salute in bottiglia2Acqua è vita. Appena nati siamo composti all’80% di acqua, anche il nostro Pianeta è chiamato impropriamente Terra perché in realtà è coperto per circa i suoi 2/3 di acqua. Nella ricerca di altre forme di vita, partiamo dal presupposto che il composto da trovare negli altri pianeti sia l’acqua. Tutte le più grandi civiltà sono sorte in prossimità di fiumi e i corsi d’acqua sono stati per secoli vie di comunicazione, di commercio e scambi culturali. Ha anche un valore simbolico, rappresenta la purezza, la catarsi e – accade spesso – proprio le fonti sono le destinazioni di tanti viaggi spirituali. Ma l’acqua è soprattutto parte di noi e fonte di innumerevoli proprietà benefiche. Per tutti questi motivi, fin dall’antichità, le popolazioni hanno tentato di “addomesticarla” per garantire sviluppo e prosperità: dalle origini delle maggiori civiltà, al termalismo, passando per l’idrologia e finire con chiuderla in bottiglia.
Il termalismo e gli acque-dotti
Gli antichi Egizi probabilmente non ci avrebbero lasciato in eredità la ricca cultura e i misteri che avvolgono le piramidi, se le acque del Nilo non avessero garantito alla civiltà terre fertili. Lo sapevano bene anche i Greci, che riconoscevano alle acque termali poteri curativi, mentre Ippocrate di Coos già nel 400 a. C. nel suo trattato Corpus Hippocraticum aveva descritto tanto dettagliatamente le proprietà benefiche dell’acqua da meritarsi, non soltanto il titolo di padre della scienza medica, ma anche quello di medico idrologo. I Romani mettevano a disposizione di tutti i ceti i benefici dell’acqua, numerose erano infatti in epoca romana le terme, sorte per lo più in prossimità di sorgenti naturali. E furono proprio loro a dare l’importanza che il mondo occidentale oggi attribuisce a questo liquido vitale, costruendo monumentali opere ingegneristiche di acquedotti, ancora oggi resistenti, ben descritte nel De Architetura di Vitruvio (I sec. A. C.), che garantivano ai cittadini dell’impero, fino a 20000 metri cubi di acqua al giorno.
Il Rinascimento della prima bottiglia
Balzando in epoca rinascimentale, troviamo un altro nome celebre a recitare le lodi dell’acqua. Si tratta di Michelangelo, il quale, in una lettera al nipote Leonardo, racconta di come il terribile male della pietra, quelli che oggi definiremmo calcoli renali, lo attanagliava con lancinanti dolori che gli impedivano perfino di dormire. Il Buonarroti dopo un anno di cure termali “a 40 miglia presso a Roma”, e cioè molto probabilmente Viterbo, ancora oggi uno dei bacini idrotermali e idrominerali più ricchi d’Italia, scrive d’essersi riuscito a liberare delle pene.
Ed è di lì a poco che si accenderà la lampadina: portare la montagna a Maometto, o meglio portarsi a casa le proprietà benefiche delle acque. Ma come? È in quest’occasione che un oggetto oggi tanto comune, ha fatto la differenza. La bottiglia. Certo vasi e brocche in cui contenere i liquidi erano utilizzati sin da tempi antichi, e addirittura antenate delle bottiglie in vetro erano in uso già tra le popolazioni persiane nel I secolo a. C. Ma sembra risalire alla fine del ‘500 la prima acqua minerale in bottiglia importata. La città di Spa, nella regione Vallona del Belgio, viene definita “Perla delle Ardenne” per via delle sorgenti termali tanto rinomate per gli effetti curativi, probabile motivo per cui si chiamano così le moderne terme. E proprio di quelle acque benefiche, non poteva far a meno Enrico II di Francia, tanto che sembra sia stato il primo ad ottenere il diritto d’importazione. Ed è qui che entra in gioco il ruolo chiave della bottiglia per il trasporto del benessere.
L’industria minerale
Si dovrà attendere la fine dell’800 perché prenda piede l’industria dell’acqua in bottiglia, spinta principalmente da quei Paesi europei come Belgio, Italia, Francia e Germania, che negli anni hanno consolidato una tradizione termale, e dal progresso degli stabilimenti d’imbottigliamento.
Il consumo di acqua minerale in bottiglia, verso gli anni ’70 del 1900 subisce un altro cambiamento con la realizzazione di una bottiglia creata con un nuovo materiale, e cioè la plastica. Le nuove bottiglie in plastica, iniziano a sostituire quelle in vetro, sono più leggere e possono essere portate a casa con facilità, e questa introduzione darà nuova spinta al mercato dell’acqua minerale di tutto il mondo. I consumatori adesso possono decidere di sceglierla al posto dei quella del rubinetto, non si tratta più solo di una scelta di salute, entra in gioco il fattore del gusto. Verso la metà degli anni ’80 c’è un’altra evoluzione della bottiglia, con l’introduzione del PET, una nuova plastica riciclabile. Con il PET si garantisce maggior sicurezza per i consumatori e rispetto per l’ambiente se correttamente conferita nei rifiuti.
I numeri dell’acqua italiana
Gli italiani si attestano oggi tra i principali consumatori di acqua minerale, con 192 litri pro capite annui. Secondo i dossier “Regioni imbottigliate” di Legambiente e Altraeconomia del luglio 2014, il giro di affari che coinvolge l’industria dell’acqua minerale in Italia è di circa 2,3 miliardi di euro, spartiti, secondo l’annuario Bevitalia/Beverfood, tra 156 società per un totale di 296 marchi e 12,4 miliardi di litri all’anno.

Il progetto WHATEVER WATER #cmqacqua è realizzato in partnership con Nestlé Italia e Carlsberg Italia.

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Approda a Il Refuso nel 2008 dove rimane in pianta stabile dal 2014, dopo una serie di esperienze lavorative nel giornalismo, la comunicazione e il management. Nel 2010, diventa giornalista pubblicista, per Giornalisti Nell'Erba ricopre prima il ruolo di responsabile relazioni esterne e coordinatore generale, in occasione di Expo è coordinatrice di #gNeLab e dal 2015 vicedirettore di giornalistinellerba.it. Ama il cibo, la musica (rigorosamente antecedente agli anni 2000) e condividere i primi due in buona compagnia.

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