Fabio Virgili, primo ricercatore all’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (Crea), è tranchant: “Il caso non esiste. Non capisco perché si sia scatenato tutta questa bufera sull’olio di palma. Forse un cuore spezzato da una indonesiana…?”. Il biologo, patologo, anche editor-in-chief della rivista internazionale “Genes & Nutrition”, non usa mezzi termini. Per lui non esiste una questione “olio di palma”. Anche il burro allo stesso modo può fare male. 

Ma dell’olio di palma si parla tanto...

Se ne parla anche in termini di deforestazione, eppure per fare un litro di olio di mais o un litro di olio di soia si deforesta 10 volte di più. L’unico fatto reale di cui dobbiamo prendere atto è che si deve rivisitare in manetta etica e sostenibile tutti i nostri consumi. Ci sono più mucche che uomini… 

Nel 2016 è stato pubblicato uno studio dell’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) in cui si esaminano possibili effetti cancerogeni dovuti a processi di lavorazione degli olii vegetali e in particolare dell’olio di palma…

Si tratta di problemi legati alle lavorazioni, appunto.  E non riguardano solo l’olio di palma. Esistono problematiche tecnologiche che vanno risolte, perché ad alte temperature si formano prodotti di degradazione tossica. Trattandosi di tecnologie e non di materie prime, queste possono essere migliorate e a quanto ne so, ci si sta lavorando. 

Molte aziende alimentari italiane hanno modificato le ricette e sostituito l’olio di palma con altri grassi. Migliori o peggiori?

E’ una domanda più che legittima. Bisogna vedere, appunto, con cosa avviene la sostituzione e se si tratta di qualcosa di potenzialmente più tossico. Il burro, ad esempio, è un possibile sostituto, perché ha più o meno la stessa composizione del palma (acidi grassi saturi ed insaturi). Ma è una valida sostituzione? Costa di più e dal punto di vista nutrizionale ha le stesse caratteristiche… mi pare difficile che le aziende lo scelgano, e certamente non cambierebbe nulla dal punto di vista dell’equilibrio acidi grassi saturi/insaturi. Anzi… Potrebbero forse usare oli insaturi come olio mais, girasole, ma irrancidiscono con più facilità e i prodotti che si generano potrebbero essere ancora più tossici. In certi prodotti alimentari, inoltre, non si può sostituire facilmente il palma, per problemi tecnologici, e allora viene facile pensare che lo sostuiscano con artefatti, o con acidi grassi idrogenati non vietati ma fortemente sconsigliati e con grosse criticità, o trans che non sono naturali, o altri grassi che non si sa ancora quale effetto abbiano sull’uomo.

Eppure nel giro di qualche mese molti prodotti al supermercato riportano la scritta “senza olio di palma”…

E perché? Non certo per facilità di conservazione, non per ragioni nutrizionali. Certamente per questioni di marketing. Ma è una storia assurda. Non è un problema nutrizionale ma psichiatrico. Il 90% dell’olio di palma è in alimenti che si assumono in quantità relativamente piccole, come per prodotti di panificazione, merendine, biscotti… Proviamo ad immaginare un sostituto possibile (e riportato in alcune etichette al posto del palma): olio di colza. Beh, mi togli il temperino per darmi un mitragliatore. Tempo fa hanno tentato di far entrare nel profilo a pochi grassi saturi anche il prosciutto, dando da mangiare ai maiali, invece del pastone, altre cose. Ecco, il risultato è stato che i prosciutti sudavano grasso e puzzavano.

D’accordo. Ma troppi acidi grassi saturi bene non fanno…

No, certamente. Ma basta mangiarne pochi. Anche il prosciutto non si può mangiare tutti i giorni. Ma va bene una volta a settimana. Non puoi aspettarti un prosciutto che non abbia i pregi e i difetti del prosciutto.

Olio di palma assolto, dunque?

Siamo in attesa del position statement della SINU (Società Italiana Nutrizione Umana) che dovrebbe arrivare a breve e stabilirà punti fermi per fare chiarezza su un caso che è puramente mediatico. Nel frattempo, si può leggere ad esempio il documento ufficiale dell’Istituto Superiore della Sanità, pubblicato nel febbraio 2016.

Il quale inizia così: “E’ opportuno premettere che nessun alimento o ingrediente è definibile come “tossico” di per sé, e che gli eventuali effetti negativi sulla salute vanno misurati sulla base dei livelli di esposizione. E’ altresì evidente che la valutazione degli effetti sulla salute di un alimento o ingrediente non può prescindere dall’analisi del regime dietetico complessivo e, più in generale, dello stile di vita”.

QUI una sintesi del testo.

QUI il testo completo.

 

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Redazione centrale di giornalistiNellerba.it Giornalisti Nell'Erba è realizzato dall'associazione di promozione sociale Il Refuso. Nel tempo ha collezionato tanti riconoscimenti e partnership come ad esempio quelle con ANSA, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa, Federazione Italia Madia Ambientali FIMA, European Space Agency (ESA), Agenzia Spaziale Italiana, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Lega Navale Italiana, Marina Militare, Università di Roma Tor Vergata. Ha i riconoscimenti della Presidenza della Repubblica, del Ministero dell'Ambiente e tante altre istituzioni.

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