IMG_6146Parigi, 11 dicembre (dalla nostra inviata) – Non é sufficiente un voto di maggioranza, no: occorre il consenso unanime.

É per questo che, forse, l’ultima bozza presentata prima del testo che finirá sul tavolo della plenaria, bozza uscita ieri sera intorno alle 21, é stata scritta in lingua politichese, suscitando reazioni diametralmente opposte: da un lato, l’insoddisfazione degli ambientalisti, dall’altra la vittoria della diplomazia. Riuscire a mettere d’accordo quasi 200 paesi, non é questione da poco.

Un’altra questione non da poco, é che qui a Parigi, proprio in queste ore, quasi 200 paesi un accordo lo hanno trovato, quello di andare in una direzione unica, la fine dell’era fossile. Anche piano, anche con tempi diversi, ma in una direzione unica.

L’ultimo testo di accordo, quello da portare in plenaria, ha ancora davanti a se’ almeno una notte di discussione per sciogliere gli ultimi nodi, come ad esempio le questioni legate alla differenziazione e all’equitá.

In campo ci sono due mondi lontani, quello dei paesi sviluppati e responsabili della gran parte delle emissioni di CO2 e quindi della situazione climatica attuale, e quello dei paesi in via di sviluppo, che reclamano la loro fetta di torta. Una torta che ormai, con le nuove conoscenze, risulta, seppur “energetica”, un po’ avariata.

La discussione procede su piú livelli: diplomatico, negoziale, bilaterale e confidenziale.

La Casa Bianca fa sapere che il presidente Obama, la scorsa notte al telefono, si é trovato con il presidente Xi Jinping della Cina e “hanno convenuto che la conferenza di Parigi rappresenta un’opportunità cruciale per affrontare la sfida globale al cambiamento climatico e il team di negoziazione a Parigi andrá avanti per ottenere un accordo comune e ambizioso”, come spiega un comunicato ufficiale.

Ci sono i negoziatori, che lavorano di notte per puntare alla stanchezza e abbassare anche gli ultimi tentativi di resistenza di alcuni Paesi. L’indice di stanchezza é direttamente proporzionale al numero di caffé, ma qualcuno di loro riesce a rilasciare interviste e spiegare lo status quo, pur stropicciandosi gli occhi per cercare di tenerli aperti (vedere quella con Francesco La Camera, capo della delegazione italiana). Ma il lavoro ancora non é giunto al termine, il prossimo appuntamento é previsto da qui a poche ore per il testo pronto entro domani mattina alle 9 (orario promesso dal presidente Fabius, ma ancora da confermare, come si legge dal sito della UNFCCC).

Ci sono poi gli incontri bilaterali, dove non si apportano amendamenti al testo. Nonostante le ore piccole della notte passata, anzi della mattinata appena trascorsa – si vocifera che alcuni delegati siano rientrati in hotel alle 7 – la giornata di oggi e’ dedicata agli incotri vis a vis, proprio come quello in cui siamo finiti per caso tra Cina e India, in cui si intavolano vere e proprie trattative sui nodi cruciali, si intrecciano alleanze, si discutono le sfumatore delle parole.

Infine ci sono le discussioni informali, le conversazioni captate, le interviste rubate, dove i delegati si slacciano un po’ di piú e si lasciano scappare anche qualche commento di troppo. Lo fa senza troppo mistificare, ad esempio, Gao Feng, Special Representative for Climate Change Negotiations of China, intervistato appena fuori la sala della riunione bilaterale tra Cina e India: “Pensate che il 2023 sia tardi per le revisioni?”, gli si chiede. E lui: “Siamo 200 anni in ritardo. Se non volevate inquinare non bisognava iniziare”.

É vero, si parla del futuro dell’umanitá e sembrerebbe facile mettersi d’accordo. Ma si sta discutendo dei prossimi 85 anni per quasi 200 Paesi, molto distanti e molto differenti tra loro per cultura e lingua. Un accordo sembra si sia quasi trovato, e dovra’ essere unanime. Sí, sara scritto in politichese, ma nel politichese possono trovare la lingua comune gli Stati Uniti e la Cina, l’Arabia Saudita e l’Europa. Sarebbe la prima volta nella storia.

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Approda a Il Refuso nel 2008 dove rimane in pianta stabile dal 2014, dopo una serie di esperienze lavorative nel giornalismo, la comunicazione e il management. Nel 2010, diventa giornalista pubblicista, per Giornalisti Nell'Erba ricopre prima il ruolo di responsabile relazioni esterne e coordinatore generale, in occasione di Expo è coordinatrice di #gNeLab e dal 2015 vicedirettore di giornalistinellerba.it. Ama il cibo, la musica (rigorosamente antecedente agli anni 2000) e condividere i primi due in buona compagnia.

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