La protesta anti FISE-CONI sta dilagando, l’Associazione “Amici di Villa Borghese” ha aderito all’iniziativa di Vittorio Emiliani (ex direttore Messaggero, fondatore del Comitato per la bellezza) e di Carlo Troilo di lanciare un appello per “salvare Villa Borghese, il bellissimo parco al centro di Roma e la sua Piazza di Siena. Firmato da cento personaggi “eccellenti”, l’appello sta suscitando un largo seguito: pubblicato online su richiesta di nuovi aderenti, continua a raccogliere centinaia di firme. Qualche risultato è già raggiunto, secondo gli Amici di Villa Borghese: “Grazie anche al nostro martellamento, Piazza di Siena non sarà più recintata in permanenza: siamo riusciti ad imporre il vincolo dell’”uso pubblico” cui è sottoposta la Villa, almeno in quella parte. Diversa è la questione del Galoppatoio”, dice Michele Nancini: “un bando FISE prevede la costruzione di un campo gara in prima ipotesi permanente con tribune per 600 spettatori. Nessuno finora vuole farne parola ufficialmente, proponendo invece il termine più ingannevole di “bonifica del Galoppatoio”. Per una Villa Storica tanto importante quanto Villa Borghese, è indispensabile la piena trasparenza”.
La posizione della FISE è ovviamente opposta. Ognuno tira l’acqua al suo mulino, e quello della FISE parla di cavalli, di sport e dello CSIO (il Concorso ippico internazionale di piazza di Siena), festa di una settimana per appassionati ed atleti che mira ad ampliarsi e magari a comprendere persino una Categoria di Caccia, ossia con ostacoli naturali, con un tracciato che si snoderebbe all’esterno dell’ovale di piazza di Siena e per tutta Villa Borghese.
Da dove nascono gli attriti? Dalla notizia di un accordo con il CONI e con la Federazione Sport Equestri (FISE) col quale si affiderebbe ai due enti la gestione di Piazza di Siena e del Galoppatoio di Villa Borghese per le gare ippiche, con contratti rinnovabili e per ben otto anni, almeno nelle intenzioni della FISE, con l’utilizzo della Casina dell’Orologio per “ricevimenti”, e la trasformazione del Galoppatoio in un impianto sportivo permanente, rendendo stabili le tribune e gli altri impianti: “in pratica, una sostanziale, continuata “privatizzazione” di Piazza di Siena e del Galoppatoio, escludendo dal suo pieno godimento i cittadini romani ai quali lo Stato invece la destinò acquistandola nel 1901”, si legge nell’appello dei 100.
La FISE e il CONI, per chiarire il loro punto di vista, hanno convocato una conferenza stampa a fine marzo.
Giornalisti sportivi, cronisti, supporter e amici di Marco di Paola, presidente FISE,  e di Diego Nepi, direttore marketing del CONI, un po’ di curiosi, una quarantina di persone radunate alla Casina di Raffaello e poi accompagnate in un tour a piedi di un paio d’ore a vedere i cartelloni illustrativi di quanto è stato fatto nel passato e di quanto si intende fare oggi.
FISE e CONI in questa sede assicurano che Piazza di Siena non sarà circondata da barriere che la isoleranno dal resto della Villa, ma solo ed esclusivamente, durante lo svolgersi del concorso Internazionale al quale parteciperanno oltre 10 nazioni di cui due da oltre Atlantico.  Inoltre le strutture previste saranno più basse e poco invasive rispetto agli anni passati. Le gradinate completamente restaurate con la supervisione del Ministero dei Beni ed Attività Culturali.
Dopo il concorso il prato della Piazza – dicono – sarà calpestabile da bambini, persone (e cani) come qualsiasi altra parte di Villa Borghese. Il Galoppatoio servirà da Back Stage, quindi con box per i cavalli e servizi associati solo per la durata del Concorso.
Non saranno costruiti corridoi recintati per il passaggio dei cavalli ma questi passeranno dietro alla recinzione che si trova intorno al giardino del Lago lasciando libero il passaggio per chi passeggia su Viale Canonica
Per il Galoppatoio – assicurano FISE e CONI – c’e un progetto che lo comprende tutto, sia l’area in concessione alla Società che gestisce il parcheggio sotterraneo che l’area in concessione alla associazione che gestisce alcuni cavalli sul lato opposto lungo il Muro Torto.
La concessione su Piazza di Siena – affermano – è prevista per la durata di un anno ma con la possibilità di estenderla, se alla scadenza nulla osta a prolungarla in 4 anni più 4 (che, semplice addizione, fanno gli 8 anni di cui parla l’appello più uno). La Casina dell’Orologio e la Casina di Raffaello “non sono assolutamente” (ripetuto più volte) coinvolte da questa operazione: FISE non ha fatto “nulla” per poterne disporre. Tuttavia Nepi si dice “assolutamente pronto” a intervenire per “ogni progettualità”, se questo gli venisse chiesto.
Quanto al delicatissimo argomento soldi, chiediamo direttamente a Di Paola quante sono le spese previste: “poco più di 2milioni di euro di cui l’80% già reso disponibile dagli sponsor”.  Quali? “Saranno resi noti a breve”.
Il CONI servizi (società separata dal CONI attività sportive) ha dato alla FISE un contributo di 400.000€. Per ora i costi fra Prato e Restauro delle gradinate attualmente in corso sono stati indicati da Nepi in circa 300.000 euro.
Verranno distribuiti cuscini agli spettatori che siedono sulle gradinate, informazione giudicata importante da qualcuno nel pubblico.
A Diego Nepi chiediamo come intende finanziare il grande progetto sul Galoppatoio e per la risposta dovremo aspettare: “lo faremo lentamente in funzione di come vanno le cose a Piazza di Siena”.
A sentir FISE e CONI, dunque, nulla di allarmante, almeno nella prima fase. Bisogna capire per tempo, però, cosa intendono fare nella seconda. Qualcuno all’interno dell’associazione Amici di Villa Borghese è poco ottimista e teme che una volta messo in moto il primo step gli interventi saranno molto più invasivi.
Ma in tutto questo, l’accordo cosa prevede per le casse comunali? Quale sarà la contropartita per una Villa soggetta a un vincolo inderogabile, secondo il quale ogni intervento dev’essere a beneficio esclusivo della cittadinanza? E quali “attività produttive e remunerative” a beneficio di FISE CONI potrebbero essere autorizzate dagli uffici competenti – come si legge in un comunicato ufficiale – in un parco storico sottoposto alla servitù dell’uso pubblico “improduttivo” della cittadinanza romana e nazionale?
Secondo i firmatari dell’appello, e le tante associazioni, personalità e i cittadini che continuano ad aderire, molti interrogativi cruciali restano irrisolti.

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