trame1 Lamezia Terme, 18 giugno 2015 (dalla nostra inviata) – Il secondo giorno di Trame5 (17-21 giugno) si apre con “mammamafia”, un social game di piazza a cura di Associazione DaSud, che cerca di spiegare ai giovani la complessità  della mafia e come essa sia radicata all’interno del sistema italiano.

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Al festival si parla di grandi personaggi attraverso le parole di figli, amici, parenti. Come nel caso di Pio La Torre, ricordato dal figlio Franco La Torre. Spiega, La Torre, che l’Italia aveva bisogno di stragi per fare le leggi. Una ad esempio, è stata proprio la legge La Torre – Rognoni (1982), che introdusse per la prima volta nel codice penale la previsione del reato di “associazione di tipo mafioso” (art. 416 bis) e la confisca dei beni alle organizzazioni criminali. Primo firmatario, nel 1980, fu Pio La Torre, e alla formulazione tecnica collaborarono anche due giovani magistrati della Procura di Palermo, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La legge fu estesa dopo la morte di La Torre e di Carlo Alberto Dalla Chiesa. Uno dei primi a metterla in pratica il magistrato Rocco Chinnici e, dopo la sua morte, proseguirono il lavoro Falcone e  Borsellino, insieme a Antonino Caponnetto.  (Presentazione del libro di Franco La Torre, Sulle ginocchia. Pio la Torre, una storia, Melampo Editore)

Di forte impatto, la presentazione del libro autobiografico “Io killer mancato” dell’inviato di Repubblica Francesco Viviano. Orfano di padre, ucciso durante una rapina quando lui non aveva neanche un anno, grazie ai sacrifici della madre, una vita di fatiche per garantire a lui un futuro, è riuscito a trovare la forza che gli ha permesso di abbandonare l’ambiente di “cultura” criminale, la Palermo delle stragi e della povertà, e, pur non rinnegando le sue origini, intraprendere una carriera di giornalista di successo. (Di padre in figlio: io killer mancato, Francesco Viviano ne parla con Fulvio Viviano – presentazone del libro di Francesco Viviano, Io killer mancato, Chiarelettere)

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Le emozioni continuano con il libro di Monica Zapelli che mette a confronto due donne che vivono la mafia da due punti di vista diversi: da un lato, una un giovane magistrato che si trova a lavorare nel Sud dove la mafia è molto radicata, dall’altra, una donna, vedova di un “soldato di ‘ndrangheta”, che non è mai uscita dalla sua terra e gli unici legami che ha sono con la famiglia: “per lei la vendetta è un diritto e non avere paura del sangue un dovere”. (Il coraggio delle donne – Monica Zapelli, Gabriella Reillo (presidente di sezione Corte d’Appello Catanzaro), coordina Dora Anna Rocca(giornalista) – presentazione del libro di Monica Zapelli, Il cielo a metà, Baldini & Castoldi)

Attraverso il cinema, la musica, i libri e le parole si percepisce un’atmosfera d’unione e solidarietà. Trame è un’esperienza intensa.

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Caterina Stacchiola

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