(articolo pubblicato su La Stampa)

Il clima non è social, non si twitta e non si ritwitta. Annoia, intristisce, preoccupa… oppure semplicemente si fa capire poco. Sta di fatto che, nelle ultime settimane, si sono dispersi likes, followers, retweeters collaudati. E il volume di movimento intorno all’hashtag #COP21 non è stato quello che ci si aspettava: solo 3 milioni di tweet in un mese, in tutto il mondo. Niente viralità. Questo il primo dei dati emerso da un monitoraggio di Twig, società di Data Mining incaricata da Behind Energy di osservare, dal 14 novembre al 14 dicembre, l’andamento online della conferenza delle parti di Parigi sul clima, sotto l’hashtag COP21 o la parola chiare cop21 (fonte topsy.com).

La conferenza è stata sulle prime pagine dei giornali di tutto il globo, tranne in Italia, dove, passata la giornata dei leader mondiali in apertura, è finito spesso a pagina 14, e, se per grazia ricevuta è insignito dell’onore della prima, è solo in taglio molto basso. Sulla carta stampata straniera, in controtendenza rispetto a quanto accade di solito alle notizie ambientali, COP21 è andata stranamente meglio che sul web. “Reazioni contenute” è la sentenza di Twig.

In Italia, i tweet sono stati 60 mila, il 2% del volume mondiale, “un dato in linea con il rapporto fra utenti di twitter italiani e stranieri”. Il picco, anche qui, quando Obama e i suoi omologhi di tutto il mondo hanno fatto i discorsi di apertura dei lavori, il 30 novembre. Altro picco, più basso, quando Laurent Fabius, presidente di COP21 ha annunciato che l’accordo era cosa fatta, il 12 dicembre.

Non si seguono i commenti e le letture, che sono praticamente l’unica cosa twittata in Italia su COP21: a noi piace sempre e comunque dire la nostra, anche se siamo i soli ad ascoltarci.

Ci si lamenta, in Italia. Dell’accordo che sì, va bene, sarà anche storico, ma… Ci si lamenta anche della copertura mediatica, sia per scarsa rilevanza data alle notizie provenienti da Parigi, sia per inadeguatezza dell’informazione: Il primo articolo sui giornali sull’accordo COP21 è a pagina 14, o anche su #COP21 io per fortuna leggo i giornali stranieri. Ci si lamenta dell’accordo, ci si lamenta dei potenti, delle multinazionali, della Cina, dell’India (meno), e del nostro governo (tanto), come sempre. Prima, durante e dopo.

Gli USA sono quelli che hanno riscosso maggior successo (69% dei commenti positivi). Anche l’Europa si è battuta bene (65% buoni), la Russia metà e metà. La Cina, però, è andata meglio dell’Italia: 46% buoni contro solo il 24% dei commenti positivi nei confronti del nostro paese. Si rimprovera l’incoerenza del nostro governo: va a COP21 a colpi di trivelle e senza un piano energetico realmente antifossile. Dopo Parigi, le battute continuano a fioccare: La nuova bolletta: paghi di più se consumi meno. E’ la risposta italiana a #COP21 @matteorenzi? http://bit.ly/1OcrCaQ

Vero che non era solo uno, l’hashtag per seguire la conferenza sul clima. La nuvola di ritetag.com ne rivela parecchi altri, segno che le conversazioni si sono giocate su varie linee. #climatechange ovviamente è un grande filone, ma c’è anche #parisagreement e tanti altri satelliti di discussione.

 

© Based on Best hashtags for cop21 calculated by

Qui da noi il grosso delle parole social è per il commento dell’accordo. Tendenzialmente un ni, anzi un ma.

O meglio, un 47% di applausi contro il 31% di insoddisfazione e un 22% di luci/ombre. “Giudizi positivi sulla portata storica dell’accordo e la sua capacità di segnare una scolta per il futuro del pianeta”, sintetizza Behind Energy commentando il monitoraggio di Twig. Cose tipo “#COP21 è il primo passo verso un mondo più sano” – e anche – “#COP21 è un buon inizio ma ricordiamoci che i cambiamenti iniziano dal basso”. E “Un passo è compiuto. #COP21”

E’ quando si analizzano i dettagli dell’accordo, che l’italiano dà il meglio di sé per smontare l’entusiasmo. Dei 60 mila tweet, molti sono di questo tenore: “Occorre passare dalle parole ai fatti, accordo con luci e ombre”, “Sì certo storico. Ma basterà?” “Sotto l”aspetto politico grandi passi in avanti, ma senza sanzioni…” “Bene le parole dell’accordo alla #COP21. Ma senza fatti concreti nei prossimi anni, non andremo da nessuna parte”.

I più tecnici si sbizzarriscono a caccia di lacune specifiche: “Mancano vincoli stringenti, interventi concreti nel breve periodo…” “Non si parla delle conseguenze della filiera alimentare (allevamenti in primis)…” “Raggiungere al più presto possibile il picco globale delle #emissioni può significare tutto e niente #COP21 …” “Sfuggono a ogni controllo le emissioni prodotte dai settori del trasporto navale e aereo” (8% del totale)”.

E dire che Twitter ha creato pure degli emoticons dedicati a COP21: la fogliolina, la mini Tour Eiffel e il pianeta a forma di cuoricino verde, che si inseriscono in automatico al digitare l’hashtag. “Très mignon” dicono tweet francesi.

Mentre qualcuno cinguettava “the trending hashtag #ParisAgreement seems to be dominated by people who have no idea what is actually happening. #COP21”, a Parigi nel frattempo si litigava per la scelta del font da usare per costruire un mega hashtag #COP21 in 3D per festeggiare.

Trendy tra gli studenti tedeschi, che hanno monitorato quotidianamente l’hashtag ufficiale, ha fatto piangere qualcun altro che avrebbe voluto imporsi nel flusso (Twitter me désespère… On a un hashtag sur Maitre Gims en tendances France mais #COP21 on s’en fout). Fino a diventare persino un killer: ‘’Hashtag hashtag hashtag. I’m dead, #COP21”, twitta Andie

 

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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