La legge sulle buste della spesa, o meglio quella parte della legge sugli shopper che è in vigore da ieri, non è un granché. Legambiente la loda: è, per l’associazione ambientalista, un piccolo sacrificio a fronte di una buona pratica virtuosa. Si, d’accordo, ma se fosse stata fatta meglio, l’avremmo accolta tutti con più piacere. E forse chi sta facendo con gli shopper un corto circuito pro campagna elettorale avrebbe avuto un po’ più di difficoltà a portare avanti un discorso a minestrone populista e caciarone. Perché è vero, almeno secondo me, che non ha molto senso il dover per forza comprare ogni volta nuovi sacchetti, sacchetti che per legge possono avere per ora anche il 60% di contenuto di materia prima non rinnovabile (il contenuto minimo di materiale rinnovabile sarà aumentato prima al 50% e poi 60% a partire, rispettivamente dal 1º gennaio 2020 e dal 1º gennaio 2021). Il divieto di riutilizzare le proprie buste portate da casa ha reso impopolare una legge che sarebbe passata con il favore di tutti, anche in barba ai pochi centesimi di euro da versare per l’acquisto dei leggerissimi per la frutta e la verdura.

La legge, che non è un granché, comunque non è altro che una ulteriore normativa di recepimento delle direttive europee, in particolare quella 2015/720/Ue sugli shopper di plastica leggeri. Ed è una legge che protegge mari, ambiente e legalità. Una legge in linea con un principio ecologico e, sì, anche con l’invenzione che ha reso l’Italia celebre, che l’ha portata nel mondo ad esportare il suo know how. La bufera mediatica di oggi sembra dimenticare tutto questo. Nessun primato virtuoso viene riconosciuto a quella Catia Bastioli, chimica ricercatrice di fama mondiale, AD di Novamont e presidente di Terna, “Inventore dell’Anno EU 2007”, “Person of the Year 2017”, cavaliere del lavoro, di cui ci si scorda ogni merito ed ogni lode ricevuta fino ad oggi, compreso il fatto che è stata lei a guidare l’impero della plastica di Raul Gardini verso la conversione totale e vincente, anche dal punto di vista dei posti di lavoro, per poterla additare solo come favorita del governo renziano. Si insinua, e per niente velatamente, che sia l’amicizia politica con Matteo Renzi ad averla favorita con la legge sugli shopper. Non si ricordano i suoi brevetti, le sue ricerche sui materiali biodegradabili da risorse rinnovabili, non la sua leadership, non l’aver portato in alto una industria italiana nel mondo, ma si sottolinea la sua presenza come relatore nel 2011 – nel 2011, ripeto – alla Leopolda, quasi sia un peccato capitale.

Nella bufera, scatenata da Libero e dal Giornale l’ultimo giorno dell’anno, ci finisce di tutto. Anche  tweet poco sensati e sgrammaticati come quello che dice “da oggi i sacchetti di plastica biodegradabili sono a pagamento e a giovarne (sic) di questa tassa è la Novamont, l’azienda di Catia Bastioli amica dell’Pd (sic) e di Renzi”. Ma siamo seri: davvero qualcuno pensa che prima di questo 1 gennaio fossero gratis?  i sacchetti di plastica (che non è plastica) sono a pagamento da sempre, e da sempre a carico dei clienti. Se poi i supermercati decidevano di evitare di farne vedere il prezzo, non vuol dire che fossero omaggio di Novamont che invece ora comincerebbe a farne un business. Il business, piuttosto, finora era ben altro: i dati di quello illegale, in mano alla criminalità organizzata, secondo il Ministero dell’Ambiente, parlano di 89 tonnellate di shoppers difformi rispetto alle norme europee, 30 milioni di euro di evasione fiscale, 50 milioni di costi di smaltimento, 160 milioni di euro persi dalla filiera legale. 

No. ancora una volta non mi piace questo modo di fare giornalismo che giornalismo non è. Non mi piace che insieme all’acqua sporca di una legge imperfetta si butti anche tutto il bambino che dovrebbe renderci fieri italiani. Non mi va che una delle cose che funzionano nel nostro paese venga infiocchettata da titoli a effetto per essere distrutta agli occhi di chi vota, e solo per favorire una parte politica. Non è questione di PD, di destra o sinistra o 5 stelle, è questione di onestà. Se si parla di shopper biodegradabili, è innegabile che Novamont sia leader. E’ un fatto e anche un vanto. Se si parla di leggi e direttive, sono d’accordo, è il caso di rivedere qualcosa, perché così non va. E se infine si parla di bioplastiche, il discorso è un po’ più vasto, non merita proprio di esser liquidato con un tiro di sciacquone di poche righe di “pensar male”.   

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba e referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali). In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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  1. Gianni
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    È vero che prima di sicuro non erano gratis e si pagavano lo stesso. È anche vero che prima non erano obbligatori. Ora oltre ad essere obbligatori, non sono sostituibili da, per esempio, sacchetti in carta portati da casa. Ed in questo modo la Novamont ha moltiplicato il suo fatturato almeno per cento obbligando tutti in maniera poco democratica.

    • redazione
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      Per curiosità, ma lei quando andava al supermercato e comprava 6 mele dove le metteva per pesarle ed etichettarle? Io prendevo una busta di plastica leggera dal rotolo e le pesavo così.

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