscenza e al rispetto della legalità, della sostenibilità ambientale, dei beni e delle attività culturali e dei beni paesaggistici”. Sviluppo di comportamenti… non conoscenza, non approfondimento. Una questione etica, non di competenze sulle questioni che riguardano il pianeta. Meglio che non sappiano, i ragazzi, a cosa esattamente vanno incontro.

Il 26 marzo, Giannini, a margine di una cerimonia dedicata agli studenti caduti nel terremoto de L’Aquila, conferma l’esistenza delle Linee Guida, “che troveranno presto la loro collocazione all’interno dell’offerta didattica, a partire dalla scuola dell’infanzia”. Spiega che “Il Miur ha recepito già nel 2014 (?? ndr) le diverse istanze che si sono levate in favore dell’adozione di un’offerta didattica funzionale alla sensibilizzazione delle giovani generazioni sui temi dell’ambiente e sulla urgente necessità di riconciliare la presenza antropica, a volte troppo invasiva nel nostro paese, con le imprescindibili esigenze di una natura che cambia”. Già nel 2014? Ma se nel documento La buona scuola non ce n’era traccia…

 Il ministro Galletti torna sull’argomento ad ogni discorso, questo si. Anche ad Expo, per la Giornata mondiale dell’Ambiente il 5 giugno.  Ma troppo spesso ripete solo il proclama-liet motiv “dobbiamo fare dei ragazzi dei nativi ambientali”. Non è che il Ministero dell’Ambiente ha difficoltà a sfondare il muro di resistenza del Miur? Ancora ieri, intervistato da Roberta Ragni (GreenBiz), risponde: “L’Educazione ambientale c’è nella buona scuola e dal prossimo anno scolastico si fa”. Davvero? Il prossimo anno scolastico inizia a settembre. Ma i docenti ancora non ne sanno nulla.  E le linee guida… mai divulgate.

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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