altIn Regione Lazio, l’inceneritore si chiama così: “centrale elettrica alimentata da gas di sintesi derivato dal CDR“.  Visto che chiamarlo”termovalorizzatore”, come si usava fino a poco tempo fa, in Europa è considerato ingannevole, ecco che i linguisti regionali hanno coniato questa pirotecnica perifrasi per imbellettare ancora meglio impianti che emettono diossine, furani, policlorobifenili, idrocarburi, poimbo, cadmio, mercurio, acido cloridrico, ossidi di azoto, di zolfo e di carbonio.

Nella fattispecie, stanno parlando di quello “sito in località Cecchina, nel comune di Albano Laziale”, di cui il Dipartimento programmazione economica e sociale (sic) – Direzione regionale Attività Produttive e Rifiuti (produttive e rifiuti, insieme), con determinazione del 28 gennaio, comunica di aver approvato il cronoprogramma proposto due giorni prima da COEMA per la costruzione dell’impianto.

Quindi, se – come richiesto a viva voce dal Comitato No Inc – il sindaco di Albano Laziale non chiede ed ottiene la riapertura della procedura di Autorizzazione Ambientale con convocazione di una nuova conferenza dei servizi, conferenza nella quale dovrebbero emergere tra l’altro le analisi svolte nei mesi scorsi dal CNR nei pozzi interni al sito di smaltimento dei rifiuti indifferenziati della stessa area (così da capire lo stato delle falde acquifere) – i lavori partiranno a breve.

Nella determina a firma di Luca Fegatelli,  direttore regionale Energia e Rifiuti (anche questi termini insieme, ovviamente) e di Raniero De Filippis, direttore del Dipartimento Territorio, si legge: “Il sito in cui sarà ubicato l’impianto di produzione di energia mediante gassificazione ad elevata temperatura del CDR, oggetto della presente domanda, si trova in Via Roncigliano s.n.c – Località Cecchina – nel Comune di Albano Laziale nella Provincia di Roma ed ha una superficie di circa 74.000 m2. (…) La potenzialità termica massima dell’impianto è di 3 linee di 70 MWt ciascuna (compresi i combustibili ausiliari) e risulta comunque limitata dalla presente AIA a 160.000 t/a di CDR”. Quanto alle garanzie finanziarie, ecco cosa è scritto: “Il Consorzio, entro 60 giorni, prima dell’avvio delle prove in bianco di cui al punto C. del presente atto, dovrà prestare, a favore della Regione Lazio, al fine di assicurare la copertura da eventuali danni alla salute dei cittadini e/o all’ambiente derivanti dall’esercizio, dalla chiusura, dalla messa in sicurezza e ripristino del sito, le garanzie finanziarie secondo le modalità previste dalla D.G.R. n. 239 del 17.04.2009″ (quello che regola i criteri generali per la prestazione delle garanzie finanziarie conseguenti al rilascio delle
autorizzazioni all’esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero rifiuti e che prevede fideiussione bancaria, polizza fideiussoria assicurativa – ndr).

Segno questo che anche la Regione considera serio il rischio di danni alla salute. Del resto, la valutazione ERAS (epidemiologica dello stato di salute della popolazione esposta a processi di raccolta, trasformazione e smaltimento dei rifiuti urbani nella regione Lazio, che porta la data di fine luglio 2012) riporta dati piuttosto allarmanti, ad esempio per quanto riguarda gli impianti di Colleferro, che sono 2 dei 4 presenti ad oggi nella regione: “I risultati hanno evidenziato come gli uomini residenti in aree identificate dai valori massimi di PM10 emesso dagli impianti mostrino un eccesso del 31% di ospedalizzazioni per malattie dell’apparato respiratorio e del 79% per malattie polmonari cronico ostruttive (BPCO), rispetto ai residenti in aree meno esposte. Anche tra i bambini esposti a livelli medi e più elevati di concentrazione del tracciante del termovalorizzatore si è osservato un aumento di ricoveri per infezioni acute delle vie respiratorie (+78%)”.

Nel 2009, in occazione della conferenza dei servizi sulla richiesta della VIA da parte di COEMA per fare l’inceneritore, fu proprio lo stesso dottor Fegatelli – per tranquillizzare una ASL Roma H piuttosto preoccupata (che infatti diede parere negativo) – a sottolineare che la Regione Lazio aveva dato il via a fine 2008 ad un programma che prevedeva il monitoraggio epidemiologico della salute delle popolazioni esposte ai rischi per il trattamento dei rifiuti (ERAS). Un monitoraggio i cui risultati recenti mettono allarme, ma che però non fa recedere la Regione dalle decisioni.

Tornando al cronoprogramma proposto da Coema e approvato il 28 gennaio dagli uffici regionali a firma del direttore Guido Magrini, una delle meraviglie è che non porti alcuna data. Nel senso che forse non si conosce il significato di “crono”, ma solo di programma. Nei documenti, infatti, non è indicato nessuno step temporale preciso. Unico termine, quello del 22 novembre 2015, giorno in cui scadrà l’Autorizzazione Integrata Ambientale emanata nel 2009.

A proposito di date, ce n’è un’altra che potrebbe far pensare ad una sorta di schizofrenia istituzionale, di corto circuito della logica: è quella del 29 gennaio 2013, giorno in cui, ad appena 24 ore dalla firma che dà il via ai lavori per l’inceneritore in barba a tutte le risultanze sui rischi per la popolazione e l’ambiente, la Regione Lazio stessa (dipartimento istituzionale e territorio) diffida Pontina Ambiente, che opera nel settore rifiuti nella stessa area, dal produrre una relazione tecnica di accertamento della qualità ambientale anche sulla base dei monitoraggi effettuati da ArpaLazio nel 2012, avvertendo che eventualmente “si potrà considerare di applicare l’art. 240 ecc “nel caso in cui il sito potenzialmente contaminato sia ubicato in un’area interessata da fenomeni antropici o naturali che abbiano determinato il superamento di una o più concentrazioni la soglia di contaminazione, queste ultime si assumono pari al valore di fondo esistente per tutti i parametri superati…”. La società Pontina Ambiente “dovrà produrre tutta la documentazione idonea a comprovare siffatta condizione”.

Ovvio che i No Inc siano ancora una volta sul piede di guerra. QUI il loro comunicato di oggi 6 febbraio. Quanto ai sindaci di bacino, si sono riuniti a porte chiuse oggi, alla vigilia della Camera di Consiglio in cui si discuterò il ricordo avverso il Decreto Clini presentato al Tar del Lazio dal Comune di Albano. All’uscita, ecco QUI il loro comunicato completo.


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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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