Un semaforo per i capodogli, ma a quattro colori. È quello che è previsto con “Whalesafe“, progetto promosso da Università di Genova, Costa Edutainment, Direzione Marittima di Genova, Capitaneria di Porto di Savona e Softeco Sismat. Se il semaforo è rosso significa presenza di 1 o più capodogli con rischio di collisione in corso. Se è giallo, presenza di 1 o più capodogli  ma in immersione. Se arancione, presenza di 1 o più capodogli in superficie, senza rischio di collisione. Via libera, se s’illumina di verde: i capodogli non sono in zona.

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Per i predatori più grandi del pianeta, 18 metri per 57 tonnellate di peso, che in Liguria trovano una loro casa ideale, il Santuario Internazionale dei Mammiferi marini, si prospettano tempi più felici. I giganti del mare con le pinne, i cetacei, da sempre rischiano collisioni con i giganti del mare di ferro, le navi. Il Santuario dei cetacei è l’area marina protetta più grande del Mediterraneo, coi suoi 90mila kmq, ma è anche un’autostrada blu davvero affollata: container, traghetti, navi da crociera raggiungono giornalmente i porti di Genova, Savona e La Spezia.

La Liguria, insomma, è un’area molto delicata dove devono convivere sia interessi commerciali che ambientali. Ma come funziona il sistema di allerta che mette in sicurezza questi cetacei? Per prima cosa in mare ci sono delle “boe intelligenti” capaci di avvertite la presenza dei capodogli. Il segnale viene recepito dalla Capitaneria di Porto che stabilisce il “colore della situazione” e successivamente viene trasmesso via radio alle imbarcazioni in transito nella zona.

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E dopo la fase di segnalazione, entra in scena il protocollo di comportamento a cui le navi devono attenersi. Quando il capodoglio è in superficie, si distinguono tre zone di navigazione.
C’è la zona no transito: si deve mantenere un raggio di distanza di 100 metri; la zona transito, a patto che si osservi un raggio di distanza di 500 metri e velocità massima di 6 nodi e infine, c’è la zona di allerta, entro un raggio di 3 miglia dal capodoglio in superficie, si deve procedere con attenzione e monitorare eventuali spostamenti dell’animale così da evitare disturbi e collisioni.

Ma l’attività di queste super boe è possibile perché entra in gioco l’incredibile biologia di questi mammiferi. I capodogli per cacciare e per muoversi nell’oscurità degli abissi sono dotati di una sorta di sonar (biosonar), pertanto sono capaci di emettere ultrasuoni, chiamati click, che intercettano le prede rimbalzando ai loro orecchi. E saranno proprio questi rumori a rivelare la loro presenza ai galleggianti in superficie.

Le boe salva-capodogli sono già operative in tutto il savonese ed è Costa Crociere ad aderire per prima al protocollo, firmando, proprio all’Acquario di Genova, il suo sì alla tutela di questi animali. D’altronde non è la prima volta che l’azienda fa notizia per il suo impegno green: qualche mese fa a bordo di Costa Diadema, ha festeggiato il suo 100% di raccolta differenziata ed  in particolare in collaborazione con il consorzio Cial, il suo progetto di riciclo di lattine di alluminio.

Il progetto e il protocollo ci sono, adesso non resta che le grandi compagnie così come associazioni di pescatori e yacht club diano la loro disponibilità per la tutela del mare.

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Corrispondente dalla sua terra ligure. Approda a Giornalisti nell'erba dopo l'esperienza elettrizzante di inviato in "Expo Milano 2015". È laureato magistrale in Biologia a Milano. Gruppo sanguigno: giornalista ambientale e scientifico, ma ha scritto per diverse testate dalla cronaca, alla politica fino al settore ho.re.ca. Ama la natura sotto il pelo dell'acqua, con maschera e pinne, ma anche dall'alto, ottimo sul dorso di un cavallo. La comunicazione è l'ingrediente delle sue giornate. Collabora con Acquario di Genova (ha un passato da Whale watcher). Colazione rigorosamente focaccia e cappuccino. Aperitivo, spritz o Mojito. Appassionato di arte (debole per Caravaggio), bioetica, lettura e feste in spiaggia in buona compagnia. Contatto: g.vallarino@giornalistinellerba.it

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