Recanati 5 giugno

 

“Una cosa così non s’era mai vista”, mormora l’addetto all’accoglienza mentre sulla soglia del portone si accumula un mucchio di chicchi di grandine e l’acqua comincia a lambire i piedi di noi visitatori che, dentro le cantine di Palazzo Leopardi, aspettiamo impazienti di poter raggiungere il portone accanto per visitare la biblioteca del conte Giacomo. La visita guidata dovrebbe iniziare alle due e mezza. Invece non partirà, perché al piano di sopra, ci par di capire dai bisbigli che si scambia il personale, stanno avendo problemi di acqua: forse si è infiltrata nelle cucine, dove ci sono libri (mi dicono, perché per questa volta palazzo Leopardi non lo visiterò. Apprenderò più tardi che l’acqua è arrivata fino alla prima stanza della biblioteca).

“Climate change is real and is happening right now”, e se ci fosse bisogno di una conferma che il clima è già cambiato eccola: questo palazzo antico di qualche secolo che per la prima volta nella sua storia si trova a chiamare i pompieri perché la biblioteca del conte Monaldo (il padre di Giacomo, bibliofilo appassionato) è messa in pericolo da un temporale. Monaldo, se fosse qui oggi, dovrebbe assicurare i suoi volumi non solo contro gli incendi come fece nel 1843 (c’è una polizza in mostra nelle cantine, con altri oggetti e carte dei Leopardi), ma contro i cambiamenti climatici. Perché mentre continua a piovere – circa 45 minuti la durata del nubifragio – comincia a filtrare acqua da un punto del soffitto della cantina, minacciando tre volumi e la mano di una statua di Buddha in una teca evidentemente non a tenuta stagna. Mi appare chiaro che – non solo in questo luogo – una dimensione ancora trascurata della sicurezza è quella del “che fare” di fronte a eventi climatici estremi: il che significa, tra l’altro, pensare a preservare i beni culturali non solo dai tarli e dalle tarme, dai furti, dai flash, ma anche dal pericolo rappresentato dal clima che cambia.

I pompieri arriveranno (da Civitanova, ci dicono, a mezz’ora circa di strada). Intanto la pioggia molla. Ci fanno uscire per mettere in sicurezza i locali. Qualcuno chiede il rimborso del biglietto per non aver potuto completare la visita a Palazzo Leopardi. Per strada foglie e rami testimoniano la violenza dell’acquazzone a cui abbiamo solo in parte assistito. “Passata è la tempesta”, ma via del Passero Solitario è allagata. Un uomo la
attraversa con una barra di ferro in mano. Sonda il bordo del marciapiede e in pochi istanti trova quel che cercava: la grata di un tombino, ostruita dalle foglie. Facendo leva con la barra la solleva. L’acqua inizia a defluire e in pochi minuti il passaggio sulla strada può riprendere senza difficoltà (e senza che noi pedoni veniamo investiti dalle ondate oceaniche sollevate dagli automobilisti, più impazienti di noi di rimettersi in strada). Questo signore di Recanati, con il suo senso civico, impersona la seconda lezione sul climate change: l’adattamento ai cambiamenti climatici e la prevenzione passano per la conoscenza dettagliata del proprio territorio. Perché, se il lodevole cittadino recanatese non avesse saputo dove si trova il tombino di via del Passero Solitario, avrebbe avuto un bel cercarlo sotto trenta centimetri d’acqua.

Recanati 5 giugno 2016

 

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