Attraverso le sue piattaforme mondiali, Schibsted, media group internazionale di cui fa parte Subito, insieme all’Istituto svedese di Ricerca Ambientale (IVL), si è occupata di analizzare le quantità di CO2 e di materiali che vengono risparmiate ogni anno grazie alla compravendita dell’usato.

A livello globale, la società ha calcolato che negli stati principali in cui opera (Norvegia, Svezia, Finlandia, Francia, Spagna, Italia, Ungheria, Marocco, Messico, e Brasile) il risparmio derivato dal riutilizzo di beni usati è stato di 21,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Valore rilevante considerando che corrisponde addirittura a 43 anni senza traffico nella città di Oslo, oppure a 1,2 milioni di tonnellate di plastica (circa 169 miliardi di buste di plastica).

Secondo il report Second Hand Effect, soltanto in Italia attraverso la piattaforma digitale Subito, nel 2017 sono state risparmiate ben 4,5 milioni di tonnellate di CO2: numero indicativo che equivale allo stop del traffico di Roma per un intero anno o alla produzione di quasi 7 miliardi di kg di pasta e anche a 16,6 milioni di laptop.

“Ogni volta che qualcuno di noi compra o vende usato compie un ‘piccolo gesto’ importante per il futuro di tutti, perché concorre a ridurre il nostro impatto ambientale, concretamente” commenta Melany Libraro, CEO di Subito.

In aggiunta all’eliminazione di emissioni di anidride carbonica, infatti, l’economia circolare ha allungato la vita di 18 milioni di oggetti usati venduti nel 2017. Ciò ha permesso il risparmio di quasi 246.000 tonnellate di plastica, con cui produrre 4,6 miliardi di bottiglie PET da 2 litri o più di 34 miliardi di buste, 1,6 milioni di tonnellate di acciaio corrispondenti a quasi 430.000 container, e più di 153.000 tonnellate di alluminio equivalenti a 10,3 miliardi di lattine.

Il sito Subito ha, inoltre, sviluppato un sito dedicato al Second Hand Effect, per permettere ai propri utenti di verificare personalmente le emissioni di CO2 corrispondenti ai vari prodotti comprati e venduti: comprando, ad esempio, un’auto usata si risparmiano 5,6 tonnellate di diossido di carbonio, mentre per un semplice smartphone 75 kg. L’analisi per ottenere i vari dati si è basata sulla capacità dei prodotti usati di rimpiazzare gli equivalenti prodotti nuovi; in particolare, l’IVL ha creato una suddivisione media dei materiali che compongono un determinato prodotto, ed è stato poi calcolato l’impatto ambientale derivato dall’estrazione della materia prima, dalla lavorazione dei materiali e dal processo di dismissione. Il totale è stato comparato in chilogrammi equivalenti di CO2 ed il valore attribuito all’oggetto è stato convertito in base alla composizione della partizione dei materiali: ad ogni partizione, infine, è stato associato un quantitativo di materiale (plastica, acciaio e alluminio) e di emissioni in chilogrammi di anidride carbonica.

Subito ha, inoltre, fornito una mappa che indica nel dettaglio le regioni e le province più green d’Italia: calcolando il numero di oggetti usati più venduti è venuto fuori che la regione al primo posto è la Campania con più di 700.000 tonnellate di CO2 (15,8 % del totale) seguita da Lombardia con 654.540 tonnellate (14,6%), Lazio con 437.898 (9.8%), Emilia-Romagna con 406.328 (9,1%) e Veneto con 402.454 (9%). A livello provinciale in testa c’è Napoli (unica città meridionale presente nelle prime cinque) a cui seguono Roma, Milano, Torino e Bologna.

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