cop21 logoTra il 30 Novembre e l’11 Dicembre gli occhi di quasi tutto il mondo saranno puntati su Parigi dove si riuniranno tecnici e diplomatici di vari paesi per decidere le future sorti del nostro pianeta.

Si aprirà infatti la ventunesima CONFERENZA DELLE PARTI COP 21 con l’obiettivo di stendere un accordo internazionale che prevede azioni concrete per ridurre l’emissione di gas climalteranti, causa del riscaldamento globale. Gli scienziati prevedono che nei prossimi cento anni la temperatura terrestre subirà un pericoloso aumento se si continuerà ad emettere derivati del carbonio in quantità pari a quelle attuali.

Dovremmo quindi aspettarci cambiamenti climatici sempre più devastanti, un aumento delle catastrofi naturali, prima tra tutte l’innalzamento dei mari. Gli argomenti di cui si discuterà e i provvedimenti che si prenderanno in tale sede saranno quindi di estrema importanza per il nostro futuro. Di conseguenza, si chiederà a tutti Paesi aderenti uno sforzo per ottenere risultati concreti.

La Francia e gli Stati membri dell’Unione europea già da tempo si sono posti obiettivi ambiziosi, ma per vincere questa sfida tutte le istituzioni partecipanti devono far convergere i loro punti di vista e soprattutto i propri interessi. Soltanto una stretta collaborazione internazionale e la messa in atto di una serie di politiche per la riduzione delle emissioni di CO2 permetterà di raggiungere i risultati necessari. A tal riguardo ci sono paesi, come le Terre Scandinave, che mostrano più determinazione e sono già all’avanguardia nell’uso delle energie rinnovabili; al contrario i grandi produttori di petrolio, Iran ed Arabia Saudita, per ovvie ragioni sembrano i più disinteressati.

Notizie piene di speranza provengono anche da Cina e Stati Uniti, i due Paesi che emettono più gas ad effetto serra al mondo, infatti hanno annunciato di aver raggiunto un accordo sull’emissione di CO2 in atmosfera. La crisi economica, la necessità di sviluppo e la scarsa volontà di prendere impegni vincolanti da parte di alcune istituzioni, rende cospicuo il numero degli scettici.

La consapevolezza che i decisori di Parigi potrebbero essere l’ultima generazione che può “guarire” il nostro pianeta, ci rende particolarmente attenti all’esito di tale conferenza.

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