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Roma, 13 aprile 2017Un libro su Malaparte, anzi… “di” Malaparte, dice Walter Veltroni dell’ultimo romanzo della coppia Monaldi & Sorti. Candidato allo Strega 2017, “Malaparte, morte come me“, è stato applaudito anche durante una serata organizzata il 3 aprile scorso da Anna Fendi, una serata in cui Veltroni ne ha fatto una lusinghiera recensione. “Il romanzo ha una collocazione geniale – dice – in quel tempo sospeso dell’estate del ’39, il giorno prima della notte, l’ultimo momento di felicità. Monaldi e Sorti hanno fatto un grandissimo lavoro. Molto ben raccontata è anche la costruzione delle false verità”, tema attualissimo.

Il libro ha dentro una sua malinconia e vive nel “doppio registro di quel mondo, nella Capri del ’39, pieno di opportunità e ricchezze mentre la guerra sta arrivando. Si brinda, alla festa che dà inizio alla narrazione, ma la domanda che i personaggi si fanno, comunque incombe: c’è la guerra? Non la guerra lontana, la guerra qui, a breve, in casa”.

Il romanzo, continua Veltroni, consente anche “la lettura della genesi del consenso al fascismo”. Tendiamo sempre a rimuovere questo aspetto,  “lo facciamo sempre, è il nostro modo di ricominciare. Ma il fascismo ha goduto di un immenso consenso”.

In “Malaparte, morte come me“, gli autori usano l’espediente narrativo della sospensione del tempo, “che dà un respiro particolare al romanzo. La storia finisce quando lui finisce di raccontare, perché muore. Posso dire, quindi, che in questo romanzo i burattini li ha messi la storia, i fili li hanno messi Monaldi e Sorti”.

 

Roma, 7 luglio 2016 – Una giovane poetessa muore precipitando da un dirupo a Capri. Suicidio, dice ancora oggi la storia. Ma Rita Monaldi e Francesco Sorti, scrittori di 9 romanzi con milioni di copie vendute nel mondo e traduzioni in 26 lingue e 60 paesi, nel loro Malaparte. Morte come me che esce oggi in anteprima mondiale in Italia per Baldini&Castoldi, insinuano qualche dubbio.

Non sono nuovi a scoop storici anche scomodi, i due autori, marito e moglie nella vita e giornalisti entrambi. Nel 2002 si son visti ritirare dalle librerie in Italia, senza spiegazioni e all’improvviso, il loro primo, Imprimatur, uscito con Mondadori: la loro “colpa” sarebbe stata quella di aver scoperto che Papa Innocenzo XI, fatto beato nel 1956 ma vissuto nel XVII secolo, aveva finanziato il protestante Guglielmo III d’Orange, lo stesso che cacciò i cattolici Stuart dall’Inghilterra. L’episodio è inserito nella trama del romanzo, primo di una lunga serie di successo, che dopo 13 anni è tornato anche nella nostra lingua grazie allo stesso editore Baldini & Castoldi.

Altro scoop è quello sul testamento di Re Carlo II di Spagna – inserito nel secondo libro, Secretum –   che secondo una perizia fatta fare da Monaldi e Forti è un falso. Carlo II avrebbe voluto come successore un suo nipote Asburgo, ma inaspettatamente, in un testamento, lascia il trono ad un nipote del re di Francia. La coppia di scrittori chiede la scannerizzazione del testamento all’archivio generale di Simanca e la fa esaminare da due consulenti di tribunale: “I due periti non si conoscevano eppure sono giunti entrambi alla stessa conclusione, ovvero che la firma è falsa”, dicono Monaldi e Forti.

Nonostante negli anni abbiano avuto un successo straordinario praticamente in tutto il mondo (sono tradotti persino in taiwanese e coreano), la serie dei 9 romanzi che precedono “Malaparte. Morte come me” e che hanno come protagonista un intrigante castrato, Atto Melani, spia e investigatore del Re Sole, arrivano nel nostro paese solo nell’ultimo anno, e per adesso solamente i primi tre, sempre grazie a Baldini & Castoldi.

“Malaparte. Morte come me”, che esce oggi in anteprima in Italia, segna il rientro della celebre coppia nel loro paese.

Ambientato tra il 1915 e il 1957 in vari luoghi (tra il campo di battaglia di Bligny e quello di Saarburg in Francia, tra la Prato dov’è cresciuto Malaparte e i suoi dintorni, tra la stanza 32 della clinica Sanatrix a Roma, dove lo scrittore morirà nel 1957, e Capri, luogo di mondanità sotto le stelle con aristocratici, ufficiali nazisti, artisti e miliardari americani), si apre e si chiude con una festa in una villa favolosa nel 1939. Malaparte è scrittore, collezionista di donne e di guai, fuggiasco e investigatore a caccia di prove per scagionarsi, ma anche tanto altro ancora.

L’avvertenza è chiara: “Il contenuto di questo libro è fiction pura al 100%. I personaggi, benché rispondano in parte al nome di uomini e donne realmente vissuti rappresentano non entità reali, bensì la mera memoria storica ed estetica che quegli uomini e quelle donne hanno lasciato nelle generazioni successive. Ciò che essi realmente furono e fecero resta esplicitamente al di fuori di questo romanzo, come deve accadere in ogni opera genuinamente narrativa”. Monaldi e Forti non accennano minimamente alle ricerche d’archivio, alle perizie grafologiche e alle indagini sul posto, che pure hanno fatto, questa volta a posteriori, una volta scritta la trama. Ma nella finzione del romanzo fanno filtrare nuove possibili verità. Pamela Raynolds, la giovane poetessa precipitata dal dirupo, si è uccisa o è stata spinta? E cosa c’entra Curzio Malaparte, che del romanzo è protagonista? Qualcuno vuole incastrarlo?

I personaggi hanno sogni, carne, dolore e desiderio. Sono vivi, anche se morti viventi. E’ Curzio Malaparte stesso che funge da narratore in prima persona, per ripercorrere tanti passaggi della propria vita, fino a quella dibattutissima conversione in clinica, e ovviamente anche fino alla soluzione del giallo. La finzione e la verità, tanto distinte nell’avvertenza, si confondono tra il dipanarsi dei racconti e le note, che tendono ad ancorare alla storia le vicende del romanzo.

E’ un noir che si fa leggere tutto d’un fiato. Suspence fino alle ultime righe, come i grandi giallisti sanno fare. Bentornati agli autori.

 

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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