Ci aveva già provato lo scorso anno a bloccare il Clean Power Plan di Obama, fiore all’occhiello della battaglia climatica dell’ex presidente in terra a stelle e strisce, misura che intendeva limitare le emissioni di CO2 da centrali elettriche a carbone. Ma questa volta, Scott Pruitt, pare proprio avercela fatta.
L’avvocato messo da Trump al comando dell’EPA (l’equivalente del nostro ministero dell’ambiente) ha finalmente potuto esclamare “La guerra al carbone è finita”, annunciando di fatto l’abrogazione del Clean Power Plan. E se ciò non bastasse, il Governo ha pure pianificato di colpire in modo diretto le rinnovabili togliendo le agevolazioni per eolico e solare.

Abbiamo già parlato diverse volte delle posizioni negazioniste di Pruitt e del suo Governo sui cambiamenti climatici, ma come fa l’EPA, e cioè un ente che dovrebbe garantire la tutela ambientale per la salute dei cittadini, a non vedere gli enormi impatti che la produzione di energia dal carbone genera?
Sappiamo bene che le lobby del fossile hanno finanziato in modo massiccio la campagna elettorale dei repubblicani, ma tutto questo può davvero determinare un nuovo medioevo per gli Stati Uniti?
Il carbone è il modo più sporco ed inquinante per produrre energia e l’intero Pianeta sta cercando di liberarsene. Ma la visione oltre ad essere antistorica, risulta essere pure antieconomica, come fa notare Qualenergia nel suo articolo: “Uno studio di Lazard di fine 2016 spiegava come i valori LCOE – un metodo che calcola i costi di produzione dell’energia elettrica- negli Stati Uniti in dollari per MWh generato, e senza sussidi, siano molto poco competitivi per le centrali alimentate a carbone. I costi finali più bassi per i migliori progetti eolici e solari utility scale erano stimati, rispettivamente, a 32 e 46 $/MWh. Per i cicli combinati a gas, la forchetta è 48-78 $/MWh mente per carbone e nucleare i numeri erano molto più alti, rispettivamente 60-143 e 97-136 $/MWh”.
Senza parlare dei costi sociali che l’inquinamento da carbone implica e che si ripercuotono sulla salute dei cittadini, pure quelli americani.

Cominciano, intanto, ad arrivare le prime dichiarazioni. Durissima quella di Greenpeace USA: “Scott Pruitt è pericoloso, è un ragazzo dei corrotti combustibili fossili, la cui eredità porterà soltanto ad una catastrofica distruzione dell’ambiente. Questo annuncio è l’ultimo e probabilmente il peggior esempio della sua volontà di fare favori all’industria a scapito del popolo americano. Ma quello che sta facendo non sorprende, sta semplicemente utilizzando il suo potere per continuare a fare ciò che aveva iniziato con le corporation – si riferisce a quando Pruitt aveva collaborato con lo Stato dell’Oklahoma per rimuovere il Clean Power Plan – per evitare di farle pagare per il caos climatico. Per colpa sua dovremo lavorare di più per fermare gli effetti del cambiamento climatico. Per fortuna, però, le utility, le città, molte grandi compagnie, e le persone di tutto il mondo si stanno orientando verso le energie rinnovabili”.
Non da meno quella di Sierra Club (l’associazione ambientalista più grande degli USA) che accusa Pruitt di voler proteggere “I suoi sporchi complici dei  combustibili fossili, che sono  sovvenzionati da decenni a scapito della salute dei nostri figli”. Mentre il direttore dell’associazione Michael Brune afferma: “Con questa notizia, Donald Trump e Scott Pruitt sprofondano nell’infamia per lanciare uno dei peggiori attacchi di sempre alla salute pubblica, al nostro clima e alla sicurezza di ogni comunità negli Stati Uniti”.

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