Alla sola parola squalo tutti ci sentiamo spaventati, eppure tra gli animali più minacciati del pianeta ci sono proprio loro. Già, proprio i feroci predatori che dai tempi dei dinosauri – quindi molto prima di noi – nuotano indisturbati nelle acque del globo, rischiano di sparire per sempre per colpa di una zuppa.

paesi che esportano fig 2Molto richiesta tra i paesi asiatici, la zuppa di squalo si fa con le sue pinne e per questo pescherecci senza scrupoli uccidono milioni di squali ogni anno, tagliando le loro pinne e rigettandoli in mare agonizzanti, per un fatale destino. Ogni anno si stima che nei ristoranti di tutto il mondo siano vendute 8000 tonnellate di pinne. Un mercato che ha il suo porto di sbarco principale Hong Kong, ma che vede coinvolti molti paesi di tutto il mondo, tra i top-esportatori troviamo anche la Spagna che con speciali deroghe aggira le regole europee.

Questa pratica di spinnamento è nota come shark-finning e oltre a essere crudele e rappresentare uno spreco di risorse (le pinne sono dall’1 al 4% del peso complessivo) è il fattore più incidente per l’estinzione degli squali, aggiungendosi al problema dell’inquinamento e del cambiamento climatico.

squalo 1Uno degli hotspot per la cattura degli squali è l’Africa occidentale, ed è proprio in questo tratto di mare che sono stati denunciati in questi giorni ben quattro pescherecci pirata, tra i quali spunta il siciliano Eighteen (Asaro Matteo Cosimo Vincenzo Srl). “Si tratta del primo caso che coinvolge un peschereccio battente bandiera italiana – dichiara Serena Maso, Greenpeace Italia – ci aspettiamo severe misure nei confronti dei responsabili sia da parte della Commissione europea che dall’Italia”. Gli altri tre pescherecci sono asiatici: due cinesi e uno coreano.

Walked around Sheung Wan area yesterday to shoot for my anti shark fins soup project, I was surprised to see these fresh shark fins being dried on the sidewalk openly on a busy street just 3 blocks from the nearest MTR exit!

Sono stati proprio i volontari di Greenpeace a bordo della loro nave Esperanza a documentare con un video le attività illecite, affiancandosi alle autorità costiere delle nazioni di Guinea Bissau e Sierra Leone. Purtroppo lo shark finning non è vietato per legge in Sierra Leone, ma per fortuna è vietato dal 2003 dall’Unione Europea e la normativa Ue si applica a tutti i pescherecci europei in tutti i mari, quindi anche per i pescatori siciliani all’estero è vietata la rimozione, detenzione, trasbordo e sbarco di pinne di squalo.

«In soli quattro giorni di monitoraggio abbiamo notato che in Sierra Leone ci sono troppi pescherecci che competono per pochi pesci, questo saccheggio sta impoverendo le popolazioni locali – dichiara Ahmed Diame di Greenpeace Africa – quasi la metà di tutte le navi in queste acque è cinese, mentre il 40 per cento è dell’Unione europea. Greenpeace chiede all’Italia, agli Stati membri dell’Ue e alla Cina di mettere fine alla pesca eccessiva e illegale”.

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Corrispondente dalla sua terra ligure. Approda a Giornalisti nell'erba dopo l'esperienza elettrizzante di inviato in "Expo Milano 2015". È laureato magistrale in Biologia a Milano. Gruppo sanguigno: giornalista ambientale e scientifico, ma ha scritto per diverse testate dalla cronaca, alla politica fino al settore ho.re.ca. Ama la natura sotto il pelo dell'acqua, con maschera e pinne, ma anche dall'alto, ottimo sul dorso di un cavallo. La comunicazione è l'ingrediente delle sue giornate. Collabora con Acquario di Genova (ha un passato da Whale watcher). Colazione rigorosamente focaccia e cappuccino. Aperitivo, spritz o Mohito. Appassionato di arte (debole per Caravaggio), bioetica, lettura e feste in spiaggia in buona compagnia. Contatto: g.vallarino@giornalistinellerba.it

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