Non piaceva. Non piaceva per nulla a chi è attento alle politiche climatiche la prima versione della nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN). C’era poco di rinnovabile, un falso obiettivo di chiusura delle centrali a carbone al 2030 – perché molti dei nostri impianti vedono proprio la naturale scadenza intorno al 2030 – e tanto, troppo gas. Ad intendere che siano le rinnovabili a supporto del gas e non il contrario, come invece prevede la transizione che porta ad un’economia a basso contenuto di carbonio. Ma dopo una lunga fase di consultazione, circa sei mesi e dove per la prima volta il governo sembra aver dato ascolto a parte delle richieste di associazioni di settore e aziende green, la versione finale della SEN si presenta diversa, migliore. Decisamente un passo avanti. È mancato, però, quel pizzico di coraggio in più, quello che poteva permettere al nostro Paese di tornare leader. Come conferma Sergio Ferraris, direttore di Qualenergia e giornalista scientifico attento ai temi del clima e dell’energia: “Pur non rappresentando un grosso sforzo, vista la quota minoritaria del carbone per la produzione di energia elettrica in Italia, è ottima l’uscita programmata nel 2025 da questo combustibile fossile. Buona l’efficienza energetica e pure l’aumento presente nell’ultima versione dei consumi elettrici da fonti rinnovabili, che passa dalla versione precedente del 48% al 55%. Peccato manchi uno sforzo aggiuntivo, quel coraggio che poteva portare l’Italia in pole-position tra i Paesi più virtuosi nella riduzione delle emissioni gas serra”.

SEN: numeri e obiettivi
Come detto, il segnale forte arriva dall’uscita dal carbone, prevista entro il 2025. Galletti e Calenda, rispettivamente Ministro dell’ambiente e dello Sviluppo Economico, durante la presentazione ufficiale hanno spiegato che gli investimenti saranno di circa 175 miliardi di euro, di cui 30 miliardi da destinare al gas per costruire e ammodernare reti e infrastrutture, 35 alle fonti rinnovabili e 110 alle misure di efficienza energetica.
Per quanto riguarda la produzione di energia da fonti pulite, si punta ad una produzione di elettricità nel 2030 fatta per il 55% da rinnovabili.
E il gas? Di gas ce n’è ancora tanto, come conferma il dato relativo agli investimenti. È un punto cruciale della SEN, che intende portare avanti il discorso di un’Italia hub del gas europeo. Vedremo se questo sarà possibile. Di sicuro è difficile che accada pur sperando che questi investimenti non vadano sprecati.
Altro elemento è quello relativo ai trasporti. La sezione dedicata alle auto elettriche non spicca per contenuti, se ne prevedono appena 5 milioni nel 2030. Numero inferiore rispetto alle previsioni del resto dei Paesi europei e che speriamo possa essere smentito. Non è presente, invece, una data per la “messa la bando” dei motori a benzina e, soprattutto, quelli diesel. Come fatto ad esempio da Francia, Olanda e Gran Bretagna.

Il contesto
Va detto. La Strategia Energetica Nazionale è una visione, come sarà l’Italia nel 2030? È un documento che cerca di rispondere a questa domanda. Ma, per realizzarla, bisogna banalmente passare dalle parole ai fatti. Servono incentivi per le rinnovabili e il biometano, la ripresa dell’eolico e un graduale, ma inesorabile, abbassamento ai sussidi dannosi all’ambiente (oggi in Italia vengono dati 15 miliardi di euro di sussidi considerati favorevoli all’ambiente e 16 a quelli dannosi, e a confermarlo è lo stesso Ministero dell’Ambiente).
La cosa sicura è che questa SEN segna un netto distacco dal passato, sia per quello che si propone di fare e sia per il modo in cui è stata stilata. Non bisogna dimenticare, però, il contesto in cui nasce. Contesto dove negli ultimi quattro anni l’Italia non ha certo brillato per crescita delle rinnovabili. È infatti calata la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, gli investimenti si sono dimezzati (da 3,6 miliardi nel 2013 a soli 1,7 miliardi nel 2016) e, di seguito, sono cresciute le emissioni: secondo l’Eurostat nel biennio 2015/2016 sono aumentate dello 0,6%. Di sicuro non un dato in linea con gli obiettivi europei che prevedono una riduzione del 40% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990, unita ad una quota del 27% da fonti rinnovabili e ad un taglio dei consumi energetici del 30%.
Insomma, l’Italia poteva fare meglio ma prova finalmente ad andare nel futuro. Tocca vedere come.

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