L’amministrazione Biden dal giorno uno ha messo le carte in chiaro:

l’ambiente è una priorità.

Infatti, il neo presidente USA non appena entrato nella camera ovale ha deciso di rientrare negli accordi di Parigi e fermare immediatamente i progetti per trivellare l’artico.

Mantenendo questa promessa elettorale Biden ha dato uno schiaffo morale alla precedente presidenza, la quale fino alla fine ha tentato di deturpare questo territorio protetto.

A gennaio, pochi giorni dal passaggio di consegne con Biden, la sua amministrazione ha bandito la gara inviti per l’asta delle autorizzazioni: in palio due zone distinte, da 400 mila acri ciascuna (circa sette volte la Lombardia)

Il gruppo Italiano ENI approfittando del ‘libera tutti’ aveva annunciato che sarebbe stato tra i primi a esplorare il sottosuolo dell’Alaska alla ricerca di greggio.

Per fortuna, forse anche per via dei costi troppo elevati nel trivellare una zona così ostica, il progetto non è mai andato in porto.

In questo modo gli orsi polari potranno continuare a riprodursi in pace lungo le coste dell’Alaska nord-orientale, le quali sono diventate il loro nuovo rifugio, da quando il cambiamento climatico li ha costretti a sfuggire allo scioglimento dei ghiacci e a trovare riparo sulla terraferma.

E lo stesso vale per alci, lupi e caribù e tutte le specie che abitano l’Arctic National Wildlife Refuge, 78 mila metri quadrati (un quarto della superficie dell’Italia), considerata l’ultima zona selvaggia del continente nord americano.

Almeno finché la presidenza americana non decida di cambiare nuovamente idea.

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