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I cambiamenti climatici possono ora essere quantificati grazie a un indice che calcola le risposte messe in atto dalla vegetazione del nostro Pianeta. Un gruppo internazionale di biologi delle Università di Bergen e Oxford ha pubblicato appena qualche giorno fa su Nature uno studio che descrive le capacità di recupero degli ecosistemi terrestri. Un nuovo modello empirico, che osserva i meccanismi di resilienza delle piante grazie a dati che non arrivano da studi di laboratorio o provette, bensì da osservazioni spaziali.

La ricerca evidenzia come i sistemi più vicini alla soglia critica rispondano più sensibilmente alle perturbazioni esterne. “Sulla base dei dati satellitari raccolti, siamo in grado di identificare le aree che, nel corso degli ultimi 14 anni, hanno mostrato alta sensibilità alla variabilità del clima” dice Alistair Seddon dell’Università di Bergen e prima firma della pubblicazione. Ma dato che le informazioni provengono da satelliti e sono, quindi, da interpretare, i ricercatori hanno sviluppato il vegetation sensitivity index, cioè un indice di sensibilità della vegetazione.

Il nuovo misuratore di vulnerabilità ambientale combina diverse fonti di dati: quelli messi a disposizione dal sensore MODIS (moderate-resolution imaging spectroradiometer), lanciato a bordo di satelliti Terra e Acqua, e li incrementa con tre variabili climatiche che determinano la produttività della vegetazione (temperatura dell’aria, la disponibilità di acqua e la copertura nuvolosa) su scala mensile.

I risultati mostrano che le aree più sensibili a questi cambiamenti e, quindi, quelle maggiormente “stressate” dal nuovo clima sono: la tundra artica, alcune zone di foresta boreale, la foresta pluviale tropicale, le regioni alpine in tutto il mondo, le steppe e le praterie, alcune regioni dell’Asia centrale, del Nord e Sud America , il bosco di latifoglie Caatinga nella parte orientale Sud America e le aree orientali dell’Australia.

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Approda a Il Refuso nel 2008 dove rimane in pianta stabile dal 2014, dopo una serie di esperienze lavorative nel giornalismo, la comunicazione e il management. Nel 2010, diventa giornalista pubblicista, per Giornalisti Nell'Erba ricopre prima il ruolo di responsabile relazioni esterne e coordinatore generale, in occasione di Expo è coordinatrice di #gNeLab e dal 2015 vicedirettore di giornalistinellerba.it. Ama il cibo, la musica (rigorosamente antecedente agli anni 2000) e condividere i primi due in buona compagnia.

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