Zichichi chiede ai climatologi i modelli matematici, ma solo dopo averli definiti ciarlatani. Poco elegante, poco rigoroso (per uno scienziato), ma tant’è. I climatologi comunque rispondono con dati, riferimenti, modelli.

Era partita così: “Bufale, ecoballe, sciocchezze, prese in giro di presunti scienziati, parole dette a sproposito da ciarlatani” quelle di “chi parla di riscaldamento globale e ne attribuisce la responsabilità alle attività umane”. Perché, dice Antonino Zichichi dalle colonne de Il Giornale e di Libero, il climate change e il riscaldamento globale, per farlo è “necessario sapere quali sono le prove sperimentali a sostegno del modello matematico costruito ad hoc”.

Il professor Zichichi, 88 anni, fisico delle particelle,  capace di coniugare creazione divina con scoperte scientifiche, ha dato il via ad una petizione (firmata da 20 scienziati? Forse, però a quanto pare molti di loro negano) col quesito rivolto agli scienziati del clima.

Il documento di Zichichi (qui) porta la data del 18 luglio e a climalteranti.it, noto “covo” di ricercatori e climatologi che già aveva risposto ad altre “zichicche”, infatti arriva poco dopo.

Alla domanda su “quali parametri liberi sono presenti nel tuo modello matematico in grado di sostenere che l’attività umana cambi il clima” rispondono, tra gli altri, pubblicamente (anche se la replica su Libero e Il Giornale non s’è vista), Ugo Bardi (Università di Firenze) a cui per primo Zichichi si rivolge, Daniele Bocchiola (Politecnico di Milano), Stefano Caserini (Politecnico Milano), Claudio Cassardo (Università di Torino), Sergio Castellari (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), Claudio Della Volpe (Università di Trento), Gabriele Messori (Stockholms Universitet), Elisa Palazzi (Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima ISAC-CNR).

L’email indirizzata a Zichichi (e pubblicata integralmente su climalteranti.it) è molto interessante per chiunque voglia togliersi qualche dubbio. Scritta in modo da essere comprensibile per Zichichi e per nostra nonna, risponde puntualmente al quesito. Eccola qui.

“Gent. Prof. Zichichi,

abbiamo ricevuto la sua mail con la domanda sul numero di parametri presenti nei modelli, questione che Lei ha già posto innumerevoli volte. Le rispondiamo sperando di aiutarla a capire questo punto, che fra l’altro non è certo tra i più complessi della scienza del clima.

I modelli climatici hanno molti parametri, come inevitabile per modelli che descrivono un sistema complesso come è il clima del pianeta. Sono parametri di numerose equazioni diverse che insieme concorrono a definire le varie componenti del sistema climatico. La presenza di tanti parametri ed equazioni è comune a molti modelli complessi, applicati in tanti altri settori, come i modelli che governano il funzionamento degli aerei o la regolazione delle dighe. Si tratta di modelli sviluppati da almeno 4 decenni di una grande ricerca scientifica, condotta in decine di diversi centri di ricerca, da migliaia di studiosi.

I modelli sono cresciuti molto in termini di complessità (una descrizione della loro evoluzione è contenuta nel capitolo 1 del Quinto Rapporto sul Clima (AR5) dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) – primo gruppo di lavoro “Working Group I Contribution to the IPCC Fifth Assessment Report Climate Change 2013: The Physical Science Basis”, disponibile qui, da qui è tratta la figura a fianco) e l’attività, per la taratura e valutazione dei loro risultati  ha  occupato una larga parte dell’attività degli scienziati.

L’IPCC, che effettua una raccolta e revisione della principale letteratura scientifica peer-reviewed nei vari campi della scienza climatica, ha dedicato nell’ultimo rapporto AR5, sempre nel volume del primo gruppo di lavoro, un intero capitolo a questo tema, intitolato “Evaluation of Climate Models”: 126 fitte pagine contenente 6 tabelle e 47 figure, con circa 1150 riferimenti a pubblicazioni scientifiche, in cui vengono date risposte a molti temi complessi relativi al funzionamento dei modelli climatici.

Mentre la lettura e comprensione di queste pagine richiede competenze sulla climatologia e la modellistica dei sistemi fisici e naturali, le segnaliamo che un Box presente nel capitolo, “Box 9.1 – Climate Model Development and Tuning” (pag. 749 qui) è stato scritto con un linguaggio divulgativo per rispondere alle domande semplici come quella che Lei ha posto.

Speriamo che questo testo le possa essere d’aiuto per trovare la risposta alla sua domanda; le suggeriamo comunque di leggere l’intero capitolo per ulteriori dettagli.

Riguardo al testo che ci ha inviato, dobbiamo ammettere di averlo trovato davvero poco comprensibile e poco congruente con la domanda da Lei stesso posta. Nella parte iniziale abbiamo infatti rilevato diverse affermazioni senza fondamento ed errori basilari di comprensione della scienza del clima (ad esempio quella secondo cui le difficoltà nello studio del clima non sarebbero mai menzionate), errori che del resto hanno caratterizzato la quasi totalità dei suoi scritti sul tema del cambiamento climatico che abbiamo potuto leggere negli ultimi 15 anni.

La invitiamo quindi ad approfondire un minimo la scienza del clima, prima di esprimersi sui mezzi di comunicazione.

Infine, la invitiamo ad essere più rispettoso del lavoro dei molti studiosi, anche italiani, che con passione e serietà lavorano per migliorare giorno dopo giorno gli strumenti più adeguati che oggi abbiamo a disposizione per capire l’evoluzione dell’interferenza umana con il clima del pianeta”.

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba e referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali). In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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