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I segnali sembrano portare verso uno scenario diverso da quello che si stava figurando nei giorni passati: l’atmosfera e’ positiva, i negoziatori vanno dritti per la strada tracciata lo scorso 12 dicembre. Se Trump tentera’ di sfilare gli USA dall’Accordo di Parigi avra’ filo da torcere.

Sebbene nei giorni successivi l’annuncio del 45esimo presidente degli Stati Uniti ha fatto tremare non poco il mondo dell’ambientalismo, da Marrakech le alte sfere dei negoziatori hanno subito lanciato un segnale distensivo. Segnale che e’ andato rinforzandosi nelle ultime ore. Mentre infatti, i cancelli a Bab Ighli sono rimasti chiusi al pubblico nella giornata di domenica, un flusso ininterrotto di comunicazioni, sms, incontri ufficiosi e mail hanno continuato a circolare tra le parti per far in modo che il lavoro della seconda settimana di Cop22 potesse iniziare con un altro slancio.

Infatti se nei primi 7 giorni di Conferenza delle Parti, i tavoli si sono concentrati su aspetti tecnici per stringere su come attuare l’accordo di Parigi, la settimana conclusiva vede un vero e proprio spartiacque, non solo di tipo tematico rispetto ai temi fin qui affrontati – che non sono affatto esauriti ne’ di secondaria importanza – ma anche di tipo politico.

La speranza che si intravede e’ che Trump abbia sparato in alto in campagna elettorale per cogliere le impressioni di coloro che lo circondano, e che ora, centrato l’obiettivo presidenziale, voglia proporre una “soluzione” piu’ digeribile. Ma da Marrakech cio’ che si sta figurando e’ una gigantesca coalizione tra Stati, tra cui Cina, Arabia Saudita, Francia, Germania e gli Stati della High Ambition Coalition, ma sembra anche leader economici come Paul Polman, CEO Unilever. Si chiamerebbe “Marrakech Call“. E sembra che, tra i vari, Laurence Tubiana, climate champion per la Francia, abbia avuto un ruolo promotore. Ora si attende la conferma, ma da quello che si dice, sarà per il momento coordinata dai padroni di casa marocchini, in attesa di trovare un leader che colmi il vuoto che lasceranno gli Stati Uniti se Trump metterà in atto quello che ha dichiarato in campagna elettorale. Possibili candidati? Il Presidente di COP22 Salaheddine Mezouar si è congratulato con la Cina per aver dato nuovo impeto alla cooperazione Sud-Sud, dichiarando che la COP22 “rappresenta un’opportunità per forgiare nuovi modelli di partnership Sud-Sud in tema di sviluppo sostenibile e resilienza al clima”. Staremo a vedere.

Intanto rumors diffusi da Reuters nelle ultime ore, direbbero al lavoro consiglieri del neo presidente statunitense per aggirare la procedura prevista dall’intesa internazionale, lavoro che non potrebbe far altro che spingere verso una sempre piu’ compattante reazione contro il governo a stelle e strisce entrante. D’altra parte avrebbe poco senso per Trump sfilarsi dall’accordo, si tratterebbe di un vero e proprio suicidio politico. Quando avra’ la possibilita’ prevista da Parigi per poterlo fare, e cioe’ a 4 anni dalla firma, sara’ in piena campagna elettorale per un eventuale secondo mandato. Assai piu’ probabile, e’ invece che il partito Repubblicano proverà a venir meno ai propri impegni economici ed e’ su questo campo che si giochera’ la piu’ dura partita di COP22, soprattutto in relazione allo stabilire con decisione e precisione la roadmap da seguire su come ripartire adeguatamente i fondi tra azioni di mitigazione e adattamento, così come conferma anche Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente.

La Cina oggi non ha avuto in programma conferenze stampa ma fino ad ora ha continuato a confermare gli impegni presi ed anzi intende impegnarsi quanto piu’ possibile per rendere piu’ rapida la transizione verso un’economia low carbon. Una transizione inarrestabile ormai, è solo la coordinata tempo a fare la differenza. Una differenza enorme, come spiega Mariagrazia Midulla, responsabile energia e clima WWF Italia.

Mentre si attende l’arrivo dell’attuale segretario di Stato americano John Kerry previsto per mercoledi’, anche i negoziatori statunitensi rimangono fermi sulle posizioni prese. Ma per comprendere quale direzione prendera’ la strada tracciata dal Paris Agreement, dovremo attendere le prossime ore.

 

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Approda a Il Refuso nel 2008 dove rimane in pianta stabile dal 2014, dopo una serie di esperienze lavorative nel giornalismo, la comunicazione e il management. Nel 2010, diventa giornalista pubblicista, per Giornalisti Nell'Erba ricopre prima il ruolo di responsabile relazioni esterne e coordinatore generale, in occasione di Expo è coordinatrice di #gNeLab e dal 2015 vicedirettore di giornalistinellerba.it. Ama il cibo, la musica (rigorosamente antecedente agli anni 2000) e condividere i primi due in buona compagnia.

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